Assediare Wei per salvare Zhao

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maggio 20, 2016 di carlovanni

Assediare Wei per salvare Zhao, il secondo tra i 36 stratagemmi alla base del pensiero strategico cinese. 

Assediare Wei per salvare Zhao é il secondo tra i 36 stratagemmi che sono alla base del pensiero strategico cinese, un classico taoista la cui origine si perde tra le nebbie del tempo.

Commento 

Dividere l’avversario anziché [rafforzare] la sua compattezza.

Contrattaccare all’offensiva dell’avversario anziché sferrare il primo attacco.

Sun Bin

 

Spiegazione

“Nulla al mondo è più molle e debole dell’acqua. Eppure nessuno la supera nell’attaccare ciò che é duro e forte. Niente può cambiarla. La debolezza vince la forza. La mollezza vince la durezza. “

Daodejng, LXXVIII

L’origine storica di questo proverbio è fatta risalire al generale dello Stato di Qi Sun Pin (o Sun Bin) il quale, durante il periodo degli Stati Combattenti (453 a.C. – 221 a.C.), non rispose direttamente alla richiesta di aiuto di Zhao, attaccata da Wei, ma si diresse invece tra lo stupore di tutti verso la capitale di Wei, la città di Daliang, assediandola. Sun Pin aveva valutato le forze in campo di Wei troppo forti per attaccarle direttamente e aveva optato per questa manovra indiretta, che diede un duplice frutto: non solo portò rovina nel territorio nemico lasciato parzialmente indifeso, ma così causò anche lo scoramento e il rapido ripiego dell’esercito rivale che, nella fretta di correre in soccorso ai territori assediati, si scompaginò e cadde in una disastrosa imboscata delle truppe di Sun Pin che aveva previsto tale evenienza.

taoIl Taoismo è il sistema filosofico che ci ha tramandato quel concetto di continua mutevolezza e compenetrazione, compresenza, alternanza che vede gli opposti – Yin e Yang – fluire incessantemente l’uno nell’altro per bilanciarsi e completarsi. Yin è il principio femminile, morbido, interno, indiretto, mentre Yang è quello maschile, duro, esterno, diretto. Questo solo per una distinzione elementare, di base: si tratta di concetti molto complessi e molto spesso ipersemplificati per venire incontro alle esigenze di un pubblico occidentale non in grado di cogliere sfumature che per un orientale, al contrario, sono del tutto evidenti. Bene; un attacco diretto ed esplicito alla forza schierata in campo è, senza dubbio, Yang, così come é Yang la forza schierata in campo.

Al di là della discussione sull’opportunità di attaccare forze ben nutrite (altri strateghi occidentali, Von Clausevitz ad esempio, Machiavelli e così via arriverebbero alla stessa conclusione per sun pin la strategia militaremezzo di filosofie diverse: convenienza di attaccare solo se si é in rapporto di 3 a 1, 5 a 1 etc.) il pensiero orientale suggerisce invece di trovare una soluzione che tenda a bilanciare e completare: c’è una forza Yang? Attaccare con metodo Yin, e quindi laterale, obliquo, indiretto. C’è una forza Yin? Farvi fronte con metodi Yang, ossia diretti, rapidi, brutali, decisi. In questo modo si ricrea sul campo di battaglia (che può anche essere metaforico: un qualsiasi conflitto, anche interpersonale) quell’ordine cosmico che è proprio del Tao e, agendo secondo natura, si andrà incontro al successo.

Sun Pin, che visse circa cento anni dopo Sun Tzu e ne è uno dei più importanti eredi intellettuali (alcuni dicono ne fosse anche il pronipote) fu anche autore di un bellissimo manuale intitolato La strategia militare nel quale chiarisce il proprio pensiero: la guerra deve essere condotta solo se inevitabile, mai per avidità e portata a termine nella maniera più rapida possibile, eliminando alla radice le cause che l’hanno generata.

Innumerevoli le applicazioni della strategia di cui abbiamo parlato oggi. In campo militare, per non sentirci troppo inferiori a Sun Pin, possiamo senz’altro citare a titolo di esempio (ma ce ne sarebbero tanti altri) quello di Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano. La situazione: la nascente potenza di Roma é in conflitto con quella solida, articolata ed esperta di Cartagine per il controllo del Mediterraneo. Le truppe cartaginesi, di forze preponderanti, hanno portato la guerra in Italia grazie all’apporto di forze sempre fresche e capaci dalle loro fiorenti colonie e grazie alla intelligenza ed esperienza degli strateghi della famiglia Barca, tra i quali si distingue l’eccellente Annibale.

Publio Cornelio Scipione

Publio Cornelio Scipione, l’Africano

Publio Cornelio Scipione eredita così una situazione che appare disperata, ma può contare su tre fattori che giocano a suo favore. Il primo è l’esperienza: è sopravvissuto alla disfatta della Battaglia di Zama, e ha imparato che uno scontro frontale coi cartaginesi – dotati di forze enormi, molto mobili e anche guidate con intelligenza – è da evitarsi.

