La Sindrome di Moriarty

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ottobre 2, 2013 di carlovanni

Non sono poi moltissimi, ai nostri giorni, quelli che ricordano col dovuto rispetto Sir Arthur Conan Doyle. Egli fu uno scrittore, saggista, giornalista di primissima grandezza, e una delle menti più illuminate e interessanti di tutti i tempi, il cui lascito deve essere ancora vagliato nella sua pienezza.

Tra le tante, fu colui che per primo utilizzò il metodo scientifico deduttivo nelle indagini poliziesche, creando le basi per quell’investigazione di cui poi Scotland Yard si fece vanto in seguito, e che divenne la spina dorsale del moderno lavoro di polizia; lo stesso metodo che, desunto dal praticantato presso il suo tutore, Dottor Bell, poi farà risaltare rivestendone il suo più grande successo, il personaggio di Sherlock Holmes.

Ma c’è una sua intuizione che – al pari di molte sue altre – secondo me è andata terribilmente sottovalutata: l’invenzione di un genio malefico, cui spetta la paternità di mali collettivi e privati, attraverso elaborati complotti dai fini misteriosi quanto terribili, nella persona del Dottor Moriarty; il gemello oscuro di Holmes, in gergo tecnico, il Deuteragonista. Non tanto l’Antagonista, quanto il doppio del Protagonista, il suo esatto doppio al negativo.

Certo, l’idea non era affatto nuova. I feuilleton francesi traboccavano di questi Villain ante litteram, e il Capro Espiatorio era una consolidata tradizione tra gli ebrei, molto nota per il curioso legame che ci unisce ad un gruppo di pecorai paleolitici e alle loro abitudini, ma che riecheggia pratiche simili in tutto il mondo e in tutta la storia antica e non così antica (dai Pharmakoi greci fino ai Comunisti di Berlusconi, per intenderci).

Epperò, questa veste moderna dell’antico rituale contro gli spauracchi dell’incertezza assume finalmente con Moriarty la sua veste definitiva e più proficua, vale a dire: eliminare il terrore cieco e paralizzante dell’ignoto, oggi sotto forma non tanto di malattie, morti accidentali, disoccupazione, guerre mondiali, shock economici e così via, riassumendolo tutto nel capitolo di una unica volontà malevola e, per quanto negativa, affascinante e unica; un Genio del Male cui spettano tutte le responsabilità, eliminato il quale si apre la speranza per una nuova Era del Cinghiale Bianco, un unico soggetto da temere, sul quale vendicarsi con prigione, pena di morte, stracciamento della Tessera delle Giovani Marmotte.

Consolatorio, no?

E bravi.

E invece no; ve la prendete nel culo. Non esiste Moriarty, è un meccanismo letterario che fa vendere un sacco di copie.

Nella realtà i geniali complotti sono molto ma molto rari, perchè debbono poggiare necessariamente su due basi fondanti:

1) il genio, cosa che nella razza umana è ondivago e casuale e incostante, e più spesso si manifesta nell’arguzia di uno che scrive post su Facebook o sa contare quanti ceci ci sono in un barattolo o inventa una gomma da masticare che non si attacca al palato; perlopiù siamo mediocri, incoerenti, pigri e disinformati, figuriamoci se la capacità di ideare e tenere in piedi non dico cento, ma due trame alla volta può essere alla nostra portata…

2) il complotto, appunto, che presuppone la capacità di accordarsi tra due o più soggetti in vista di un risultato finale sui quali vantaggi prosperare; già trovare un accordo, poi mantenerlo – in segreto, senza cercare di farsi le scarpe a vicenda, senza cercare vantaggi immediati e sicuri ed enormi per se stessi, è al di là delle nostre umane predisposizioni. Figuriamoci se invece di due persone ne contempla sette, dieci. Figuriamoci se sono italiani.

No, il vero colpevole di tutto quello che accade, se fosse possibile personificarlo, è il Caso, e i greci – sempre loro, che una volta inventavano tutto e ora leccano la stagnola degli yogurt scaduti per non morire di fame, dicono – fecero appunto tanto da personificarlo; il Caso cieco era Tyche, una che letteralmente giocava a palla con il destino dei mortali, e questa (ben prima della scoperta del caucciù) rimbalzava ovunque un po’ a cazzo, schiacciando qui e regalando un Gratta e Vinci là (alle Termopili non è ben chiaro come sia da valutarsi).

Che il nostro destino minuto di ogni giorno, che ci sia Qualcosa che al di là della nostra volontà o preparazione sfugga al nostro controllo, è cosa seria e difficile da digerire; troppo spaventosa, la sensazione che qualunque cosa noi si faccia possiamo voltare i piedi all’uscio entro le dieci del mattino. Cosa che l’attuario di qualunque assicuratore può assicurarvi, calcolando anche le probabilità con raffinata precisione statistica.

