93. Raccontargli per filo e per segno degli ex. Manuale per farsi lasciare

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giugno 27, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo

93. Raccontargli per filo e per segno degli ex. Manuale per farsi lasciare

Lasciate perdere, che siamo nel ventunesimo secolo, che è l’era delle telecomunicazioni, dell’Acquario,   del gender bender, del metrosexual e tutte le altre storie simili;

non vi fate fregare.

Noi uomini non ci evolveremo mai, resteremo sempre i soliti pitecantropi arretrati e non del tutto sani di mente che siamo tuttora, e che eravamo mille anni fa.

E fra mille anni ancora, nonostante la ragione e l’esperienza ci dicano che è materialmente impossibile, nell’approcciare alla nostra donna vorremo ancora illuderci di essere stati gli unici, i primi, gli ultimi e, non fosse che per questo, i migliori.

Siamo territoriali, possessivi e prepotenti;

e se non bastasse, altamente insicuri. Soffriamo della stessa paura cronica del leone nella savana, che è costretto a sbattersi tutti i giorni cinquanta leonesse e se fa cilecca, è perduto, e vede ai margini della boscaglia tutto il giorno aggirarsi maschi più giovani ed arrivisti prontissimi a farsi avanti.

Non che noi si abbia cinquanta donne a disposizione, beninteso, anche se il nostro senso del territorio ci fa spesso pensare che siano tutte nostre, quelle che vediamo.

Ancora vaneggiamo di valore della verginità, di lenzuola sporche dopo la prima notte di nozze e di gelosie tanto inspiegabili quanto ingestibili, quando voi donne cominciate ad avere le prime esperienze complete a dodici anni, e a trenta, siete già stufe di un simile sport;

ci misuriamo i peni e segniamo la media stagionale in tabella, come per le precipitazioni nevose, ci inventiamo scenari inverosimili e  poi piangiamo se non corrispondono alla realtà.

Volete vedere un uomo veramente innervosito?

Senza rischiare il collo, beninteso, come avviene se gli staccate la corrente mentre gioca con la consolle?

Facilissimo:

raccontategli per filo e per segno dei vostri ex.

O, per meglio dire:

cominciate strategicamente, buttando lì solamente un accenno a un uomo che vi ha fatto soffrire, in passato.

Ce n’è sempre uno, ovviamente;

e se non c’è, vale la pena di inventarselo.

Vedrete il vostro partner farsi improvvisamente ricettivo.

Il suricato che è in lui si è messo in allarme.

Poi vi chiederà con cautela informazioni ulteriori, con tono protettivo, molto colloquiale.

Ottimo segno:

la protettività è sintomo di interesse, che porta immediatamente alla gelosia.

Voi, le informazioni, concedetegliele col lanternino: poco a poco, a spizzichi e bocconi. Di tanto in tanto.

Citate nomi, vaneggiate situazioni:

ah, anche a Tizio piaceva molto leggere.

Ma poi…

Eh, pure Caio si arrabbiava se la pasta si scuoceva…

e poi è successo quel che è successo…

generate poco a poco, a poco a poco, un quantitativo di conoscenti discreto;

nella sua immaginazione, diventeranno legioni, tutti rigorosamente impegnati a fare sesso con voi

(magari avete riesumato ricordi di vecchi zii, o di compagni delle elementari: lui, non può certo saperlo),

e ai suoi occhi somiglierete sempre più ad una novella Messalina, così indaffarata tra le lenzuola da poter diventare la nuova testimonial della Bassetti, o della Zucchi.

Pian pianino, vedrete, a riprova di questo, che le domande si faranno sempre più mirate: ah, anche a lui piaceva il cinema francese noir?

E, quanto ce l’aveva lungo?

Insomma:

non potrete non accorgervene, quando comincerà sul serio a fare i confronti.

E vi dovete giocarvela da professionista.

Tipo, rispondere:

ma dai, ma non sono affari tuoi, su!

Cosa c’entra la lunghezza?

E poi fare un sorrisino lubrico.

Oppure:

lui chiede, chissà quanti ammiratori, che hai, tu….

E voi:

quanti ne vedi?

Che ovviamente, non è una risposta;

o meglio, lo è, perché lui penserà (come dargli torto?) che ne abbiate nascosti sotto al letto, e che non aspettiate altro che lui esca per intrattenere la squadra di rugby locale.

In pratica:

con pochissima fatica, e senza la benché minima necessità di fare alcunché, potrete ridurlo in un tale stato di parossismo di insicurezza e gelosia da farlo uscire stupido.

E se non bastasse, non dovete fare altro che mettervi a parlare sempre più spesso dei vostri ex, reali o immaginari, facendo (in caso di emergenza) confronti impietosi, nei quali lui esca perdente.

Quanto volete che possa durare?

E’ solo umano, dopotutto.

 

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