Un matto

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settembre 4, 2014 di carlovanni

Fa sempre un po’ strano pensare che gli altri non abbiano, di noi, la stessa percezione che noi abbiamo di loro.

Tipo, quella cosa: quando dormo, gli altri esistono? Che è una tendenza che va dal solipsismo all’egomania fino alla schizofrenia più grave, e che vedete chiaramente nei gesti e negli atteggiamenti di tante persone che quotidianamente vi circondano, inutile che ce lo nascondiamo.

Io per esempio spesso mi perdo in fantasticherie mie e non mi ricordo manco di esserci, però sbattere il ditino negli spigoli mi riporta sempre alla realtà, e quando penso agli altri penso, chissà Tizio come sta, siamo stati bene quella volta, adesso lo chiamo, gli scrivo, gli piaceva il prosciutto. Caia, quanto tempo! Era un po’ stronzetta però viva, vitale, mi ha lasciato un bel po’ di interrogativi che mi hanno fatto molto crescere! Sempronia, uuuhhmmm, che bella storia, pazza come un cappellaio ma aiuto, eh! E via di questo passo.

Il dubbio che ti viene è che gli altri ti segnino in qualche memoria SIM che porta molto poco spazio, quindi le info di te diventano sintetiche:

scopato

mi deve soldi

gli devo soldi

scopato

scopato mia sorella

vedere se compra

vedere se compra

conosce tipa che voglio scopare

chiedere lavoro

Cose così, insomma. Che quando tira il vento fondamentalmente svanisci, e chissà se poi risalti fuori.

Oddio, entrare nella testa degli altri è sempre difficile, e non si può pretendere che abbiano per te la stessa attenzione che abbiano per se stessi.

Però a me viene spesso in mente il Matto di De André: “gli altri sognan se stessi, tu sogni di loro”.

Io molto spesso non trovo, negli altri, la stessa idea di esistere che invece nella mia memoria, nella mia coscienza, conservo di loro. Succede anche a voi? Di capire che siete stati strumentali a qualcosa, magari ad una vacanza, magari a tenere il posto in fila, e poi basta, chiuso capitolo?

Personalmente mi sento sempre un po’ contento quando riesco a sfuggire all’Assioma di Mangiapane; non riesco a capire come mai non sia pratica diffusa.

“Qui sulla collina dormo malvolentieri, eppure c’è luce ormai nei miei pensieri”; questa tensione tra il pensare di avere, in fondo, una marcia in più nella coscienza del mondo, e la sensazione fortissima di essere lo scemo del villaggio.

Capita così anche a voi?

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