Ipocristi

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maggio 5, 2014 di carlovanni

Il Reverendo Charles Lutwidge Dodgson, meglio noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll (se non sapete chi è ringraziate Wikipedia in ginocchio), tra le tante cose che sapeva fare amava comporre quelle che chiamava Parole valigia, termini che unissero in sé due o più significati; celebre la sua Jabberwocky (da noi Ciarlestroniana), nella quale appaiono cose tipo brillosto (un agosto luminosissimo), agiluti (agili e sporchi di fango, ovvero lutulenti) e così via. 

Il mio modesto contributo di stamattina a questo bel giochino è ipocristi, che non c’è bisogno di spiegare da che parole è composta e che secondo me illustra il vero carattere nazional nazionale italiano: non solo ipocriti, ma anche piagnoni. Mi verrebbe da dire qualcosa sul prefisso –ipo, ma ognuno se lo metterà un po’ dove preferisce.

Gli Ipocristi, in Italia, non sono forse la maggioranza; ma sono molto rumorosi e saltano fuori veramente dappertutto.

Prendiamo ad esempio l’episodio che oggi campeggia sui giornali di tutta Italia, come se l’aver dato il via ad una classe politica che distrugge il servizio ai cittadini sulla base delle richieste idiote degli stessi non fosse sufficientemente importante da assurgere agli onori della prima pagina: i tafferugli del calcio nostrano. Oggi ci svegliamo tutti stupefatti constatando che un delinquente in fieri viene interpellato dalle Forse dell’Ordine prima di una partitona, per mettersi d’accordo e impedire problemi gravi. Che puntualmente poi si verificano.

Un po’, nel suo piccolo, come la trattativa Stato-mafia tanto discussa: nooooo, non si deve trattare! Solidi, uniti, perbacco baccone, guai!

La soluzione sarebbe stata: non far entrare le tifoserie allo Stadio.

Al che io mio chiedo però: in base a quale diritto; e se poi restando fuori non si sarebbero scannate peggio, come sempre fanno.

Oppure: entrare e massacrarle di bastonate, salvo che i poliziotti non devono tirare fuori i manganelli, ma come si sa, un mazzo di prezzemolo per trattare coi duri, coi manifestanti, coi malvagi, perchè se sei un poliziotto un calcio in bocca e un estintore sul cranio li puoi prendere che è il tuo mestiere; viceversa, la forza, che per espressa norma è parte del tuo mestiere, non la devi esercitare.

Naturalmente, se non fai entrare la gente allo stadio sei un vile fascista. Se la pesti, peggio. Se non ti abbassi alla mafia e lasci che faccia saltare per aria persone e camere di commercio e musei sei un duro e fai il tuo mestiere, salvo che tempo 10 giorni una folla di vedove viene e ti fa a pezzi come a suo tempo le Erinni o le Baccanti.

Qui non sto parlando della caserma Diaz, o di poliziotti che in quattro si mettono a menare un tossico o uno spacciatore o uno sballato. Sto parlando di gente impreparata, male assortita, mal dotata e peggio organizzata, ridotta a operare senza mezzi da una politica e, peggio, dalla padrona di questa, ovvero quella pubblica opinione piagnona e ipocrita, sempre pronta a difendere a spada tratta i proprio supposti benefici, senza mai volersi addossare nemmeno il minimo rischio o costo, che viene certamente obbedita e venerata in quanto massa portatrice di voti. Sto parlando di un sistema in cui se un carabiniere si prende una pallottola nelle budella ehi, è il suo mestiere; viceversa, se i manifestanti ricevono manganellate in cambio di quelle che danno, ecco, è la violenza dello Stato.

L’opinione pubblica, giova ricordarlo, è la stessa che poi genera le situazioni socioeconomiche per le quali poi chi va a prendersi le manganellate stava manifestando, o che impazzirebbe di netto se venissero adottate le stesse strategie repressive che oggi tutti osannano, mediandole dal calcio inglese.

E’ più facile farsi due pianterelli e poi, ipocritamente, pensare che è toccato a qualcun altro: di prendersi le manganellate, di fare un mestiere di merda coperti di immondizia (e certamente non prendono degli scienziati, per un mestiere che nessuno vuol fare), di buscarsi le pallottole e così via. E tirare avanti, nel dissenso generale che andare a mercoledì si sarà certamente già stemperato in un mare di aperitivi.

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