Si é sempre fatto così.

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aprile 25, 2016 di carlovanni

Si é sempre fatto così è la frase che vi segnala che siete di fronte ad una impasse del pensiero. Ma non del pensiero creativo, o meglio, non soltanto: più che altro, del coraggio. 

Sì è sempre fatto così è la frase che vi segnala, forse più di qualsiasi altra, che siete di fronte ad una impasse del pensiero creativo, e non solo di questa: anche del coraggio. Della voglia, della determinazione – a volte, ne basterebbe pochissima – necessaria a calpestare la riga che separa la nostra comfort zone dallo spaventoso ignoto che la circonda. Spaventoso, beninteso, più che altro per il nostro povero cervello che, trovandosi di fronte alla scelta se seguire gli schemi già percorsi in precedenza e tentare strade nuove, se non addestrato specificamente opterà sempre (o quasi) per la prima opzione, per risparmiare energia. Fantastico, se avete la possibilità di vivere tutta la vostra vita senza la minima necessità di apporre cambiamenti al vostro percorso; un disastro, se così non é (ovvero: sempre).

ruote quadrateD’ora in avanti, visto che vi metto sul chi va là, quando vi troverete di fronte a questa frase (detta da altri, detta da voi stessi) vi accorgerete che non é altro che una faticosa razionalizzazione di quella grande costante che é la paura del cambiamento in se stesso. Per meglio spiegarvi, vi faccio l’esempio di tre grandissime e semplici invenzioni che hanno cambiato il mondo, in piccolo o in grande, che oggi diamo per logiche e scontate ma che hanno tardato moltissimi anni ad apparire per il semplice motivo che nessuno aveva pensato ad esse; oppure, perchè si riteneva che fossero fondamentalmente inutili e superflue. 

La lattina per alimenti e l’apriscatole

lattina pistolaLa prima lattina per alimenti vide la luce nel 1810, frutto di un lungo processo creativo che vide il suo culmine a ridosso delle Guerre Napoleoniche (se siete curiosi di come avvenne, lo racconto in questo articolo).  L’apriscatole, che pensereste abbastanza logico, come conseguenza, dovette attendere invece fino al 1855- 45 anni più tardi – quando l’inglese Robert Yates brevettò un utensile che non era altro che una sorta di coltello modificato (una specie di artiglio, nelle forme) in grado di forare il fianco della scatoletta facendo leva col manico. Come spesso accade, le innovazioni si susseguirono a breve: l’apriscatole del 1858 di Ezra Warner aveva una sicura e tagliava la parte superiore della lattina con maggiore sicurezza e facilità, mentre per il primo apriscatole a rotella (ancora più facile, sicurezza estrema) si dovrà attendere William Lyman nel 1870. Prima di allora, le lattine venivano aperte, seguendo le istruzioni stampate sulle etichette, usando mazzetto e scalpello; i militari in trincea trovavano anche utile prenderle a colpi di baionette e, se il metallo si dimostrava particolarmente coriaceo, direttamente sparandogli.

L’hockey e la maschera

infortunio HockeyL’hockey è sempre stato, fin dai tempi ancestrali, uno sport, per così dire, sufficientemente maschio da permettere di sfoggiare dopo le competizioni un ragguardevole quantitativo di ferite, degne se non di un campo di battaglia per lo meno di un campo di battaglia piccolo. La data di nascita di questa attività estremamente fisica si deve, secondo le fonti, al 1527, o al più tardi considerando un corpus di regole il più possibile simili a quelle moderne al 1838; a contendersi i natali, vari Paesi, tra cui Scozia, Inghilterra, Galles, Canada e altri a seconda che si tratti della versione su prato o su ghiaccio. Particolarmente esposti a lesioni sono sempre stati gli estremi difensori: i portieri, obbligati a fronteggiare energumeni violenti e rissosi lanciati a tutta velocità verso la porta brandendo bastoni più o meno pericolosi ma sempre molto duri da ricevere in faccia. Le lesioni facciali, craniche e odontoiatriche riportate dai portieri di questo sport sono infatti sempre state il cruccio maggiore di ogni squadra fino a quando qualcuno non ha avuto la bella idea di ideare delle protezioni, a metà strada tra elmo e maschera protettiva, in grado di proteggere dal rischio di tali lesioni. Il benefattore era uno che se ne intendeva: si trattava dell’hockeista su ghiaccio canadese Joseph Jacques Omer Plante, che appunto nel ruolo di portiere con i Montreal Canadiens vinse nella sua carriera ben 6 Stanley Cup. Correva l’anno 1959 – almeno 121 anni dopo l’invenzione dello sport – e Plante, dopo una considerevole sberla in faccia, pensò bene che era ora di correre ai ripari, ideando qualcosa di veramente efficace. Fu ampiamente dileggiato per la bruttezza e ineleganza del supporto e tacciato di essere ovviamente una specie di signorina nell’usare una simile, vigliacca protezione; ma da allora chiunque voglia riportare a casa i propri lineamenti ha cura di indossarla.

