La meditazione del camminare.

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aprile 5, 2016 di carlovanni

La meditazione del camminare: facilissima, efficace, economica e anche divertente. A modo mio, però.

La meditazione del camminare é una modalità alternativa allo starsene fermi in panciolle, o in posizioni che per molti saranno scomode, impraticabili o innaturali – senza contare quelli che proprio non riescono a starsene fermi, eh! – di facilissima comprensione ed applicazione che rischia, tra le tante possibili, di essere una tra le più efficaci in assoluto. Ed é anche divertente e istruttiva. Fatta a modo mio, però. Perché a me quella che tramandano oggi i super esperti della Mindfulness (che poi si copiano l’uno con l’altro) mi piace davvero poco, per una serie di motivi. Che ora vi vado a spiegare, assieme alla mia immodesta proposta. 

camminare tacchi altiAllora; anzitutto, non starò a farla tanto lunga con la Mindfulness, perché ci tornerò sopra altre volte. Per ora vi basti sapere che è la diretta discendenza della meditazione Zen, spogliata di tutte le sue situazioni mistiche e religiose: a volte é un bene, altre volte é un male. In ogni caso, sono tecniche che da oltre 3.000 anni servono a fare del vostro cervello una macchina meravigliosamente funzionante.

Esiste una meditazione Zen in movimento, detta appunto del camminare; ma non ha niente a che vedere con quella che vi insegno ora. Perché non fa altro che raddoppiare quella statica, ossia: ha come focus la concentrazione sul respiro, mentre vi muovete, lentamente o velocemente (dipende dalle varie scuole) e mentre dolcemente invitate i pensieri che si presentano alla vostra coscienza a togliersi di mezzo, che non é il momento. Tutto chiaro? Meditazione Zen ( o Mindfulness) statica: focus sulla respirazione, pensieri, sciò; meditazione Zen in movimento, focus sulla respirazione, pensieri, sciò.

Questo suggerimento é stato accettato da centinaia di migliaia di studenti in tutte le epoche (e, che io sappia, da migliaia di anni) senza che venisse fatta una obiezione semplicissima: ma se sto camminando, perché non porre il focus sul camminare in quanto tale, anziché su altre cose, respirazione, o salivazione, o non so cosa?

camminare da soliIo faccio così: parcheggio la macchina a dieci minuti dall’uffcio, scendo e mi incammino. Da quel momento in poi mi concentro esclusivamente sulle sensazione che mi trasmettono le piante dei piedi. E basta. Nient’altro che questo. Sono perfettamente consapevole del tragitto che compio – dopotutto, siamo capaci di infiniti automatismi, dei rumori che mi circondano – un picchio vicino alla circonvallazione, il clacson dell’auto che vorrebbe stirarmi sulle strisce pedonali – di quello che vedo, degli odori, di tutto. Ma, esattamente come accade per i pensieri, lascio che passino senza fermarsi. La mia piena attenzione é rivolta solamente alle sensazioni che mi rimandano i piedi: le asperità del terreno, la cedevolezza della tomaia e della pianta, il gioco delle dita, le righe del pavé. C’è un intero mondo là sotto, e non ci facciamo mai, ma proprio mai, caso; siamo troppo impegnati a pensare altro, fare altro, porre la nostra attenzione altrove. Questo invece é un metodo davvero straordinario, ed estremamente ricco, per provare cosa significhi veramente qui ed ora.

Detto per inciso: io per buona metà dell’anno indosso scarponi anfibi. Non avete idea di quale sensibilità possano raggiungere, nonostante questo, le piante dei vostri piedi. E non sto parlando di feticismo. Vi sto dicendo che nonostante un battistrada di 2, 3 centimetri di cuoio e gomma riuscirete in breve a percepire mozziconi di sigaretta piallati dagli pneumatici, steli d’erba e spessore delle righe della segnaletica orizzontale. Figuriamoci camminando a piedi nudi.

Tutto chiaro? Lo ripeto: dovunque siate, con qualsiasi calzatura, con qualsiasi clima, mentre andate da qualsiasi parte abbiate comunque programmato di raggiungere, prendete e meditate. Concentratevi sulle sensazioni che vi rimandano le piante dei piedi; lasciate scorrere, senza soffermarvi, pensieri, rumori, sensazioni, qualsiasi cosa che non sia il semplice camminare. Poi raccontatemi come è andata, e se vi sentite di farne a meno, per il futuro. Non dovete fare altro che camminare; non importa se per dieci chilometri o dieci passi o due, o in un bosco, o dal salotto al bagno, o per fare la spesa. Dovete solo sfruttare quello che già in ogni caso fareste: una bella comodità, no?

Kung Fu walking paper riceQuesta storia ha un antefatto. Quando ero ragazzino ero invasato di arti marziali orientali, e c’era un bellissimo telefilm con David Carradine in cui il protagonista, da bambino, veniva addestrato dai monaci di Shaolin a prendere pieno possesso dei propri sensi e movimenti. Una di queste esercitazioni consisteva nel camminare su di una lunga pergamena in carta di riso spessa, come assicurava il vecchio monaco, come le ali di una farfalla: quando riuscirai a camminarci sopra senza strapparla, allora sarai pronto.

Bene; non é che in giro si trovino molti rotoli di carta di riso spessi come ali di farfalla. Così io mi addestravo a camminare sulla sabbia, sforzandomi di non lasciare impronte. Non che ci sia mai riuscito: suppongo che non sia proprio possibile. Però, la sfida era bellissima, anche se facevo, ne sono sicuro, una impressione un po’ curiosa a chi mi osservava. E a prestare molta, molta attenzione a dove metto i piedi ho imparato, altroché. Bene; con la mia meditazione del camminare potrete sviluppare anche voi superpoteri kung fu mentre praticate per parecchi minuti alla volta, senza fatica, senza assolutamente annoiarvi e senza che chi vi osservi possa pensare che siate altro se non dei semplici, normalissimi passanti.

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