Mazinga è meglio del Prozac – settima puntata

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gennaio 14, 2014 di carlovanni

“Insieme, noi usciamo sempre dai guai. E difendiamo la terra dall’ombra della guerra; il nostro cuore batterà, per la libertà.”.

Potrebbe essere l’inno dell’ONU, da stampigliare a fuoco sopra i caschi azzurri. Invece, saranno in molti ad avere riconosciuto parte della prima strofa della sigla di “Daitarn III”, certo non il più impegnato tra i programmi TV. Spirito di condivisione, eroismo, anelito di libertà: non male, per un cartone animato diseducativo e violento.

E non è certo il solo.

“Ma noi, che siamo uomini, noi difenderemo la libertà. Perché noi, fino all’ultimo, sempre difenderemo la libertà”.

L’avesse detta Churchill, una roba così, la Battaglia d’Inghilterra sarebbe durata una settimana, altro che mesi: i piloti avrebbero preso il volo sbattendo le braccia, senza aspettare l’aereo per l’entusiasmo. E non sfigurerebbe al posto del criptico “dell’elmo di Scipio le cinga la testa” (vabbè, ci vuole poco, per fare di meglio). Invece, è il refrain di quello che forse è il più goffo tra tutti i cartoni animati di robot, Astroganga, realizzato per un target molto giovane.

E ancora, senza limitare l’osservazione ai soli cartoni di robot, ma spaziando tra tutti quelli etichettati col bollo rosso “da evitare”:

“Sono i moschettieri degli immensi cieli / sono quattro amici, dalla guerra uniti / una sola legge sempre li protegge / lotta per il bene, tutti insieme, vincerai!” ( Astrorobot )

“Odia gli stupidi, aiuta i deboli / dagli invasori ci difenderà / lui si sacrifica, lo che è l’ultima / speranza dell’umanità” , e più avanti: “Non si arrende, mai, troppo forte / non è nato ancora chi lo batterà…” ( Daltanious )

“Senti ragazzo, non esitare / se un giorno tu paura avrai / cerca il suo sguardo, e stai sicuro / che il coraggio ritroverai!” ( Ken Falco )

“Ma l’Uomo Tigre, ha in fondo un grande cuore / combatte solo per la libertà / difende i buoni, sa cos’è l’amore / il nostro eroe mai si perderà / ha tanti amici, grande la bontà / ma col nemico non ha pietà” ( Uomo Tigre )

Non mancano gli appelli ad altri ideali e sentimenti, come ad esempio in questa, che inneggia alla meraviglia di un rapporto alla pari tra i sessi (altro che pari opportunità):
“Un bel ragazzo con la sua ragazza, profonda e’ questa solidarieta’ / la donna e’ piu’ dolce ma sa anche soffrire / l’uomo e’ piu’ forte ma sa anche morire / ma uniti fanno una creatura piu’ forte che mai / che mai…” ( Gakeen )

Questo, invece, è ovviamente una condanna della guerra, tanto per dimostrare quali sono i valori veramente in gioco:

“C’era allegria, c’era felicità, ma la guerra è una follia / ma se qualcuno sorride a te, un domani ancora c’è…” (Conan, ragazzo del futuro )

Questa è una sigla che, assieme, difende lo spirito profondo della libertà, e traccia la rotta verso una soluzione di maggiormente equa redistribuzione dei redditi:

“Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà,vola all’arrembaggio però un cuore grande ha”, e, nel refrain, “…fammi volare Capitan senza una meta / tra i pianeti sconosciuti per rubare a chi ha di più…” (Capitan Harlock)

E questa, scusate, è semplicemente poesia:

“Quando tu sei solo, la luna da lassù / sembra dirti, hai ragione tu / la vita va vissuta in pace e libertà / anche se caro costerà…” ( Ninja Kamuj )

Se a questo punto pensate che siano casi isolati, vi svelo subito l’arcano: no, anzi, è la prassi comune, tanto comune da passare inosservata.

