Conan Doyle, Sherlock Holmes e le Fate di Cottingley

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aprile 1, 2016 di carlovanni

Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes e alfiere del Metodo Deduttivo, e lo strano caso delle Fate di Cottingley.

sir arthur conan doyleIl mistero delle Fate di Cottingley appassionò un’intera epoca e riuscì a dare scacco anche a Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes e alfiere del Metodo Deduttivo; il quale, nonostante la nonostante la sua intelligenza e il metodo che aveva reso famoso col suo personaggio – fu egli stesso un consulente investigativo per Scotland Yard, e risolse alcuni casi grazie alle sue capacità deduttive – non riuscì a venire a capo del quesito, finendo col garantire circa la sua veridicità. Correva l’anno 1917, e due cugine di sedici e dieci anni finirono agli onori della ribalta per aver fotografato, nel proprio giardino, una serie di piccole fate impegnate in varie attività. Dalle mani delle ragazzine alle sedute della  Theosophical Society di Bradford il passo fu breve, e ne nacque un caso che, a ridosso del primo conflitto mondiale, incuriosì molti appassionati dell’occulto, che in quell’epoca di terribili tragedie, di rivolgimenti sociali e di grave incertezza erano particolarmente interessati a tutto quanto di misterico potessero trovare. 

fata cottingley 1Nel 1920 lo Strand Magazine chiese ad Arthur Conan Doyle un parere, ed un articolo, sull’argomento; lo scrittore visitò la famiglia e rimase affascinato dalla sua complessiva onestà e rispettabilità, prese visione delle foto, parlò con le bambine e con i genitori (il padre, che sosteneva fosse uno scherzo, e anche banale; la madre, fervente sostenitrice degli esseri fatati) e sorprendentemente partorì l’articolo Fairies photographed–an epoch making event (Fate fotografate – un evento epocale) in cui sosteneva la tesi favolosa delle bambine.

Nonostante i moltissimi pareri contrari sull’argomento (di ogni genere, persone di buon senso come radioestesisti, spiritisti e tecnici vari) Conan Doyle continuò a sostenere la propria tesi a spada tratta. Va detto che il focoso scrittore scozzese era noto per la tenacia nelle sue prese di posizione, ma anche per una onestà intellettuale a prova di bomba e per l’incrollabile senso di onore che accompagnava ogni sua attività; inoltre, non era certo uno stupido, né un incolto,e aveva a più riprese dato buona prova di quello stesso ragionamento deduttivo che aveva fatto mettere spesso in atto dal suo più celebre e detestato personaggio, l’investigatore Sherlock Holmes. fata cottingleyTutto inutile; per lui, le fotografie mostravano senza alcun dubbio quello che non poteva altrimenti essere interpretato se non uno scorcio meraviglioso di un mondo separato e al tempo stesso unito al nostro, appena di là dal velo.

Si dovette attendere sino al 1983 perché le due cugine, ormai attempate, ammettessero che si era trattato di uno scherzo messo in atto con enorme semplicità: le fate non erano altro che figurine di carta ritagliate da cataloghi e messe in posa con bastoncini, fili, fermagli per capelli. Cosa che a chiunque abbia gli occhi ed un minimo di malizia, o più di 8 anni, é evidentissimo.

Cosa era successo? Una cosa estremamente umana. Lo scrittore del metodo deduttivo, del razionalismo più estremo, che predicava la necessità dell’osservazione e della logica, non solo era da tempo incuriosito da tutto ciò che era strano, e misterioso; ma aveva all’epoca del caso delle Fate anche perso la prima moglie ed il figlio maggiore, e per lui l’idea che non tutto si fermasse a quanto si potesse udire, vedere e toccare su questa Terra era consolante ed irresistibile; divenne perciò un ardente sostenitore dello spiritismo.

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Queste idee furono per lui anche causa di molti scontri con il suo amico Harry Houdini, il celeberrimo illusionista; questi, esattamente come lo scrittore, aveva un enorme bisogno di credere, e al contrario di questi, però, aveva deciso di portare avanti una propria personale crociata per smascherare quanto di falso ci fosse, nella speranza di cogliere infine un qualche barlume di verità.

La lezione che ne dobbiamo trarre è che, per quanto il nostro metodo sia preciso, è sempre necessario attuare una elevatissima sorveglianza sulle distorsioni causate da ciò che vogliamo credere; perchè le emozioni sono in grado di falsare qualsiasi misurazione.

Non é affatto un problema raro. In effetti, la maggior parte delle opinioni personali derivano da errori di questo genere; praticamente nessuno é così intellettualmente onesto, o così metodico, da tenere sempre ed in ogni circostanza abbastanza duro da far sì che i propri desideri, le proprie paure non inficino la corretta formazione delle idee. Ed è anche il motivo per il quale la maggior parte delle ricerche (cosiddette) scientifiche, comprese quelle oneste, non risultano in ultima analisi particolarmente attendibili: la casistica parla di una onnipresente abitudine nello sforzarsi di far quadrare i dati con l’ipotesi che si desiderava verificare, anziché, come dovrebbe essere, il contrario. Figuriamoci le ricerche non scientifiche.

 

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