E’ così terribile essere un timoroso?

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Mag 4, 2016 di carlovanni

E’ così terribile essere un timoroso? Questa la domanda che Carlos, il discepolo, rivolge al suo maestro, lo stregone yaqui Don Juan Matùs. La risposta è di quelle da ricordare. 

shamanE’ così terribile essere un timoroso?” Il discepolo, Carlos Castaneda, rivolge questa domanda a quello che poco a poco é divenuto il suo maestro in un importante cammino di conoscenza, lo stregone yaqui Don Juan Matùs. La domanda è inserita nel contesto di una discussione più ampia nella quale il mentore offre all’allievo un punto di vista chiaro ed ineluttabile sul come dovrebbe essere vissuta la vita. Questi dialoghi sono tratti dal bellissimo terzo libro di Castaneda, Viaggio a Ixtlàn, concepito come un qualcosa a metà tra il romanzo e la ricerca antropologica. Nessuno ha mai saputo se si trattasse di pure invenzione o se ci sia stato veramente un Don Juan a mostrare il cammino; certo è che Castaneda su questa storia costruì una fortuna commerciale invidiabile.

In ogni caso, realtà, finzione, poco importa; i concetti qui espressi, in maniera chiarissima, con parole che vale la pena di leggere – si imprimono con forza nella coscienza – sono gli stessi che ritroveremo in moltissime culture e che parlano di una meditazione, quella sulla Morte, da sempre punto centrale ed ineluttabile di molti sistemi filosofici. Ma lasciamo parlare il libro; leggete, ne vale veramente la pena. Interessante anche la metafora finale, un modello che ritorna spesso nelle pagine di Castaneda e che, moltissimi anni prima di Coelho, paragona la persona che ricerca  la consapevolezza ad un cacciatore, o a un guerriero.

Per facilitare la lettura: a sinistra, le parti di Don Juan, in corsivo; a destra, quelle di Carlos Castaneda.

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[…] Gli dissi che io ero assolutamente pietrificato dall’idea di morire, che ci pensavo in continuazione ma certamente non m’infondeva coraggio e neppure mi spronava all’azione. Mi rendeva solo cinico e mi faceva sprofondare in crisi di cupa malinconia.

” […] Vi è una strana, struggente felicità nell’agire con la piena consapevolezza che qualunque cosa si stia facendo potrebbe essere l’ultima azione sulla Terra. Ti consiglio di riconsiderare la tua vita e di portare le tue azioni sotto quella luce.

Non ero d’accordo con lui. La felicità per me consisteva nel ritenere che vi fosse una sottintesa continuità nelle mie azioni […]. Gli feci notare che il mio disaccordo non era banale, ma derivava dalla convinzione che il mondo e io stesso avessimo una continuità determinabile.
[…]

brujo 1

Non hai tempo, amico” proseguì . “Questa è la sfortuna degli esseri umani. Nessuno di noi ha tempo a sufficienza, e la tua continuità non ha senso in questo mondo imprevedibile e misterioso.“. “La tua continuità ti rende solo timoroso” disse. […] In altre parole, la tua continuità non ti rende felice, o potente.

Ammisi che ero piuttosto angosciato dall’idea che sarei morto e lo accusai di provocare in me una grande apprensione con il suo continuo parlare e occuparsi della morte.

Ma tutti dobbiamo morire” disse. […]

“Non voglio pensarci, don Juan.”

Perché no?

“E’ inutile. Se è là e mi sta aspettando, perché dovrei preoccuparmene?”

Non ho detto che devi preoccupartene.

“Allora cosa dovrei fare?”

Usala. Focalizza la tua attenzione sul legame fra te e la tua morte, senza rimorso, tristezza o preoccupazione. Focalizza la tua attenzione sul fatto che non hai tempo, e lascia che le tue azioni fluiscano di conseguenza. Fai sì che ognuna delle tue azioni sia la tua ultima battaglia sulla Terra. Solo a questa condizione le tue azioni avranno il loro giusto potere. Altrimenti saranno, per quanto a lungo tu possa vivere, le azioni di un timoroso.

E’ così terribile essere un timoroso?

No, non lo sarebbe se fossi immortale, ma se devi morire non c’è tempo per il timore, semplicemente perché esso ti fa aggrappare a qualcosa che esiste solo nei tuoi pensieri. Ti consola quando tutto è tranquillo, ma poi il mondo imperscrutabile e misterioso ti apre le sue fauci, così come le apre a ognuno di noi, e allora capisci che le tue strade così sicure non lo erano affatto. Essere timorosi ci impedisce di esaminare e sfruttare il nostro destino.”[…]
“[…] La maggior parte delle persone passa da un’azione all’altra senza combattere o pensare. Un cacciatore, al contrario, valuta ogni azione; e, dato che ha un’intima conoscenza della propria morte, procede giudiziosamente, come se ogni azione fosse la sua ultima battaglia. Solo uno stupido non si accorge del vantaggio che un cacciatore ha sugli altri uomini. Un cacciatore attribuisce alla sua ultima battaglia il dovuto rispetto, perciò è naturale che la sua ultima azione sulla Terra debba essere la sua azione migliore. E’ piacevole quella strada, perché attenua la morsa della sua paura.

Rovine Inca

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Da Viaggio a Ixtlàn, Carlos Castaneda, 1972.

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