Mazinga è meglio del Prozac – ottava puntata

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gennaio 16, 2014 di carlovanni

Poniamo invece adesso il caso opposto; quello cioè in cui, diciamo per uno scherzo del destino, qualcuno abbia sostituito il CD delle emergenze con un altro simile, riportante però sigle affatto diverse.

Voi siete già depressi di vostro, com’è normale per chiunque viva in questo mondo senza drogarsi pesantemente. Accendete lo stereo, e questo comincia a martellarvi:

“Hello, Spank! Il mio papà / Hello, Spank! L’ha preso il mare, / Dolce, Spank! Mi sento giù,/non lasciarmi anche tu…”. ( Hello, Spank )

Allegro. Sembra qualcosa tratto da “I Malavoglia”, di Verga. E appena il dolce cagnolino arriva al termine naturale della sua vita, si infoia e scappa con una cagnetta o, Dio non voglia, finisce stirato da un camion, la ragazzina che fa? Probabilmente, si butta in mare pure lei.

Poi parte la seconda traccia:

“A Marco non andava proprio giù, / che la sua mamma non ci fosse più, / che oltre il mare fosse andata via, / soffriva assai di malinconia!” ( Dagli Appennini alle Ande )

Qui invece si chiama in causa esplicitamente un grande caposaldo della sfiga, il deamicisiano “Cuore”, che assieme al Necronomicon è uno dei libri che portano più rogna al mondo.

E la rogna continua, ancora:

“Anna dai capelli rossi va / vola e va come una rondine / però un nido non ce l’ha / non ha una mamma né un papà…” ( Anna dai capelli rossi )

…e ancora, chiamando in causa la piaga dell’alienazione dei giovani nel mondo dello sport:

“Holly si allena tirando i rigori / Benji si allena parando i rigori / sembran partite gli allenamenti / tanta è la classe dei due contendenti…” ( Holly e Benji )

…un orribile caso di rapimento a scopo di pedofilia, e assieme di rapporti sessuali con animali…

“Lei ha un ranch in Canada / ma vive sola col papà / ma non per questo è triste e sola /qualche amico la consola / ha un cavallo per esempio che vuol bene solo a lei…”
(Charlotte)

…quella che è, con ogni evidenza, la cronaca di uno stupro…

“Georgie che corre felice sul prato / nel suo bel mondo che pare fatato / e poi d’incanto non e’ più bambina / ma si risveglia di già ragazzina…” ( Georgie )

…sino ad arrivare all’incitamento alla tossicodipendenza…

“Siamo fatti così / siamo proprio fatti così / viaggia insieme a noi…”
( Siamo fatti così )

…fino allo sbeffeggiamento crudele di chi, poveretto, non partecipa del benessere di questa società dei consumi:

“Quattro buoi, che compagnia / senza cena però che allegria, / tu non hai un tetto su te / basta però un ponte per voi…” ( Remì )

Dubito che esista al mondo un giudice che, tenendo conto del vostro precario equilibrio psichico, non vi assolverebbe con formula piena se entraste in ufficio con un M-16 e lo scaricaste addosso ai colleghi, uscendo dalla ditta con una collana di orecchie.

Forse, volendo trovare un’incarnazione umana di questo mare di devastante tristezza, potremmo dolcemente appoggiare il giogo della colpa (non che ne abbia, in realtà: il Destino opera crudelmente attraverso strani ed ineffabili sistemi) sul collo di una sola persona: Cristina D’Avena.

E dire che, all’inizio, sembrava innocua: la sua prima apparizione, a 3 anni e mezzo con “Il Valzer del Moscerino”, per l’ineffabile Zecchino d’Oro, non lasciava presagire niente di male.

Impressione fuorviante.

Dal suo avvento in avanti, poche sigle si sono salvate dall’interpretazione incredibilmente mielosa richiesta dai vati del palinsesto: le tante moine di Cristina (complici, i testi tutti di Alessandra Valeri Manera), dai Puffi in avanti (e già sui Puffi ce ne sarebbe abbastanza da dire, in quanto soggetti) hanno via via contagiato tutte le serie cartoon, portando infine la simpatica signorina ad incarnarne direttamente uno: è successo con “Kiss me Licia”, portato in scena dal 1986 in avanti con “Love me Licia”, “Licia dolce Licia”, “Teneramente Licia” e “Balliamo e cantiamo con Licia”. Due ulteriori progetti “Enuresi con Licia” e “In dialisi con Licia”, previsti per la diffusione nelle case protette dell’intero Paese, sono purtroppo saltate per i numerosi impegni dell’artista. Che da qui in avanti, peraltro, ha infestato il mondo della musica apparendo di persona, senza mascherarsi dietro ai rulli di apertura e chiusura delle serie: i Bee Hive vanno in tournè e spopolano, la realtà quotidiana della D’Avena va in onda con “Arriva Cristina” (1988), “Cristina” (1989), “Cri Cri” (1990) e “Cristina, l’Europa siamo noi” (1991), raggiungendo tutte le case con “Licia persona”, e poi concerti, apparizioni alle folle, macchie di umidità sul muro a forma di Cristina, la scoperta di antiche civiltà le cui monete recavano in effige il suo volto, e via dicendo; ma questa, ormai, è cronaca.

A parte la facile ironia, la D’Avena spopola da più di vent’anni, facendo sempre registrare ascolti record su tutte le televisioni nazionali (senza contare dischi di platino, telegatti d’oro, d’argento e di coccio, concerti oceanici): un motivo ci sarà, anche se, francamente, faccio fatica a capirlo. O forse, no; è facile, o sono rincoglionito io, o sono rincoglioniti milioni di persone. E direi che la statistica non perdona.

Nel frattempo, Cristina prosegue il suo incessante cammino verso la laurea in Medicina, senza che noi si riesca a capire, fondamentalmente, il perché di tutto ciò; e senza che nessuno, dico, nessuno abbia mai avuto l’idea di studiare la correlazione, in serie storica, tra l’apparizione delle sue serie TV e l’impennata del diabete in Italia: secondo me, ci sarebbero alcune…dolci sorprese.

P.S. Cristina, in realtà ti ho sempre amata. Hai vinto ogni mia resistenza. Ti prego, contattami.

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