I volonterosi carnefici di Trip Advisor

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agosto 25, 2014 di carlovanni

Non sono mai riuscito a prendere l’abitudine di leggere le recensioni sui ristoranti. Sui libri, sì; sui film, anche. C’è gente in giro che ne sa parlare. Sulla musica, già meno. Non è facile farsi un’idea di cosa stai per ascoltare senza capitare tra le grinfie di un qualche spocchioso cagone capace di costruire una pagina di 5.000 battute dalle quali, se togli gli aggettivi, non metti insieme un ragionamento che sia uno. Per le opera d’arte, poi, apriti cielo. Una volta ne ho scritta una per un’amica che stampava un catalogo; non avendo idea di come fare, ho scopiazzato qualcuno di quelli blasonati, non resistendo alla tentazione di metterli alla berlina: “C’è, nell’opera della XYZ, come un sottendere corrusche tensioni mal taciute defilatesi appena al di sotto della superficie dissimulata da…”. Ma non è mica vero che andava benissimo? Roba da pazzi.

E poi, al gradino evolutivo più basso, ci sono quelli dei ristoranti. Che fino a qualche anno fa era gente che se la tirava in punta di forchetta, mmh, quel paté de foie gras si sente chiaramente che l’oca è stata allevata esposta ad ovest, se ci fosse stata una brezza diversa forse, ma così…

Invece oggi sono proprio alla portata di tutti. Il cinno scoreggione che si presenta con la squadra di 30 encefalitici alle 23 come il donnone che esce fresco fresco dal divorzio e odia tutti, l’apatico sciatto da Sofficini Findus davanti alla tele come l’impiegato infatuato dei germogli di soia. E tutta questa gente qui, che fino a ieri grasso che cola se ha mangiato in quei posti con le tovaglie a scacchi bianchi e rossi – i miei preferiti, sia chiaro – senza peraltro capirci un cazzo, tutta questa gente qui non si disturba neanche a mangiare: vanno al ristorante per fotografarli, i piatti, e per scrivere qualche carognata, facendo a gara per il commento più acido e più fantasioso.

C’era una volta l’avventore che, una volta seduto, chiedeva: cosa mi consiglia oggi? E il cameriere, ansioso di vendere ma anche di non fare una figura di merda, diceva: la trippa, signore. La trippa è fresca. Non punti sul pesce, è di giovedì, e per carità d’Iddio stia alla larga dalle polpette! Oggi, il dialogo con la servitù è fuori luogo. Arrivi quando cazzo ti pare, forte di un paio di buoni per spendere 3 Euro a pasto, ti siedi, ti guardi attorno sprezzante e ordini: le polpette. Vediamo se le fanno come le faceva mia nonna.

In realtà, sì, sono proprio fatte come le faceva tua nonna: con gli scarti, alcuni di ieri, altri delle Ceneri. Hai mangiato di merda in casa tua per trent’anni, oggi sei così coglione che vieni qui a spenderci pure i soldi. Ma in fondo, va bene così; è il biglietto che paghi per la possibilità di tornare a casa bel bello, e di scrivere la tua stronzatina crudele su quanto era freddo il piatto, e quanto era sciapo il vino, e quanto era maleducato il cameriere.

Tutto questo per vari motivi.

Non hai le palle per dire al cameriere: guardi che la pizza è bruciata, per favore, me ne porti una meglio. Hai paura che ti sputi nel piatto. Sappi che ci ha sputato comunque, anche nella prima, quindi fa lo stesso.

Poi, sei un livoroso frustrato; forse un giorno un lavapiatti ti ha trombato la morosa, e da allora odi tutti i ristoratori.

Poi, non c’hai un cazzo di meglio da fare, e pensare come stai messo è al di sopra delle tue possibilità.

Ancora, conti così poco nella tua stessa vita che anche solo il fatto che, quando parli male di qualcun altro, qualcuno ti clicchi un Like già ti fa sentire in diritto di stare al mondo.

Se a questi ci uniamo i commenti prezzolati dei concorrenti del locale, quelli dei dipendenti che non sono stati pagati e quelli che non si capisce cosa significano, capite perchè io Trip Advisor non me lo filo proprio mai; ci saranno al massimo 10 persone che ritengo credibili quando mi danno un parere sul come si mangia, e di solito a loro il parere lo chiedo a voce.

Ma continuate pure così, sia mai che un domani non salti fuori che arriva il Gambero Rosso e vi porta tutti nel cielo dei mitici recensori culinari.

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