NON E’ VER CHE SIA LA MAFIA

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dicembre 5, 2011 di carlovanni

Da queste parti viviamo una condizione come di sospensione, come coglioni in uno slip troppo largo.

La Presidente della Provincia, Presidente della Provincia, ha parlato di problema della Mafia qui a Reggio lieve, o inesistente.

Enrico Bini, suo alleato politico spesso e volentieri, e Presidente della Camera di Commercio, suona una musica opposta e di pari intensità: è emergenza!

Comprendo le ragioni di entrambi. Chi ha ragione? Tutti e due. Chi ha torto? Nessuno!

La Mafia è radicata saldissimamente a Reggio Emilia, su questo non ci piove. Ma non da poco. Il primo atto è forse da ravvisare nel confino cautelare di molti in odor di associazione a delinquere negli anni ’50, ’60, ’70; qui hanno trovato buon gioco nel piantare semi e cominciare a muoversi piano piano, tra i loro conterranei emigrati.

Poi, si sa; la Mafia va ovviamente dove ci sono i soldi, oggi, al contrario di un tempo, in cui traeva la sua forza nell’assenza dello Stato, nel substrato più povero e disperato, bisognoso di una tutela basta che fosse.

Oggi, qui non si può proprio più parlare di Mafia. Di MAFIE, semmai, tutte molto forti e a loro agio sul territorio reggiano come altrove forse non riescono.

Ricordandone alcune:

la Mafia propriamente detta, Cosa Nostra, siciliana, ben rappresentata sul territorio reggiano con le sue cosche da almeno 50 anni grazie al confino dei capi di alcuni clan particolarmente intraprendenti, gioco d’azzardo, usura, traffico di stupefacenti, appalti, estorsioni, malversazioni;

la Camorra napoletana, ovunque attivissima e in grande disputa con la prima quanto a capillare presenza e aggressività, mercato nero, stupefacenti, falsificazioni, truffe;

la potentissima ‘Ndrangheta calabrese, che grazie alla fortissima immigrazione regionale ormai è di casa e inamovibile, appalti, edilizia, stupefacenti, e in generale concorrenza diretta a Cosa Nostra;

la Sacra Corona Unita pugliese, fittone della Camorra, che ha avuto il pregio di stringere grandi e fruttuose alleanze con le organizzazioni oltre Adriatico, prostituzione, stupefacenti, traffico di armi, estorsione, usura;

di qui, la mafia albanese, prostituzione, armi, stupefacenti, estorsioni, rapine e usura;

di qui, le varie organizzazioni rumene, furti, rapine, truffe a danni di assicurazioni, sfruttamento della prostituzione, estorsioni;

poi le varie organizzazioni russe, che qui sono particolarmente attive nello sfruttamento della prostituzione, spaccio di stupefacenti e gioco d’azzardo;

abbiamo poi almeno due mafie cinesi, le Triadi propriamente dette, civilissime, onnipresenti, che prendono il posto dello Stato per tutti quegli emigranti che faticano a capirlo una volta arrivati qui e forniscono ogni genere di servizio – a pagamento, e gli Snakehead, che stanno ormai controllando quasi tutto il traffico di materiale umano, documenti, spedizioni e destinazioni incluse;

poi, i Senegalesi, molto forti nella falsificazione e nel mercato nero, come anche nello spaccio di stupefacenti, e le cosche nigeriane, anch’esse diffuse e potenti, specialmente attive quando si parla di spaccio di stupefacenti “leggeri” e sfruttamento della prostituzione.

A che quota siamo? Almeno 11 organizzazioni forti, che si disputano la ricchezza del territorio senza passare attraverso i canali legittimi, con metodi altrettanto illegittimi.

Ce n’è poi una tutta autoctona, che andrebbe studiata meglio: la crescita tumorale, incontrollabile, di certi organismi cooperativi, con radici nelle banche, nella politica, nell’immaginario della gente, che arrivano a sfruttare i lavoratori, a sottopagarli, a ricattarli, a stornare appalti a offerenti non necessariamente migliori, purchè si tratti di loro stessi o di loro protetti, che fanno e vendono favori, che non creano ricchezza ma ne mangiano, che generano traffici di denaro nero da pulire elevatissimi; ecco, non si può dire che questa non sia la dodicesima mafia di queste parti, con buona pace di quanti ci credono, ci investono e ci hanno buttato sangue, impegno e passione.

Non è mai troppo tardi, per cominciare ad arginare queste porcherie, che campano sulle spalle delle persone civili, normali, serie, oneste di tutti i colori e di tutte le provenienze del mondo, e ce ne sono tantissime, che portano in Italia la loro voglia di emergere, la ricchezza delle loro idee, la loro passione, la loro cultura, il loro calore, le idee imprenditoriali, la loro rabbia, la loro fame di vivere, e oltre a tutte le difficoltà normali devono vedersi ridotte a stereotipi ingestibili da questi maiali maledetti e da tutti quanti, brava gente molto limitata, preferisce applicare una facile e criminale etichetta piuttosto che guardare in faccia il suo prossimo e chiedersi, in fondo, se non si stia guardando allo specchio, a mutate condizioni.

 

Un grande augurio di buon lavoro a chi ci si mette, quale che sia la sua corrente politica e la sua posizione.

 

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