Gli stessi richiami all’ordine, alla pace, alla libertà, allo spirito di sacrificio e all’eroismo che poteva, ad esempio, sbandierare Edmondo de Amicis nel suo mielatissimo “Cuore”, facendo le budella d’oro e forgiando intere generazioni di giovani da spedire sul fronte a prendere una palla austriaca in fronte, neanche cent’anni dopo sono passati completamente inosservati: anzi, di più, sono stati considerati negativi, brutti e violenti.

Ipocrisia, bella e buona.

Nonostante quello che pensano (o dicono di pensare, che di solito è lo stesso) tante anime pie, l’idea della guerra è probabilmente la seconda cosa che tira più di un paio di buoi, nell’ordine (la prima, è un trattore. Cosa pensavate?): basti pensare al successo delle tante inziative editoriali, ai film di guerra, agli sport di combattimento, allo smercio delle armi giocattolo, eccetera, eccetera, eccetera; ce n’è per tutti i gusti, per grandi e per piccoli. E comunque, non si può negare che il messaggio contenuto in questi cartoni animati fosse di quelli che ti danno la carica per affrontare la giornata, molto meglio del tè di Dan Peterson.

Esempio pratico: siete giù come il petrolio, e state percorrendo tristemente la stessa strada che, da dieci anni, avete sempre percorso per recarvi al lavoro; quel qualcosa che non vi interessa, vi ruba le energie, vi sottopaga e, nel complesso, vi impedisce di usare il vostro tempo in maniera molto più costruttiva, tipo mangiando, dormendo, leggendo, guardando la TV, facendo origami, sesso, aquiloni, giocare agli indiani e molte altre cose. La mezz’età incombe, la pancetta è una realtà, e i capelli sono scivolati in posti impossibili: dentro di voi, sapete che non avrete mai la forza per uscire vivi da questo tunnel.

Cosa fare?

Vi si prospettano solamente tre soluzioni:

a) accelerate e vi spalmate contro un pilastro; tanto, chi se ne frega? E allo stesso tempo, è l’unico gesto di rivolta che vi è consentito, poveri topini di allevamento…;

b) vi fermate a cunetta, e vi fate di brutto in vena, sempre che vi sia rimasto qualcosa di buono nel cruscotto e che non se la sia già fatta vostro figlio, lasciando al posto dell’ero il Vim Clorex;

c) oppure, rompete il vetro del vostro cd “SOLO PER EMERGENZE”, lo infilate nel lettore e vi sparate una compilation di cartoni animati, di quelli tosti. Si comincia con “Atlas Ufo Robot”, tanto per scaldarsi; poi, il ritmo indiavolato di “Jeeg Robot”, il basso sincopato di “Daitarn III “ e i cori di “Star Blazers” vi portano presto nella giusta prospettiva, e cioè: lontano dal suicidio.

A questo punto, è il momento di organizzarsi l’escalation dell’adrenalina. Il pezzo successivo sarà quindi la sigla di “Capitan Harlock”, ai cui emozionanti timpani faranno eco quelli, non meno evocativi, di “Blue Noah”.

Ed ora, gran finale. Il basso elettronico de “Il Grande Mazinga” vi cattura fin dall’inizio, e il brano vi fornisce una nuova speranza. Anche quando sentite di non farcela più, quando vi appare tutto grigio, quando vi sentite così a terra che potreste essere usati come uno zerbino, ricordate: se ce la fa Mazinga, ce la potete fare pure voi.

Mazinga non si arrende. Lotta; cade, si rialza. Sempre vincerà.

E voi pure.

Mazinga è molto meglio del Prozac; è più efficace, è gratuito, e non ha controindicazioni di sorta.

Chiudete in bellezza concedendovi un pizzico di megalomania, con la sigla di “Gundam”; sostituite al nome del robot il vostro, e ascoltate come suona togo.

Esempio: poniamo che il vostro nome di battesimo sia, ad esempio, Glauco. (Intanto, mi spiace molto per voi). E vediamo come suonerebbe:

“Perché, nessuno ce la fa…
…nessuno ce la fa contro GLAUCO! GLAUCO! GLAUCO! GLAUCO OH – OHHHHHH!!!”

Adesso sì, che siete pronti per affrontare la giornata a testa alta!

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