Mazinga è meglio del Prozac. Venticinquesima puntata

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dicembre 18, 2014 di carlovanni

Capitolo decimo

Ci sono storie che nessuno ha mai avuto il coraggio di raccontare. Quando ti scontri con certi interessi, anche il giornalista più incallito deve cedere le armi, di fronte a forze superiori.

Com’è che Erin Brockovich, che ha scassato i maroni a tutta l’America con le sue inchieste all’arsenico, non ha mai avuto il coraggio di denunciare pubblicamente quello che succedeva a Milwaukee, Wisconsin?

Va bene; lei, all’epoca dei fatti, non era ancora in attività; ma nessuno che abbia mai avuto il fegato, o la lucidità, di accorgersi che i prodotti di scarto delle lavorazioni delle pur nobilissime Harley Davidson causavano gravissimi danni neurologici alla popolazione?

Eppure, era assolutamente evidente, quello che si svolgeva, giorno dopo giorno, nella piccola, ridente cittadina.

Noi avevamo sotto agli occhi quotidianamente lo sfacelo, dal punto di vista privilegiato del salotto di Casa Cunningham (e già, il nome è tutto un programma). Lui, Howard, il capofamiglia, pare sia un piccolo imprenditore, ma nessuno lo ha mai visto lavorare, a memoria d’uomo. La moglie Marion è meglio stia in cucina, a stendere i panni o, al limite, in camera da letto, locale dove, nonostante la sua aria svampita, si immagina sappia darsi da fare, dato che ha comunque due figli (io, però, lui, non ce lo vedo, a fare sesso. Siamo sicuri che i figli siano poi suoi?). I due figlioli Ritchie e Joanie, messi insieme, non ne hanno nemmeno per capire le regole del Bingo.

Vabbè; direte voi, è un caso di cretinismo genetico. E allora? Una famiglia sfortunata, ma ce ne sono tante, purtroppo.

Poi entrano in scena gli amici di Ritchie; e capiamo così come mai Sottiletta (che è il soprannome di Joanie, sempre meno giustificato man mano che avanza la serie) corra seriamente il rischio di restare vergine.

Voglio dire; mi rivolgo al pubblico femminile: voi, vorreste Potsie o Ralph in mezzo alle gambe?

Magari; sì; ma non è certo la conversazione, il loro forte, ne possiamo stare certi.

Ancora una volta: due cretini. Integrali, non c’è da sbagliarsi.

E uno allora, se vuole proprio essere buono, pensa: ma su, in fondo, se uno è cretino, i suoi amici lo saranno loro pure, no? Non c’è niente di strano…

Per cui, seguendo i vivaci ragazzetti nell’unico posto di ritrovo nel raggio di 150 chilometri, il titanico ARNOLD’S, che svetta tra le nubi con l’imponenza di Galactus, vi aspettate di trovare qualcuno sano di mente.

Ahi, ahi, ahi…no…macchè…i nostri eroi, sono perfettamente integrati rispetto al resto della popolazione, anzi, in molti casi ci accorgiamo che sono pure leaders e beniamini…

…il che ci fa pensare: e figuriamoci gli altri, come sono messi…

L’unico che sembra avere un po’ di sale in zucca è il gestore di ARNOLD’S, Matsumoto “Arnold” Takahashi, che infatti ben presto lascerà questa specie di Villaggio dei Dannati alla rovescia, cambierà nome e si reinventerà imperscrutabile maestro di karaté (in realtà, non è giapponese, ha solo il beri-beri). E il suo consiglio “dài la cera, togli la cera” creerà legioni di adulti disadattati in tutto il mondo occidentale.

Ci accorgiamo della dimensione del problema in tutta la sua pienezza solo il giorno in cui arriva, elemento perturbatore, come nelle favole, da non si sa dove una sorta di orribile nano tamarro butterato, pettinato con il grasso delle catene dei motorini, tale Arthur Fonzarelli, che con lungimiranza e grande senso tattico decide di autosoprannominarsi “Fonzie”. Il quale, preso atto della situazione, si frega le mani: in un paese di smidollati come questo, anche uno sgorbio, uno scherzo della natura come lui avrà certamente buon gioco!!!

Difatti, come un antico, malizioso vampiro, Fonzie con un abile colpo di mano prende possesso di una sezione della casa dei Cunningham, senza che questi abbiano il coraggio di protestare; e da qui, soggiogherà in breve tutta la cittadina.

Rispetto agli autoctoni, Fonzie ha la forza di quattro uomini e l’intelligenza, ahimè, di cinque; è più veloce, più furbo, più capace: in pratica, la mancanza di selezione naturale nella zona deve fare ora i conti con un predatore venuto dall’esterno. Che prende possesso esclusivo del bagno degli uomini da ARNOLD’S, come se non bastasse, e se vuoi andare a pisciare devi prima chiedere umilmente permesso, poi pagare il dazio, e comunque, se Fonzie c’ha del movimento (e ce l’ha sempre), te la fai comunque addosso, non ci sono cavoli.

Per quanto ne sappiamo, per la quantità di figa che passa per le mani di Fonzie, l’attuale generazione di Milwaukeesi sono tutti figli suoi; o meglio, suoi e dei suoi luogotenenti, i servili Ritchie, Potsie e Ralph, ai quali concede con grande magnanimità gli scarti, come un imperatore dello stampo di Caligola.

Il “Dracula” di Bram Stoker, con pochi atti, peraltro eccellenti, te lo toglievi di mezzo.

“Gli ultimi giorni di Jerusalem’s Lot”, la scopiazzatura (ma niente affatto male) di Stephen King, con due puntate, era fatto tutto.

Lo stillicidio di Milwaukee nelle mani di Fonzie dura per ben 10 serie, 255 episodi, che hanno anche lasciato in eredità 4 serie spin-off (da noi, il più noto “Mork e Mindy”, storia di sesso interspecie), due cartoni animati  e un notissimo snack alitolesivo.

L’unica salvezza, a Milwaukee (come altrove, del resto), consiste, ovviamente, nella fuga.

E infatti; al largo dalle tossiche influenze del terreno del Wisconsin, gli abitanti, rifioriscono letteralmente.

Del successo dell’uomo noto al mondo come Pat Morita, ex “Arnold”, abbiamo già detto; il secondo ad andarsene, esibendo come scusa il servizio militare, fu il candido Ritchie, che oggi si fa chiamare “Ron Howard”, con grande inventiva, ed è un regista di straordinaria e meritata fortuna.

Poi è stata la volta di Howard, che ha trovato rifugio, dopo tanto peregrinare, solo, stanco e disperato, in un paesino sulla riva dell’oceano che gli deve essere sembrato un rifugio sicuro. Qui, si è fatto eleggere come sceriffo, e per un po’ ha pensato di avere finalmente trovato la serenità.

Purtroppo per lui, il paesino si chiamava “Cabot Cove”.

Il cugino di Fonzie, visto che tanto Sottiletta non glie la dava, si è improvvisato medico, e ce lo siamo ritrovati assieme a Dick van Dike in “Detective in corsia”; poi, si devono essere accorti che le sue credenziali erano false, e l’hanno sbattuto fuori.

Per quanto riguarda tutti gli altri: per quanto ne sappiamo, sono ancora tutti lì, sotto il giogo terribile e inevitabile di Fonzie. Ma chi è che ha il coraggio di andare a investigare?

E comunque: se questi erano i loro giorni felici, che cazzo avevano, da ridere?

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