Ama il prossimo tuo come, ehm, uno che ami.

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agosto 19, 2015 di carlovanni

Preludio: stamattina sono uscito di casa e mi ha aggredito un meraviglioso odore di pioggia estiva, di quella che piove tutta notte. Il cielo é un bel grigio uniforme e alle 7 dall’interno di un chiostro canta ancora un grillo che non ha capito che é ora di finirla.

Poi, i criceti frenetici della testa si sono rimessi in moto.

Se ancora non avete capito che essere vivi magari non é sempre una figata ma offre alcuni vantaggi rispetto all’alternativa, ecco, potete partire di qua.

La riflessione di oggi parte da un passo del Vangelo di Matteo. Lo so che vi siete ben guardati dal leggerlo, branco di miscredenti, ma il Vangelo di Matteo é molto figo: molto orientale, molto Zen, e probabilmente non a caso; é quello che più profondamente mostra le tracce di quella invasione del pensiero orientale che poi attraverso i Greci e la Palestina é arrivato pian piano a noi, molto prima della moda New Age che ci ha tutti intasati come un cattivo odore, stile puzzetta in ascensore. Ma biastimeremo anche su questo, presto o tardi.

Vabbé. C’è il Discorso della Montagna, che é un bel manuale per vivere meglio, che contiene quel passo sempre molto citato da quanti vogliano far mostra di essere buoni nello stesso momento in cui criticano gli altri, e quindi non sono buoni: “Ama il prossimo tuo come te stesso“. Ho controllato: la lingua ebraica, che spesso nasconde scherzoni funesti, tipo “in realtà << vicino di casa>> significa <<cammello castrato>>, intende proprio quello che dice: amore vuol dire amore, e prossimo vuol dire la persona con cui hai a che fare, non “il prossimo e non questo qui”.

Il problema é che gli ebrei dell’epoca, Cristo incluso, o erano molto ma molto maligni o erano dei pessimi psicologi. Propendo per la seconda opzione, anche perché all’epoca non esisteva ancora l’Albo degli Psicologi, quindi la gente non aveva la capacità di ragionare.

Seriamente. La gente si odia. Voi vi odiate. Fate delle cose a voi stessi che neppure il più stronzo dei carnefici avrebbe la pazienza di applicarvi vita natural durante. Ve le hanno trasmesse col latte, ve le hanno insegnate le persone che avrebbero dovuto amarvi di più – genitori, fratelli, insegnanti, amici – e poi avete seguito per decenni, con infinita capacità di applicazione, un corso di perfezionamento continuo, capace di portarvi alle più alte vette dell’autolesionismo.

Fate lavori che odiate visceralmente. Comprate cose che dopo 5 minuti vi fanno vomitare. Mangiate roba che se la dai a un cane la disprezza. Vi fate foto dalle quali traspare quanto siete messi male. Sposate persone di cui non vi frega niente e ve le tenete strette nonostante la noia abissale della quale é costituito il vostro rapporto. Vi innamorate di merdacce la cui unica tecnica di rimorchio consiste nel farvi sentire delle merdacce. Leggete libri che andrebbero bene forse per fare la brace perché gli altri possano dire che leggete. Sputtanate ore della vostra vita a guardare film il cui unico pregio é aver vinto un premio blasonato datogli da gente con un palo nel culo. Ascoltate musica capace di muovere come unico sentimento quello di claustrofobia. Crescete figli la cui unica speranza di diventare persone migliori degli esempi che fornite loro è imparare qualcosa dai Reality. Accudite cuccioli complessati come se fossero bambini scemi di qualcun altro, qualcuno che non si farebbe scrupoli a chiuderli nell’antibagno quando poi deve limonare con qualcuno in salotto. Decidete che l’amore é quando si sta male.

E su tutto questo, davvero su tutto sempre quel continuo, pervasivo, asfissiante dialogo con la vocina che vi portate dentro che vi dice che non siete capaci, non siete degni, non siete meritevoli, non ce la farete mai, non siete abbastanza bravi, intelligenti, coraggiosi, fantasiosi, forti, buoni, simpatici, belli, alti, cazzuti, adatti a stare al mondo.

Che poi quella vocina, se la ascoltate bene – e la ascoltate bene, la ascoltate SEMPRE – é la vostra. Ecco perché le date tanto credito. Qui poi c’è un mistero da dipanare, un mistero mica da ridere: cosa vi spinge a dar retta alla vostra stessa opinione, nel momento in cui avete già decretato che siete cretini? Voi dareste retta a uno che palesemente sapete essere cretino? E perché allora lo fate? Che delizioso paradosso.

Per cui, vi prego. O imparate ad amarvi un po’ di più, oppure questa cosa dell’amarmi come vi amate facciamo senza. Quando mi vedete, cambiate strada. Salutiamoci da lontano. Prendiamo anche il solito caffé eh, ma non mi amate, per carità non mi amate.

Oppure facciamo diversamente:se proprio non siete capaci, amatemi meglio di quanto non amiate voi stessi, abbiate pietà di me. Per favore.

3 thoughts on “Ama il prossimo tuo come, ehm, uno che ami.

  1. Viola ha detto:

    Il testo è delizioso. Ma perché “é”?

  2. Melania Emma ha detto:

    L’ha ribloggato su NEMESI DI UNA HYBRIS.

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