La valigia e le sue ruote: il trolley. 

valigie viaggiatoriNon abbiamo proprio idea di chi fu l’inventore della valigia così come oggi la conosciamo: maniglia ( o maniglie, cerniere o lucchetti, forma squadrata. Certo é che si tratta semplicemente dell’evoluzione dei tanti sacchi, borse e zaini che devono aver servito il percorso dell’Uomo nei suoi spostamenti fin dai primi albori della nostra razza; un contenitore, qualcosa da afferrare per renderlo più trasportabile, ed ecco tutto. Ci sono voluti migliaia di anni perchè qualcuno – Bernard S. Sadow, nel 1970 – pensasse di depositare un brevetto che, molto semplicemente, forniva la valigia di ruote per renderla stavolta definitivamente trasportabile, con un minimo sforzo a prescindere dal peso e senza ricorrere alla forza delle braccia o della schiena, in proprio o sfruttando quella di servizievoli e robusti facchini. Il trolley, così si chiamava l’invenzione, per fare la sua comparsa dovette ancora attendere fino al 1988; anno in cui il pilota di linea Robert Plath comprese che per gli equipaggi degli aerei, cui necessitavano continui spostamenti tra i terminal ed i velivoli, adottare un sistema comodo ed efficace sarebbe stata un’ottima idea. Detto, fatto: quello che fino ad allora era stato bollato ed esecrato come un sistema di trasporto poco virile e quindi vergognoso entrò a passo di moda nell’immaginario prima dei viaggiatori aerei, e poi di quelli di ogni genere. Oggi la sola idea di dover trasportare una valigia per il manico ci sembra idea da oranghi, e nemmeno tanto furbi; ma è esattamente così che abbiamo fatto, per migliaia di anni.

Avete notato cosa hanno tutte queste vicende, in comune?

Certamente, le invenzioni, per poter essere fruttuose, debbono aspettare non solo di venire ideate (la parte del processo creativo) ma anche che si compia il loro tempo; ovvero, che il substrato culturale in cui compaiono sia pronto ad accettarle e farle proprie. Prima di questo, tutti le considereranno con sufficienza: si é sempre fatto così, che bisogno c’è di cambiare? Il sistema in atto sembra sufficientemente pratico per non investire neppure un neurone nell’imparare qualcosa di nuovo. Il termine efficienza é qui grandemente mal compreso.

Altra costante: le innovazioni possono essere viste come un metodo troppo facile, e quindi truffaldino, poco virile, poco giusto per fare le cose. Qui non è importante il risultato: é il non sfigurare dinnanzi al gruppo dei pari. Se questo significa seminare la metà dei denti sul campo, prendere a badilate la cena e poi raccoglierla da tutto il prato oppure incrinarsi tre vertebre per portare in vacanza i libri, ebbene, che importa?

strada stortaSi é sempre fatto così è una frase che, alla luce dell’analisi della Programmazione Neuro Linguistica, mostra subito le debolezze di cui é composta.

Intanto, una generalizzazione: sempre. Veramente, si é sempre fatto così? O forse esistono, o sono stati inventati metodi poi scartati per qualche motivo che prevedevano un modo diverso?

Poi, una classica performativa persa: si è sempre fatto così è da tradursi forse tutti hanno sempre fatto così? Noi tutti abbiamo sempre fatto così? Chi è il soggetto della frase? L’elisione del soggetto è un monito nascosto: tutti hanno sempre fatto così, e se anche solo pensi di poter fare diversamente sei da solo nel tuo cammino. Non ti conviene: è molto meglio seguire il branco. E dietro questa neanche tanto velata minaccia, ci si perde.

Si è sempre fatto così fa il paio con un’altra geniale frase: oggi ormai è già  stato inventato tutto. Bene; sono sicuro che lo dicessero anche prima della maschera da hockey, dell’apriscatole, del trolley.

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