82. Fissarsi con l’estetica. Manuale per farsi lasciare

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giugno 12, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

82. Fissarsi con l’estetica. Manuale per farsi lasciare

 Una volta, sono entrato in un centro estetico per farmi una lampada.

Sfoggiavo il mio solito colorino tra il verde e il grigio-rosa, modello “città emiliana di provincia”;

e la commessa, con grande tatto, mi ha detto che avrei fatto bene a venirci più spesso.

Al che ho replicato:

ma non ho mai tempo!

E lei, spietata:

ma devi prenderti un po’ di tempo per te!

E guardandomi attorno, ci saranno state una ventina tra uomini e donne perfettamente abbronzati, i capelli in perfetto ordine, le unghie, da esposizione, e io che sembravo appena sceso dal treno degli emigranti, ho pensato che avesse perfettamente ragione.

Ed ho anche pensato che se uno si prende tutto il tempo che gli serve per se stesso, può darsi che per gli altri non ne resti poi molto.

Così, dovendo scegliere se avere un aspetto fantastico, e tenere duro in una relazione della quale volete fare strame, non mi sembra ci sia poi così tanto da fermarsi a pensare, giusto?

Quindi, armatevi di una qualche spettacolare rivista di moda, e partite.

Intanto, c’è da pensare a modificare l’acconciatura;

che se siete una persona normale, nelle mani di un buon parrucchiere

(non scherzo: pare esistano)

il vostro aspetto potrebbe migliorare, diciamo, del 600%.

Naturalmente, non è che con un taglio ed una messa in piega il problema è definitivamente risolto;

d’ora in poi, sarà vostra cura tener dietro maniacalmente ai capelli, grazie all’ausilio di bigodini, sciampi e balsami e lozioni appositi, cinque o sei macchine infernali e tanta tanta pazienza.

E la pelle, ne vogliamo parlare?

A parte l’abbronzatura; manca di tonicità, di luminosità, di tono.

E via, impacchi, creme, massaggi, idratare, tonificare, rassodare, esfoliare, levigare.

E una volta fatto tutto ciò, nascondere il tutto sotto strati di apposito trucco studiato alla perfezione, ed evitare che tale capolavoro venga improvvidamente rovinato, disfatto, dalla brezza, dal sole o, non sia mai, da un bacio o da una carezza.

Ma perché fermarsi a questo?

Considerate l’effetto che la crudele forza di gravità opera su tette e chiappe, e pensate che, dopotutto, se tanti box doccia ne sono pieni e stanno benissimo, a voi non potrà fare certo male, no?

E a questo punto, non vorrete mica andare in giro con la carrozzeria di una sedicenne maggiorata, e il viso di una quarantenne?

Via, via, riempire labbra, tirare le guance, piallare gli zigomi, ridisegnare sopracciglia.

Venere?

Era una sopravvalutata ragazzetta greca, in confronto all’ideale che vorrete raggiungere.

Poco importa che non vi ci avviciniate neppure, e che alla fine di tutto questo ambaradam assomigliate a Moira Orfei in età avanzata più che a Monica Bellucci;

non è questo il risultato cui in realtà ambite, ma è il raggiungere l’insostenibile pesantezza di una persona per la quale nella vita non conta niente altro (assolutamente niente altro!) che non sia il puro e semplice apparire.

Lo so:

non è affatto facile.

Perché non stiamo parlando di diventare persone normali, piene di quella bellezza che viene dalla salute, o dal buonumore, a tutte le età;

no, stiamo parlando al contrario di un modello di vamp completamente ossessionata dall’idea di tempo che passa, dal disordine, e dalla naturalezza.

La notizia che la placenta bovina non potrà più essere utilizzata nei balsami per capelli nei quali voi riponete una fiducia totale ed assoluta vi farà cadere in una disperazione di profondità insondabile;

lo sbeccamento di un unghia, con conseguente asimmetria del french che vi si è appollaiato sopra come un organismo parassitario, scatenerà in voi una crisi isterica da tranquillanti.

E quando comincerete a parlare con la boccetta di botulino che custodite religiosamente nel cassetto del portagioie, sono certo che il vostro uomo dovrà considerare se sia meglio piantarvi un paletto di frassino nel cuore per non prolungare le vostre sofferenze,  o abbandonarvi al vostro terribile destino per non prolungare le proprie.

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