A me pare uguale agli Dei.

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dicembre 11, 2015 di carlovanni

Non é difficile imbattersi nell’ignoranza, qui nel vasto mondo. Basta che ti guardi allo specchio e, se sei onesto, la vedi che ti osserva incuriosita.

Più difficile é invece accorgersi di quella che mi piace chiamare ignoranza specializzata, quella particolare forma di insipienza misto imbecillità che ti fa ricondurre tutto a quelle quattro cose che sai; e tu continui a fartene grosso, un po’ per vanità, un po’ per paura di essere sgamato nella tua ignoranza abissale, un po’ perché ti conviene.

Un esempio bellissimo l’ho incontrato appena iniziati gli studi universitari, in diversi testi di antropologia culturale nei quali alcuni sapienti del nostro tempo affermavano che i Greci, non quelli che mendicano un po’ di yogurt dei nostri giorni, quelli antichi, non avevano una concezione del corpo umano come se fosse un tutto unico. Lo si evinceva chiaramente dalla loro letteratura: Achille, il più veloce, come se il piede fosse per conto suo. Poi la tipa dalle braccia rosate, il tizio con l’ampio petto, il buzzurro in quinta fila dalla coscia possente, il pirla dall’occhio ceruleo, e così via.

Qualsiasi deficiente leggermente meno specializzato in antropologia culturale può arrivare a capire che si tratta di un metodo poetico per unire attributi a personaggi, un po’ per abbellire la narrazione, un po’ per aiutarsi a ricordare due o trecento paginette di fila, in assenza di WhatsApp.

Stasera, poi, ne ho trovata una bellissima mentre cercavo la conferma di una cosa riguardo agli attacchi di panico.

Il medico di Zucchero Fornaciari, Prof. Cassano, intervistato da Huffington Post (3/7/2013): «Identificare questo disturbo è stata una grande acquisizione della psichiatria moderna, firmata dall’americano Donald Klein. Anche se la più bella descrizione dei suoi sintomi è in una poesia di Saffo, la poetessa greca del VII-VI secolo a. C., quella che comincia con “Simile a un dio…

Per la cronaca, nella traduzione di Salvatore Quasimodo, il testo é questo:

A me pare uguale agli dei

A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

Se invece della descrizione di un attacco di panico vi sembra quella di un perdersi erotico, ditemelo pure, eh. Può darsi che ci ricordiamo di cosa significhi e che non abbiamo bisogno di fare i draghi usando per tirare acqua al nostro mulino cose che non c’entrano una mazza. Come dire, se avete avuto un capogiro per qualcuno E anche un attacco di panico, fidatevi che la differenza la riconoscete alla veloce.

2 thoughts on “A me pare uguale agli Dei.

