Il manoscritto, di Stephen Greenblatt

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aprile 30, 2013 di carlovanni

All’età di undici, o forse dodici anni, ho incontrato Dio, sui banchi di scuola, nella pienezza della sua assenza.

Don Franco, poi rettore del seminario, stava tenendo lezione a un branco di scimmie preadolescenti, confondendo Agostino di Ippona con Aristotele a proposito del Motore Immoto, e terminando una spiegazione osservando che, certamente, la logica rende necessaria la Sua esistenza.

In quel preciso momento ho avuto quella che non si può altrimenti descrivere se non una vera e propria Epifania, ma al contrario; ovvero, la visitazione di qualcosa che non c’è per annunciare che qualcosa può non esserci.

La chiarezza assoluta, totale riguardo alla non-necessità dell’esistenza di Dio, che tutto potrebbe essere nato e potrebbe andare avanti lo stesso, senza un Qualcosa di iniziale; questa è solo una conseguenza della nostra mente, abituata ad associare causa ad effetto.

Ok, in realtà io e la fede abbiamo sempre avuto un rapporto un po’ curioso. Fatto di cacciate dal catechismo per preferire Caino ad Abele (d’altronde, nessuno gli voleva bene, e siamo in teoria tutti figli suoi), e tra i Dodici, Giuda, senza il quale quando mai le Scritture si sarebbero realizzate? E perciò, pensieri così curiosi non era la prima volta che mi si affacciassero alla mente.

Resta il fatto che trovarli pari pari, e molto altro ancora, sulla bocca di personaggi vissuti prima di Cristo fa un certo effetto. E non solo; la teoria atomica, il pensiero scientifico, il razionalismo, la libertà di pensiero, il pensiero liberale, stiamo parlando di una bomba nucleare, per l’epoca in cui venne espresso.

La storia di questo pensare l’ho trovata, espressa in modo emozionante, ne “Il manoscritto”, di Stephen Greenblatt, che narra la vicenda di Poggio Bracciolini, cacciatore di libri antichi nel 1400.

A me ha fatto subito venire in mente il Corso de “Il Club Dumas”, di Arturo Pérez-Reverte (non certo l’orrido Depp che lo incarna nell’orrido “La nona porta”, di Polanski) altro cacciatore di libri favoloso ma completamente immaginato, che non regge minimamente il passo con questo colto, sfrontato, intelligente avventuriero del nostro pre-Rinascimento.

Una carriera ecclesiastica interrotta, una caccia al sapere nei monasteri, inganni, furti, assassinii, rapine, ricatti, controversie, rivalità; ce n’è abbastanza per non uno, ma tre “Nome della Rosa” di echiana memoria.

E tra i tanti, il libro recuperato in un monastero tedesco, copiato in bella calligrafia e spedito a Firenze è quel testo di Lucrezio che si credeva scomparso per sempre: “De rerum natura”, poema che tratta della filosofia di Epicuro: non c’è niente tranne la materia, che si combina a caso e genera ogni cosa, vita e pensiero compresi; non ci sono gli déi, e se ci sono, sono incommensurabili, quindi non esiste un sistema di premi e punizioni, non c’è morale se non nella pratica sociale, non c’è un aldilà, non c’è nulla tranne quello che si vive e si immagina. Quindi, non resta che godere dei piaceri della vita, in armonia, con moderazione, con gioia e rispetto, ma senza gratitudine, perchè non c’è chi prenderebbe i ringraziamenti.

Niente di che, insomma. Quasi 400 anni prima di Cristo.

Pensate ora a questi ragionamenti che deflagrano nel ‘400 europeo, che da Firenze si espandono come la peste (coeva) e altrettanto letali per un sistema di credenze, quello cattolico, che non si è mai più ripreso; pensate a un libro che dà il calcio d’avvio al Rinascimento; pensate a un mondo di pensiero per sempre messo in discussione, e ancora non riuscirete a farvi una idea dell’impatto di questo libro riemerso dal nulla: senza di esso, Botticelli e Giordano Bruno, Montaigne e Shakespeare, Freud e Einstein, Copernico, Newton, Galileo, Leonardo da Vinci, nessuno di questi, senza contare tutti coloro che da loro sono discesi, e molti altri (non so: Darwin? Presente) non sarebbero esistiti e, se pure, si sarebbero agitati ciecamente in un nulla di pensiero, senza basi e senza appigli per un sistema filosofico finalmente improntato alla realtà, alla logica, alla sperimentazione, all’andare oltre le speculazioni basate sul dogma.

L’atomica non rende l’idea.

Un libro per me emozionante dalla prima all’ultima pagina, interessante, ricchissimo di spunti; se non avete ancora letto niente quest’anno, potete partire da questo.

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