La trappola della coerenza

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giugno 19, 2016 di carlovanni

La trappola della coerenza: quando essere in linea con ciò che siamo ci causa problemi. Perchè è vantaggioso a volte cambiare idea e comportamento.

oceanoCi hanno sempre insegnato ad essere fermi, ad avere una parola sola; le promesse vanno mantenute, un uomo deve avere una condotta impeccabile, non essere una banderuola, non si deve tenere il piede in due scarpe: riconoscete alcune di queste regole? Difficile rispondere di no, vero?

Eh, già; tutti amiamo poco le persone sleali, dalla doppia faccia, quelle che cambiano le carte in tavola a seconda di come più conviene loro. E’ un bruttissimo difetto, quello dell’incoerenza: agire in maniera incoerente rispetto a quello che si dice, dire cose incoerenti rispetto a ciò che pensiamo, essere incoerenti rispetto a quanto abbiamo sempre professato e mostrato di essere. Se va bene, è indice di carattere debole. Ma le accuse di tradimento, di ipocrisia, di falsità fioccano ugualmente facili, e a seconda di quello che abbiamo messo in atto possono anche essere giustificate.

Quindi; urge, fin dalla più tenera età, una programmazione a tale riguardo.

Peccato che la trappola della coerenza possa scattare in qualsiasi momento e portarci danni anche maggiori di quanti non ne avremmo ricevuti essendo incoerenti. 

Poniamo il caso, semplicissimo, di una persona che abbia presa l’abitudine di andare al cinema ogni lunedì con i propri amici: e che questa abitudine si sia così radicata da far sì che essa possa avere a più riprese dichiarato che, sì, certamente la serata del lunedì è la migliore per vedere dei film e che, no, non è concepibile per essa l’idea di andare al cinema senza adeguata compagnia. Poniamo a questo punto il caso che per una serie di circostanze il gruppo di amici decida che la serata più idonea sia invece, contrariamente a quanto sperimentato sinora, il venerdì. Cosa farà a questo punto la nostra cavia?

C’è da scommettere che si trovi in un momento di discreto disagio. Perché è scattata la trappola della coerenza. Se decide di andare con gli amici, sbugiarda la propria affermazione circa il lunedì sera o si dispone alla delusione di utilizzare una serata in se stessa mediocre (il venerdì); se tiene fede al lunedì, costringe gli amici alla coerenza, ma questi non saranno contenti, oppure va al cinema da sola, agendo contro la propria affermazione circa la compagnia. Quindi; o accetta una incoerenza con se stessa, oppure è fregata.

testa muroMa questo era solo un esempio piccolissimo e sciocchino, che spero sia ugualmente servito allo scopo di farvi vedere dove sta il problema. Ogni giorno siamo chiamati a scelte di compromesso e, per il quieto vivere, o per convenienza, o per sopravvivenza, state pur certi che conviene non essere particolarmente rigidi rispetto al proprio desiderio di massima coerenza. Per alcuni non sarà un problema: essi vivono già nel mondo dell’opportunismo più elastico e sfrenato. Per chi, invece, abbia un carattere un po’ rigido, o una educazione poco permissiva sull’argomento, la trappola della coerenza può scattare in modi molto meno misericordiosi di quanto non abbiamo evocato finora.

Poniamo il caso, ad esempio, che nell’immagine che abbiamo di noi stessi ci sia l’incrollabile dedizione alla famiglia. Nel momento in cui giunge, malauguratamente, una separazione che non abbiamo chiesto (mai non sia!), come dovremmo comportarci? Con la rottura del vincolo perdiamo la nostra identità? Se ci allontaniamo per rifarci una vita siamo dei vigliacchi, degli indifferenti, degli egoisti?

