La Legge di Parkinson

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maggio 29, 2016 di carlovanni

La Legge di Parkinson è una intelligente e simpatica critica del malfunzionamento del lavoro che spiega come sprechiamo felicemente il nostro tempo.

Cyril Northcote ParkinsonLa Legge di Parkinson è un enunciato, ironico, scherzoso, ma non per questo meno lucido, che dobbiamo alla brillante penna dello scrittore inglese Cyril Northcote Parkinson. Essa recita: Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo. Parkinson ebbe modo di formare le sue idee osservando da vicino (vivendoci dentro) due tra le organizzazioni burocratiche per eccellenza: quella militare, e quella scolastica. Attorno a questa osservazione iniziale, l’autore costruì un intero libro (La Legge di Parkinson, appunto) nel quale metteva alla berlina molte magagne delle grandi organizzazioni: l’incapacità di delegare o lo spreco di risorse, il rampantismo fine a se stesso, lo spreco, l’improduttività, l’autoreferenzialità e molto altro. Il libro, benché intelligente e, cosa non da poco, divertente, nonostante sia una disamina molto lucida di molti dei peggiori difetti che affliggono il mondo del lavoro non é mai stato troppo amato: troppo lucido, troppo impietoso. Perchè, in sostanza, mette di fronte chi lo legge ad una sua caratteristica preponderante: la sua sostanziale vacuità.

lavoroVoi credete, di solito in buona fede, di essere lì a fare seriamente il vostro lavoro, di impegnarvi con costrutto, di poter arrivare a sera soddisfatti e risolti. E invece, no, ciccia: nella stragrande maggioranza dei casi, avrete perlopiù perso tempo, usandolo in massima parte adempiendo ad obblighi che nulla hanno a vedere con lo scopo finale del lavoro (sia esso vendere, fabbricare, risolvere problemi, quello che preferite), ma sono solamente funzionali al mantenimento dell’organizzazione in quanto tale e come la conoscete. Ovvero: riempimento moduli e manuali, statistiche, riunioni, socializzazioni, pettegolezzi (sì, anche questi sono parte integrante del lavoro), discussioni col capo, questionari, rassicurazioni al vostro dirigente o collega o subordinato che, sì, è bravo (ah, che conforto le pacche sulle spalle!) e mille altri rivoli che vi avvicinano sempre più al termine della giornata. Poi potete timbrare il cartellino, riporre la valigetta e andare a casa: ve lo siete meritato!

La Legge di Parkinson è oggi molto gettonata da quei tantissimi guru dell’organizzazione lavorativa che vengono a spiegarvi quali sono i metodi più efficienti per organizzare la produttività, cose stile One Minute Manager versione 2.0; come essere più efficaci, come sprecare meno tempo, e bla bla bla. Non che non ci siano molte cose vere e pratiche in certe osservazioni, s’intende: si può veramente sprecare tanto, tanto tempo che potremmo impiegare in maniera molto migliore.

Ma la domanda vera è: facendo cosa?

nappingNel suo Elogio dell’ozio, Bertrand Russell aveva pronosticato che il progresso tecnologico avrebbe ridotto la necessità di lavorare a sole 20 ore settimanali. Quel matto di Tim Ferriss alza ancora l’asticella dicendo che già da oggi puoi organizzarti per lavorare 4 ore alla settimana. Utopie?

Se vi capitasse di leggere un qualche testo di antropologia del lavoro (vi consiglio un grande classico, di facile lettura e comprensione: Storia della fatica, di Sergio Ricossa) scoprirete come la quantità di lavoro che effettuate oggi per procurarvi di che vivere é esattamente quella che impiegava uno schiavo nei campi ai tempi dell’antica Roma. Esattamente. Scoprirete anche come la vita della campagna, per quanto dura, aveva ritmi e tempi che portavano chi ne subiva il lavoro (gravoso) a poter fruire più liberamente del proprio tempo. Oggi, invece, il vostro tempo é assorbito per la quasi totalità dagli impegni lavorativi e sociali considerati obbligatori, e la giornata tipo può tranquillamente essere compresa in un orario che va dalle 6 del mattino alle 20 della sera. Cosa resta per voi stessi, per riflettere, per creare qualcosa di nuovo? Pressoché niente.

idleIl fatto é che quasi tutto il vostro tempo viene impiegato per mandare avanti una manovella il cui risultato é scarsissimo. Il lavoro produce surplus che né voi né altri potrete godere; gli impegni, una marginalità sociale che si riduce spesso a routine del tutto insoddisfacente. La sensazione generale é che non sia tanto un problema di come organizzare meglio gli impegni, quanto di sopportare o vivere meglio il tempo libero; tempo che invece viene impiegato in una miriade di piccole altre cose superficiali, come se l’horror vacui si estendesse anche alle cose del pensiero, oltre che agli spazi fisici.

Riflettete un attimo: se nella vostra vita lavorativa riduceste i tempi morti, cosa accadrebbe? Cosa ne sarebbe del tempo così guadagnato? Lo utilizzereste per produrre maggiormente o per riposare? Verreste pagati ugualmente, se dimostraste di poter impiegare 3 ore anziché 8 per svolgere i vostri compiti?

Se riduceste i vostri mille impegni solo a quelli veramente interessanti, veramente divertenti, quanta parte della vostra giornata resterebbe per voi? E cosa la impieghereste a fare? Avreste paura di tanto tempo libero, vi annoiereste, oppure temereste di perdere i contatti, di perdere tempo, cosa ancora?tempo

La società attuale ha ridotto il tempo ad una unità di misura della produzione, e questa si é estesa anche al campo dell’immaginario, sociale, psichico. Non vi sarà in ogni caso facile vedere con chiarezza e distinguere l’utile dal necessario, l’inutile dall’obbligatorio. Il primo passo sarà difficilissimo. Ma prima lo farete, e prima potrete cominciare a considerare la vostra vita in un modo diverso. Sempre che ne abbiate il coraggio, beninteso.

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