Timeo danaos et dona ferentes

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settembre 21, 2015 di carlovanni

Chiunque abbia avuto un minimo di esperienza della galera, o di altre situazioni di convivenza istituzionalizzata forzosa, servizio militare, scuola dell’obbligo, etc., a partire da un certo momento ha potuto provare sulla propria pelle la tattica di certi pericolosissimi predatori che ti si avvicinano, anziché con l’accetta, col sorriso di un papà bonario. Sono i peggiori; perché dagli altri puoi provare a scappare, posto che tu ne abbia la forza. Questi, invece, ti tolgono la voglia.

Fuori, nel mondo di quelli che la notte dormono in casa propria, non funziona poi così diversamente. Dovete stare molto attenti a quanti si avvicinano nel momento in cui siete più vulnerabili offrendo qualcosa di cui avete evidentemente bisogno.

Timeo Danaos et dona ferentes, dice Laooconte quando, nel momento della crisi più nera, i troiani come per la materializzazione di un desiderio collettivo scoprono sulla spiaggia le barche abbandonate e il Cavallo di Troia: temo i greci anche quando portano doni. O forse, come suggeriscono alcuni traduttori, proprio quanto più portano doni. Che è una prospettiva di paranoia acuta, se si vuole, ma é certo una regola da tenere presente.

Quando più siete sofferenti, quando vi sentite maggiormente soli, quando avete patito un lutto, siete indecisi e spaventati riguardo alla vostra vita sentimentale, avete paura della povertà, avete perso il lavoro, un affetto, la salute: ecco che si fanno sotto con tutta la loro gentilezza, con cose piccole, ma significative, pronti a colmare i vuoti della vostra povera anima bistrattata.

Vi chiamano per sentire come state. Ho saputo; io ci sono sempre. Mi raccomando, tieniti forte.

Vi prestano denaro che voi non vi sognavate neppure di chiedere. Non preoccuparti, non é un prestito: é un regalo. Io so che sei quel tipo di persona che se potesse si farebbe in quattro pur di ridarmelo.

Vi invitano a cena fuori. Dai, non accetto un no, devi distrarti, la vita continua.

Pian pianino, finite con l’ancorare psicologicamente una serie di situazioni piacevoli alla loro presenza pura e semplice.

Poi, quando é il momento giusto, tirano su la rete e scopri che senza di loro resti all’asciutto. Quel colpettino anche delicato, ma scioccante, in cui l’amo ti penetra nella bocca, TICK. Quello che nel gergo dei pescatori si chiama ferrata.

Un attimo prima sono lì che ti sostengono. L’attimo dopo sei lì che fai proselitismo per loro, ti sbracci fino ad ascellare, ripeti i loro slogan e la verità é che solo al pensiero che possano lasciarti da solo anche loro é insopportabile, quindi non ti rendi nemmeno conto che stai prestando voce a quello che non c’è nella tua testa, ma nella loro. Sei diventato un Humpa Lumpa, e non c’è nemmeno il cioccolato da spararsi.

Come hanno fatto? Facile; come nel miglior film sulla galera o sulla naja che si rispetti, é successo che le sigarette che ti davano non erano un regalo. Erano un prestito. E nel momento in cui non riesci a restituirle, allora ti inculano.

Come si fa ad evitare questa condanna al seppellimento prematuro? Un modo c’è, anche se non é assolutamente facile; perché la tentazione di lasciarsi andare é gigantesca, e dall’altra parte grava la paura, enorme, di non saper più distinguere la gentilezza dal calcolo e quindi morire di solitudine.

Nel dubbio, per prima cosa ascoltatevi. Se state ripetendo cose che sentite dire ad altre persone fermatevi un momento, prendetevi due giorni di stacco in una casa al mare, da soli, senza telefono, e riflettete attentamente. Ci sono altissime probabilità che siate caduti vittima di un reclutatore a caccia di proseliti.

Inoltre, aprite bene gli occhi, ingoiate il falso orgoglio e state in campana: le persone che vi vogliono bene lavorano perché cresciate. Sono sempre lì se avete bisogno, ma non sono dolci e tenerelle; sono anche sgradevoli, dure, asciutte. Non accorrono a rialzarvi se cadete, ma vi fanno vedere come si fa a rialzarsi e vi tirano accidenti fino a quando non lo fate. Si espongono al rischio che vi nauseiate di loro, che li evitiate, schifando l’occasione di scivolarvi dentro come un anestetico. Non si fermano a spingervi la macchina. Loro guidano, voi spingete. Sanno benissimo che da un momento all’altro potrete mollarli lì da soli per abbrancarvi a qualcuno più comodo, più soffice. E non si mettono in concorrenza per evitarlo. Lasciano a voi la scelta; ma una scelta vera, che vi riverbererà nelle orecchie nel momento in cui sbatterete i denti a terra, non la sottile manipolazione del io ti dico questo, poi sei libero di che é tecnica di manipolazione efficace quasi quanto eh se tu mi volessi davvero bene.

Ma poi, c’è il caso che in realtà non desideriate affatto essere liberi, ma solo mangiare e non essere sani, ma limitarsi a non soffrire più che tanto.

Un punto di vista altamente comprensibile. Liberissimi, la vita é vostra (altra sottile manipolazione).

State solo attenti quando vi chinate nella doccia. E possibilmente, attenti a non risvegliarvi mai.

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