Abbiamo sempre sposato la linea politica del tale Partito, perché era in linea coi nostri ideali; la compagine muta bruscamente direzione e viene a trovarsi in rotta di collisione coi nostri ideali, fondendosi con una dalle posizioni distanti dalle nostre. Che si fa: cambiamo voto, o cambiamo ideali? Oppure fingiamo che tutto vada bene e ci rodiamo il fegato, diventando strenui propagandisti di idee nelle quali non crediamo più?

coerenzaSiamo ad un tavolo da gioco e abbiamo la nomea di fortissimi scommettitori. Nell’ultimo periodo, vuoi per sfortuna, per mancanza di concentrazione, di maggiore abilità degli avversari, abbiamo cominciato a perdere rilevanti somme di denaro. Che si fa: cambiamo rotta verso abitudini più caute, con un gioco più attendista, oppure teniamo duro e pur di non sconfessare il nostro buon nome ci roviniamo?

Questi sono tutti casi in cui la trappola della coerenza può mostrare denti veramente affilati. E potete stare certi che la scelta che si impone non è per nulla delle più facili; anche perché un mutamento di rotta sarà interpretato – e bollato – socialmente come sconveniente, inatteso, non preferibile.

Forse ricorderete un altro articolo che parlava dei pericoli generati dalla coerenza: quello della tecnica di vendita del piede nella porta. Bene; ci siamo, fin qui? In un’altra occasione parlerò del meccanismo che sta alla base di tante non scelte poco vantaggiose, della dissonanza cognitiva e anche di molto altro.  Per oggi, ci basta una riflessione, e qualche suggerimento.

Non sarà possibile essere sempre coerenti con quanto in precedenza affermato e creduto. Mi spiace, ma il mondo non funziona così. Intanto, perché le cose cambiano, e noi con esse: le strategie di un tempo potrebbero, un domani, essere completamente disfunzionali, e dannose. Poi, perché anche le nostre idee iniziali avrebbero potuto essere sbagliate fin dal principio, e avere funzionato per pura coincidenza. Se oggi non funzionano più, perché non cambiarle?

Presto o tardi ci troveremo di fronte all’eterno dilemma: se quello che ci succede non ci va bene, continuando ad agire allo stesso modo di sempre otterremo facilmente gli stessi risultati di sempre. Se vogliamo che cambi lo stato delle cose, dovremo necessariamente introdurre qualche variabile. Certo; non siamo in laboratorio, che è un sistema chiuso e se non cambi nulla tutto avverrà sempre allo stesso modo. La vita è un sistema complesso, e aperto. Le variabili potrebbero anche introdursi da sole. Siete disposti ad aspettare, e a fidarvi che ciò avvenga? Se sì: non lamentatevi di quello che succede, o non succede, e ricordatevi di Drogo e del Deserto dei Tartari di Buzzati.

strade diverseIntroducete piccoli cambiamenti, abituatevi al compromesso, alla negoziazione, al conflitto, con voi stessi e con gli altri. Siete dentro ad un sistema dinamico: è normale che sia così. Non lasciate che l’ansia di evitare i conflitti vi sopraffaccia: questo sì sarebbe un problema enorme.

Quanto alle critiche che potrebbero venirvi da altri, il mio consiglio è di curarvene il giusto, e non un grammo di più. Registratele e valutate se imparare da essere qualcosa: certo, potreste stare facendo veramente un errore, potreste stare esagerando, potreste finire con l’agire danneggiando altri, cambiando comportamento. Questo è forse il limite maggiore di tutto il nostro discorso. Ma: è giusto danneggiare se stessi per evitare di danneggiare gli altri? Gli altri, non agiscono forse in base al loro proprio interesse? Non stiamo parlando di egoismo, o di rapina: parliamo di benessere, di sopravvivenza. Forse ci sono modi di agire che prevedono il rispetto degli altri e anche il nostro. Perché non provare a valutarli?

Molte delle critiche che vi arriveranno saranno, in realtà, motivate da due cose: tutela degli interessi che andate a ledere modificando la vostra linea di condotta (per cui, può essere che la critica sia fortemente egoistica, e in quanto tale andrete a valutarla), oppure rigidità di pensiero, il disagio nel sapere che siete appena scappati fuori dalla casella in cui vi avevano messi per potervi inquadrare, comprendere, prevedere. E anche questo, non è certamente un problema vostro. Se anche gli altri sono inchiodati alla trappola della coerenza, non dovreste stupirvi più di tanto. Dovreste semmai far tesoro della lezione.

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Abbastanzamente diCarlo Vanni è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

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