Il secondo: una cultura superiore. Le armi erano il mestiere di famiglia, e unendo lo studio della strategia e della tattica dell’epoca e del passato ad una visione elastica e ampia Publio Cornelio è in grado di mettere a punto una strategia di amplissimo respiro capace di cogliere impreparati gli avversari. Ne fanno parte capacità oratoria, umanità nei confronti degli sconfitti, visione d’insieme del teatro di guerra, abilità nel cogliere il tempo giusto per agire, capacità dialettica con le truppe, comprensione delle dinamiche geografiche ed economiche generali.

Quinto Fabio Massimo Temporeggiatore

Quinto Fabio Massimo. Sta ancora aspttando.

Il terzo: Annibale, da molti considerato un genio, è al contrario eminentemente un tattico al quale manca il senso della strategia; le sue forze, per quanto enormi, sono messe sotto scacco continuo da un altro geniale tattico, Quinto Fabio Massimo il Temporaggiatore (Cunctator) che, ben sapendo cosa lo aspetterebbe sul campo di battaglia, si contenta di… fare da tappo al conflitto. Annibale non può rischiare lo scontro diretto, che causerebbe comunque perdite che non può permettersi, non idea strategie che gli consentano di superare questo onnipresente ostacolo e ha sottovalutato la tenuta coesiva del dominio romano, pensando che si sarebbe rapidamente sgretolato: per uscire dalla impasse conta soprattutto sull’invio di forze fresche dalle colonie.

Noi oggi non sappiamo se Publio Cornelio Scipione abbia studiato Sun Pin o Sun Tzu. Molti direbbero certamente di no, sottovalutando lo scambio culturale di quel periodo, pur lontano: in realtà esistevano rapporti commerciali tra Cina e Roma ben documentati, e la grande capacità dei romani di assimilare le lezioni di chiunque facendole proprie è stata sempre il suo maggiore punto di forza. Possiamo ipotizzare per certo che fosse ben nota la lezione appresa da Agatocle di Siracusa, che aveva anch’esso attaccato i cartaginesi direttamente in Africa, compiendo però vari errori: primo tra tutti, dilungarsi nel conflitto.

Annibale

Annibale

Scipione invece contro il sasso di Cartagine usa la carta e avvolge la forza di Annibale con una mossa a sorpresa: anziché attaccare il rivale per difendere il patrio suolo, assedia Cartagena, in Spagna, e la conquista privando così le forze africane di importanti rifornimenti di derrate, armi e truppe. A piccoli, rapidi e determinati passi, mentre Annibale mordeva il freno in Italia, Publio Cornelio eluse lo scontro col fratello Asdrubale permettendogli molte vittorie sul campo ma arrivando in sostanza a conquistare tutta la Spagna in meno di tre anni. Rapidità, evitamento degli scontri persi in partenza, grande generosità verso gli sconfitti e severità verso i ribelli spezzarono la dorsale del dominio cartaginese in Europa, mentre le forze africane ancora mettevano in serie difficoltà l’Italia, apparentemente lasciata a se stessa.

La prossima mossa di Publio Cornelio Scipione consiste nel portare la guerra direttamente su suolo africano, nonostante la contrarietà del Senato e della fazione di Quinto Fabio Massimo la cui strategia attendista ora se portata avanti permetterebbe ai barca di riorganizzarsi. Scipione, ostacolato dal Senato, recluta le sue forze con intelligenza: reduci della battaglia di Canne desiderosi di vendetta, popoli italici delusi dalla mancata promessa di Annibale di liberarli dal giogo romano, i numidi spagnoli, ex nemici, trattati con generosità con cui ha condotto importanti negoziati. A questo punto, é Storia: Scipione conquisterà una città cartaginese dopo l’altra, inviando forze e denaro in Italia per contrastare le forze cartaginesi sottraendo ad esse, come in una inarrestabile emorragia, uomini e mezzi, fino al momento in cui Annibale sarà costretto a scontrarsi con lui direttamente a Zama. Ma anche qui Scipione, capace di usare la forza degli avversari contro se stessi, con forze inferiori conseguirà una vittoria schiacciante. A trentatrè anni, Publio Cornelio Scipione aveva usato lo Yin contro lo Yang, poi lo Yang contro lo Yin e aveva debellato per sempre la potenza cartaginese, al contempo salvando Roma.

battaglia di Zama

Battaglia di Zama

Mi accorgo di essermi un po’ dilungato e magari parleremo ancora di questa strategia per vedere come utilizzarla in molti altri campi. Ma già dovrebbe balenarvi qualche possibile applicazione: circuire la madre della vostra amata se il padre è uno scoglio troppo tenace, farvi amica la segretaria del capo che non si fida di voi, partecipare ad un concorso per qualifiche inferiori alle vostre per ottenere il posto e poi di qui lavorare per la promozione, e così via. Le applicazioni sono infinite; questo principio di opporre cedevolezza a forza e viceversa e di sfruttare la forza dell’avversario contro se stessa è alla base di molte arti marziali e, in ultima analisi, è un metodo molto intelligente per vincere qualsiasi disputa. Sbattere la testa contro il muro non ha mai giovato a nessuno.

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