I vizi capitali. Invidia

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luglio 11, 2014 di carlovanni

A noi del Pensiero Negativo i vizi ci fanno un baffo. Sappiamo benissimo che sono più forti di noi, quindi evitiamo di lottare. Ci lasciamo sopraffare, dolcemente. Ci lasciamo sommergere. Come da una pietosa morte per annegamento nel succo di frutta all’albicocca. Dolcemente.

Sentiamo tanta gente che odia gli invidiosi. Rilassatevi, amici. L’invidia è tua amica. L’invidia viene in pace, un po’ come il sapone.

A parte il fatto che odiare è un atto estremamente faticoso, che non vale mai le energie bruciate per compierlo e poi lascia molto confusi e con una gran voglia di croccantino all’amarena. Poi, presto o tardi siamo tutti invidiosi, chi più chi meno, quindi potreste dover scegliere tra l’essere o masochisti o incoerenti, capite il disagio.

Inoltre, è anche una cosa inutile. Diceva Epicuro: “Non si deve invidiare nessuno; visto che i buoni non meritano invidia, ed in quanto ai cattivi, più essi trovano buona sorte più si rovinano”. Oggi siamo arrivati al punto in cui invidiamo anche i più pezzenti tra i pezzenti, purchè abbiano qualcosina che, al momento, noi non abbiamo; a prescindere da quanto ci interessi o ci sia mai interessato. Ecco; qui bisogna essere precisi e non parlare di invidia, ma appunto di animo da pezzenti. Il vicino che ha comprato la macchina nuova, una bella Panda usata, la collega che ha trovato moroso a 53 anni, il tizio che fa un lavoro di merda malpagato però lui ce l’ha e tu, che non lo hai mai cercato in vita tua, invece no; ecco la natura dell’invidia dei giorni nostri. Da pezzenti.

L’invidia, d’altro canto, non è una condizione autonoma. Nasce sempre dal confronto con gli altri. La stessa parola invidia ne tradisce l’origine: in-videre, guardare contro; è da qui che nasce il concetto del malocchio. Occhio non vede, cuore non duole. Nasce però da un confronto imperfetto: non da una conoscenza vera e propria degli altri, ma solo da una cosa superficiale. Se potessimo veramente entrare nella pelle di chi invidiamo e capire che ci sono dei prezzi da pagare, nove volte su dieci scapperemmo urlando. Ma è un po’ come per la ricchezza: noi non vogliamo diventare ricchi. Vogliamo esserlo, gratis. Ecco perché amiamo tanto le lotterie.

De André, parlando di “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, parlava in una intervista alla Pivano come di “(…) il tentativo dell’uomo di misurarsi continuamente con gli altri, di imitarli o addirittura superarli per possedere quello che lui non possiede e crede che gli altri posseggano (…)”; e non ha mica detto male. Solo, posso dire? Ma che fatica, dai.

Il vero praticante del Pensiero Negativo non ha paura dell’invidia.

Non teme quella degli altri, di sicuro; è fatica sprecata. La gente ti invidia di tutto, comprese le disgrazie. Và che fortuna, è morto suo padre e ha ereditato. Veh che culo che ha avuto, ha distrutto la macchina ma non si è fatto un graffio. Capito come? Ecco, e volete preoccuparvi di queste cose qui? Ma andiamo. Se poi avete paura che vi attacchino il malocchio, che “vi attacchino la siccia”, come dicono a Napoli, non temete; meglio un invidioso riservato che un rompicoglioni attivo, l’invidia danneggia molto più chi la prova di chi la riceve.

Poi, non teme la propria. Come per quella degli altri, l’invidia è un dispendio di energie inadeguato rispetto al risultato. E noi teniamo in massima stima la pigrizia, un altro vizio di cui parleremo in un’altra occasione, per bene e approfonditamente. Se ami veramente poco la fatica, l’invidia su di te attecchirà poco e stenterella, e ciò è bene assai. Perché a stare sempre a guardare quello che hanno gli altri diventa un lavoro a tempo pieno, e a noi già fa schifo lavorare, poi non pagati, non ne parliamo.

Infine, è inutile lottare con l’invidia; se desideri qualcosa che gli altri hanno e tu no, se non reggi il confronto, mettila a frutto. Alza le chiappe e datti da fare. Se vuoi anche tu due figli, la moglie bella, il lavoro estenuante e mal pagato ma ricco di stimoli, o viceversa non fare un cazzo, o suonare il pianoforte meglio del tuo insegnante o giocare a pallone meglio di Pirlo, scrivere meglio di Baricco e parlare meglio di Pannella: vai e sbattiti. L’invidia ti guiderà con mano ferma lungo tutto il periglioso viaggio, ti sarà di sostegno quando ogni altra motivazione ti sarà già da un pezzo venuta meno e il pensiero “Ma chi me l’ha fatto fare?” ti balenerà in mente ogni due per tre. Alla fine, con questo fuoco di frustrazione che ti brucia nelle budella, potrai raggiungere e sorpassare tanti tuoi idoli che, ora che sono grassi e arrivati, non hanno più invidia a sostenerli e ti ritroverai in vetta anche tu, grasso e arrivato. Poi potrai decidere, se partire con un’altra crociata di invidia o cominciare a fare la morale a quelli là sotto che oggi invidiano te.

Il problema dell’invidia sta tutto qui, in queste tre semplici considerazioni:

1)     Invidiare è faticoso. Se non ami far fatica lascia stare, è molto meglio.

2)     Accertati che quello che stai invidiando sia una cosa che vuoi veramente.

3)     Se proprio devi invidiare, fallo alla grande, invidia e raggiungi qualcosa che valga la pena di essere invidiato.

Tutto il resto, sono cose da veri pezzenti dell’animo e noi le schifiamo, questo sì. Perché per quanto possiamo perdonarci di essere dei coglioni, dei poveracci, dei falliti, dei peccatori, degli imbecilli, per essere pezzente dentro ci devi nascere e poi anche far fatica per perfezionartici, quindi è imperdonabile.

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