  1. Melania Emma ha detto:

    Ho letto questo tuo articolo ieri sera appena pubblicato, attratta dalla foto della scultura di Saffo che mi è apparsa su Fb: “Ottima osservazione, come sempre fa Carlo”. Metto “like” e chiudo. Ma oggi devo ritornarci sopra e poi dentro e pure scrivere. Sì, perchè ieri notte, dopo il terzo, allucinante attacco di panico in sei settimane, è stata così dura ma così dura che se la passavo con cinque jamaicani mi svegliavo meno sfatta.
    Un sonno di puro bisogno fisico, il risveglio un sollievo ed io a pezzi. Sudata, occhi da Mr. Magoo, gola squartata, senso di condanna. Ma c’era un sontuoso incedere di archi che mi martellava e mi ipnotizzava, erano le note di Cloudbusting (K. Bush) che mi hanno obbligata ad aprire Youtube e cercarla in fretta per riaverla. “I still dream of Orgonon…”, e “cerca checcaz è ‘sto Orgonon che sono anni che la sento”. E scopro che Orgonon è una fattoria i 175 acri nel Maine, abitazione, studio e laboratorio di ricerca nientemeno che del signor Wilhelm Reich, diretto allievo di Freud e diretto insegnante del mitico Alexander Lowen, che seguo per i suoi studi sulla bioenergetica. Siamo negli anni Trenta, la parapsicologia (e le pseudoscienze tutte) ti mandava in galera, dove Reich finì svariate volte per le sue teorie, fino a quando nel ’56, sotto la supervisione della Food & Drug Administration, a New York, furono bruciate tutte le sue pubblicazioni (probabilmente a 451 gradi Farenheit…). Rimase una strampalata macchina che egli costruì per far piovere a piacimento, la Cloudbuster (rif. video della canzone di K. Bush “Cloudbusting”, l’acchiappanuvole), mentre egli morì di infarto un anno dopo l’ultimo arresto.
    Reich diede il nome Orgonon alla fattoria mutuando il termine da “orgasmo”, ma osò poi anche chiamare Energia Orgonica una forma di energia di colore verde-azzurro, che permea l’universo, che riteneva applicabile ad ambiti quali quello meteorologico e astronomico, oltre a quello psichiatrico e sessuale cui si dedicò ampiamente, arrivando nel 1942 a sostenere che “…le malattie psichiche avessero un’eziologia “energetica” e che esistesse una dualità materia/energia, di natura fino a quel momento sconosciuta, che ritenne essere la base della vita e che dunque le malattie psichiche fossero una patologia di tipo energetico (…) Reich attribuiva le nevrosi e tutte le conseguenze fisiche ed energetiche delle stesse all’insoddisfazione orgastica dovuta al fatto che l’energia in eccesso non fosse scaricata completamente (…), quando la tensione diventi abbastanza forte e la quantità di orgone rilevante, le vescicole (ovvero i bioni) si attrarrebbero, “accoppiandosi” in una vescichetta più grande. L’unione delle due quantità di orgone genererebbe quindi un fenomeno che Reich battezzò “superimposizione”: secondo le sue osservazioni dai bioni si formerebbero nel tempo strutture progressivamente più complesse”. (Wikipedia)
    La teoria orgonica egli la applicò al cancro e ai fenomeni naturali quali uragani e forza di gravità, con ampie dimostrazioni, ma mai nulla venne riconosciuto. E naturalmente Reich fu “ucciso” dalla comunità accademica come ogni visionario, che il genio musicale di Kate Bush fa rivivere per sei minuti nella sua canzone e video.
    Tutto sto panegirico per tornare al tuo ironico invito, Carlo: “Se invece della descrizione di un attacco di panico vi sembra quella di un perdersi erotico, ditemelo pure”, per chiederti (e chiedermi): “E se fosse tutta energia orgonica? Che poi altro non è che energia vitale? E se fosse un disallineamento tra energia e materia?”. L’affascinante studio di Reich che mi ha occupato il pomeriggio non è distante dal farmi considerare un attacco di panico come un uragano in piena regola, dovuto alla “superimposizione”, come la chiama Reich, di strati e strati di energia non scaricata e infine “distorta”. Dovendoci avere a che fare in qualche modo con questa bestia, forse potrei e dovrei cominciare a pensarlo come un orgasmo, non certo ricercato con delizia, ma pur sempre una inversione degli emisferi cerebrali, come la chiamo io, quando tutto si capovolge e scarica, compreso il tuo senso di Te e tu scivoli in una perdizione che ti svuota. E non mi fare la battuta “Ma con chi vai tu, scusa?” perchè ti picchio 🙂
    Grazie per l’ospitalità sul tuo blog, che ricambierò volentierissimo nel mio.
    Melania Emma

    • carlovanni ha detto:

      Circa la somiglianza con l’orgasmo non so dirti, ormai da tempo mi sono scordato tutti e due quindi non riesco al momento a fare paragoni 😀 sicuramente é una scarica di energia, incontrollata, selvaggia, e concepirla così anziché come una condanna a vita é un passo molto molto importante per imbrigliarla. è un po’ come imbrigliare il fulmine, ma ci si riesce.

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