Se questa cosa vi atterrisce, potete fare come i moltissimi, ovvero, fregarvene, cercando di imparare l’arte di godervi la ricreazione finchè c’è e, appunto, assicurarvi probabilità migliori, oppure come i moltissimi, imputando la responsabilità di disastri e sfighe a qualche altra misteriosa volontà – Bafometto, Monti, Berlusconi, gli Ebrei, Al Qaeda, i froci, il Governo, la P2, il Pupazzo Uan – e aspettando di unirvi alla folla che lo trascinerà urlante verso la ghigliottina (in un paio di casi vi prego di chiamarvi, mi unisco anche io).

Leggo, rimbalzato da mille diversi post, che le sorelle Chiarelli ricordano benissimo come quella del Vajont non fu una tragedia, bensì un eccidio.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/954451.html

Come ben sa chi mi conosce bene, io sono molto tardo di cervello, e alcuni concetti faccio una gran fatica a macinarli. Ad esempio, non mi è ben chiaro per quale motivo l’ipotesi di cinque, sei tizi che a tavolino decidano di fare un esperimento che poi porterà ad una orrenda carneficina sia peggio di trent’anni di manovre, insabbiamenti, collusioni, superficialità, intenti criminosi a scopo di lucro da parte di dozzine di soggetti che poi porteranno ad una orrenda carneficina.

Non è tanto l’idea di una ipotesi di complotto che mi infastidisce, quanto il vedere come una simile ipotesi risulti interessante, degna di nota, emozionante per tante persone.

Se mi dite: no, cerchiamo un pretesto per riaprire le indagini perchè forse c’è ancora qualcuno da punire, dopo che quasi tutti fondamentalmente l’hanno sfangata con pene lievi, lievissime o nulle in rapporto alla colpa, va bene; per quanto la cosa sia certamente da analizzare e da discutere, ha un senso compiuto.

Ma no; dietro queste notizie si intravvede il fascino indiscreto del Dottor Moriarty, che si maschera da Bilderberg, da scie chimiche, da Protocollo dei Savi di Sion, da Ufo nei cieli di Ustica, Illuminati, Nuovo Ordine Mondiale, Signoraggio e tanto altro ancora.

Come per gli uragani, in realtà, la stragrande maggioranza degli effetti che quotidianamente ci dobbiamo ciucciare non discendono dalla volontà di uno, o di pochi, ma dalla risultante di tante piccole spinte vettoriali di ignoranza, stronzaggine, egoismo, superficialità e disinteresse.

La realtà è molto peggiore della fantasia. Non c’è bisogno di scie chimiche per istupidire le persone. Sarebbero tutti soldi sprecati.

Voi guardate in cielo per sorvegliare le scie chimiche, e intanto la mamma lavoratrice, dopo avere accompagnato a scuola il bambino col suo enorme SUV, vi stira sulle strisce pedonali perchè ha fretta per prendere il caffè con le sue colleghe.

Siete lì che pensate al Bilderberg, e intanto la barista mentre lamenta il fatto che gli italiani non pagano le tasse, e lei poveretta invece sì, e tante, non vi fa lo scontrino.

Aspettate che il Signoraggio riduca il Paese ad una crisi greca, e spendete i soldi che potreste investire in un impianto a GPL in scarpe Loboutin.

Poi, però, invece di attribuire la giusta dose di colpevolezza alla pigrizia, alla mancanza di senso di collettività, senso del differimento del piacere, prudenza, desiderio di informarsi, capacità di risparmio, coscienza e così via fate il cazzo che vi pare, e la colpa di quello che va male la scaricate sul Dottor Professor Moriarty, che è lì bello comodo e disponibile.

E il bello è che nel frattempo i complotti, quelli veri, manco li notate, o ne fate parte per ignoranza, impossibilità di sottrarvisi o interesse; Enrico Mattei, P2, Odessa, l’assassinio di Cesare, la moda degli Swatch, l’influenza di De Beers sull’economia tutta ne sono un esempio concreto. Però sono poco affascinanti; è più bello correre dietro a situazioni per le quali non c’è soluzione alcuna e vivere in uno stato di lieve paranoia dissociata per tutta la vita, però poi a parlarne al bar e su Facebook si rimorchia un casino e si declina ogni responsabilità. http://ceifan.org/complotti.htm

Vista con gli occhiali di Ludlum, anche la vita di un impiegato del Catasto è eccitante. Ma la verità è che di solito non vi si sta inculando proprio nessuno.

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