Un acquazzone impartisce i suoi insegnamenti.

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ottobre 19, 2016 di carlovanni

Un acquazzone impartisce i suoi insegnamenti: così comincia una riflessione di Yamamoto Tsunetomo tratta dal suo splendido libro Hagakure

Apparso postumo nel 1906, Hagakure (Hagakure Kikigaki, “Annotazioni su cosa udite all’ombra delle foglie“) è un libro scritto verosimilmente tra il 1709 ed il 1716 dal samurai Tsuramoto Tashiro, che in queste pagine raccolse le massime sortite dalle conversazioni con il più vecchio Yamamoto Tsunetomo. Questi era a sua volta un samurai che, una volta morto il suo  daimyō (signore feudale dal quale dipendeva) anziché seguirlo nella terra come prevedeva l’antica usanza (junshi) aveva preso i voti da monaco buddhista per un dissidio con il suo successore e si era dato il nuovo nome di Jōchō, ritirandosi in eremitaggio sulle montagne.montagna nuvole

Hagakure nasce dalle sue riflessioni durante la vecchiaia: in esso si mescolano l’amarezza per un sistema nel quale credeva e che ha visto lentamente perdere di significato e franare, una lieve, deliziosa ironia riguardo al nuovo ordine che si andava imponendo con le modernità, la profondità di riflessioni che venivano dall’esperienza di guerra e di servizio rilette alla luce della disciplina Zen. Le massime trascritte da Tsuramoto Tashiro hanno cominciato ad essere diffuse solo molto più tardi, ai primi del ‘900, e specialmente dopo il commento ad esse del celebre e controverso scrittore Yukio Mishima nel suo libro La Via del Samurai.

La massima con la quale voglio introdurre questo splendido testo è la seguente:

Un acquazzone impartisce i suoi insegnamenti.

Se la pioggia vi sorprende a metà strada, e camminate più in fretta per trovare un riparo, nel passare sotto alle grondaie o nei punti scoperti vi bagnerete ugualmente.

Se invece ammettete sin dall’inizio la possibilità di bagnarvi, non vi darete pena, pur bagnandovi lo stesso.

La stessa disposizione d’animo, per analogia, vale in altre occasioni.

samuraiLa capacità di trarre lezioni da qualsiasi cosa ci circonda è il vero segno dell’umiltà e della apertura di pensiero. Essa è un segno della capacità di vedere il mondo non come vogliamo o crediamo che sia, ma bensì come è e anche come potrebbe essere. In questo caso, si tratta di un pensiero nato osservando un semplice comportamento umano di fronte ad un fenomeno naturale, e leggendolo alla luce dell’etica del Bushido, il codice marziale giapponese.

Nelle arti marziali assume una particolare importanza la capacità di cogliere il giusto tempo per agire; né un istante troppo presto, né un istante troppo tardi. Quello che nella vita di ogni giorno può portare a perdita di opportunità, frustrazione, delusione, durante uno scontro è causa di ferimento o morte e quindi è da evitarsi ad ogni costo, prima ancora di qualsiasi altra considerazione riguardante la tecnica o lo stato emotivo o altro.

takeda-shingenYamamoto Tsunetomo passa qui dal particolare, al generale. Un uomo che cerca di ripararsi dalla pioggia che appare ineluttabile è un uomo che non è capace di accettare la realtà delle cose, non vive nel momento. E per questo perderà tempo, si attarderà in cerca di una scappatoia, perderà tempo e forze per imprecare e desiderare una giornata dal clima più piacevole: tutto inutile. Il comportamento più saggio per evitare di disperdere le proprie forze e mantenere intatta la propria dignità è semplicemente constatare che piove, considerare il fatto che probabilmente ci si bagnerà e affrontare la situazione. Senza indugiare oltre misura. Così facendo, ci si bagnerà né più né meno di chi si attardi a cercare riparo, ma il nostro senso di autoefficacia sarà salvaguardato e non presteremo il fianco alle frustrazioni che possono derivare da questo incidente.

La metafora marziale è ovvia: il guerriero affronti la battaglia conscio del fatto che potrà incontrarvi la morte. In questo modo, la sua mente sarà calma e serena e gli consentirà di utilizzare tutte le proprie risorse fisiche e mentali, aumentando così grandemente la probabilità di aver salva la vita. Nel caso in cui invece dovesse avere la peggio, sarebbe comunque morto o ferito, ma mantenendo intatta la propria dignità e soffrendo molto meno che se avesse affrontato, oltre alle ingiurie reali, anche il timore di esse.seppuku-47-ronin

E’ facile estendere l’esercizio che propone l’autore e capire che, senza necessità di aspettare una azione di combattimento, possiamo ricercare la stessa disposizione d’animo per compiere qualsiasi scelta nel nostro quotidiano: senza posporre le decisioni, senza tergiversare, senza procrastinare inutilmente. E soprattutto mantenendo la padronanza di se stessi, accettando la realtà delle cose e la possibilità di risultati inattesi e sgradevoli, senza lasciarci andare ad autocommiserazioni, debolezze, preoccupazioni inutili e dannose.

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