Mazinga è meglio del Prozac. Ventiquattresima puntata

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agosto 1, 2014 di carlovanni

Intermezzo – Non c’è più la mezza stagione

Tranquillo, sorridente, disponibile a dispetto della serietà dell’uniforme, il Colonnello Bernacca ha guidato i nostri passi nei week end di buona parte della nostra infanzia.

Se diceva, domani c’è rischio che piove, mio padre preparava l’insalata di riso, le uova sode e il plaid, e metteva nel baule della Simca 1100 anche due ombrelli e un paio di impermeabili.

Se invece diceva, domani tranquilli, sole splendente per tutto il giorno, mio padre preparava l’insalata di riso, le uova sode e il plaid, e metteva nel baule della Simca 1100 anche due ombrelli e un paio di impermeabili.

L’utente televisivo medio ha imparato subito a non fidarsi delle previsioni del meteo televisivo, un po’ come l’italiano medio tende a non fidarsi volentieri delle Forze dell’Ordine (tutti hanno letto Pinocchio, forse è per questo?). Essere preparati a tutto è una necessità, in un campo nel quale si utilizzano i computer più potenti del mondo e, ciononostante, l’unica previsione davvero inappellabile è quella che arriva dal calletto, dal reumatismo e dal nervoso dello zio.

Nonostante ciò, per tanto tempo abbiamo aspettato pazientemente il meteo alla fine del TG, incuriositi, ma non che ne andasse della nostra vita; tutto sommato, in tempi di austerity, non è che facesse una grossa differenza. Tanto, in vacanza ci si andava, o non ci si andava, a prescindere.

Poi, qualcuno si è reso conto che il Meteo è argomento sensazionalistico, che fa notizia, che tiene col fiato sospeso; da quel momento in avanti, lungi dall’essere relegato alla zona caffè, il tempo atmosferico balza in prima pagina, apre i rotocalchi con foto e riprese d’antan, ma sempre efficaci (giurerei di aver visto infilate due o tre riprese dell’esondazione dell’Arno, in servizi contemporanei, tanto per fare colore), si fanno confronti, statistiche, sondaggi, interviste. Se non succede niente a casa nostra, potete scommettere che in qualche altra parte del mondo, qualcosa di originale è successo; e allora, via, mezz’ore di servizi su frane, smottamenti, eruzioni, allagamenti, nevicate e improvvise siccità, tempeste di cavallette e piogge di rane, tutti i giorni.

Cadono in disuso le divise, non più necessarie; il tabellone con gli alisei e le nuvolette può ben essere letto (interpretato, sempre a piacere personale) da veline e giornalisti di terza categoria ma di bell’aspetto, che si vanno facendo le ossa sognando ruoli ben più importanti…senza capire che il massimo della notizia, la visibilità totale, ce l’hanno proprio qui.

Perché è sempre emergenza, per il meteo.

E’ emergenza se fa freddo in inverno e se fa caldo in estate, è emergenza se piove in aprile e se non piove a gennaio, se nevica a dicembre è una cosa straordinaria, e se il termometro balza in alto o in basso è sempre il giorno più freddo, o più caldo, degli ultimi cento, duecento, seimila anni, come si evince da alcune cronache cuneiformi ritrovate solo pochi giorni prima nel deserto libanese; il quale deserto, quasi certamente, è avanzato a sorpresa (sorprendendo tutti, in un migliaio di anni), mentre lo sciamano locale, precursore dei metereognostici attuali, avrà sicuramente assicurato, ai villici di allora: tranquilli, ragazzi, vedrete che piove.

Prima o poi.

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