Mujica mangia brioches di nascosto

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maggio 16, 2014 di carlovanni

Quando ero giovane, suppergiù nel Cretaceo, mi è capitato che una donna estremamente ricca mi facesse un filo nemmeno tanto discreto. Con intenzioni serie, serissime. Era una bella persona; peccato che tra di noi ci fosse un divario incolmabile. A parte che io ero un uomo e lei una donna, intendo.

Il problema nasceva nel momento in cui diventava difficile sviluppare empatia l’uno nei riguardi dell’altro. Se io dicevo “Oggi ho lavorato molto”, lei replicava: “Uh, pure io. Mi è toccato andare a prendere l’affitto da Tizio, gli altri 98 pagano sempre, ma questo, eh, che monello!”. Se io dicevo, “Minchia, devo lavare la macchina prima che sviluppi un ecosistema” (non l’ho fatto; si è sviluppato l’ecosistema), lei rispondeva: “Davvero, pure io, domani devo dire all’autista di dare una bella pulita alle due Jaguar, così quando viene bello sono pronte!”; e via di questo passo.

E’ ovvio che, sposandoci, e magari procreando, i miei problemi avrebbero cominciato rapidamente ad assomigliare ai suoi. Ma prima lì ci devi arrivare, e nel frattempo, di che cazzo parli? Sono semplicemente mondi inconciliabili. Io mi sarei sempre abbassato a salutare i giardinieri pakistani per nome; per lei, sarebbero sempre stati dei bravi negretti. Io avrei comprato sempre libri; lei, librerie, e non Ikea. Io avrei fatto fare a lei e alla sua famiglia delle grandissime figure di merda alle feste; lei, si sarebbe entusiasticamente comprata jeans strappati da 600 Euro per assecondarmi nella mia apparente ribellione intellettuale, e così via. Un inferno; dorato, però. Oggi non so se darmi del coglione o pensare di aver fatto una mossa saggia a non dare seguito, propendendo per il secondo punto; in ogni caso, resto sempre di quell’idea lì, ovvero che certi punti di vista non siano conciliabili.

Leggo con sorpresa di quanti adorino Pepe Mujica, e non posso fare a meno di pensare che, se mai avesse partecipato della vita politica italiana, lo avremmo preso a calci in culo fino a ridurlo in disperazione; sarebbe diventato una macchietta di cui vergognarsi agli aperitivi, roba da dirgli che la riunione di partito si svolge da un’altra parte per evitare di ritrovarselo tra i piedi.

Fa tanto figo, questo pauperista, finchè non si trova alla distanza giusta, beninteso. Quando il gioco si fa duro, mi pare di capire che anche i più virtuosi proprio con meno di 4, 5000 Euro al mese, magari ganassandosi di averne restituiti (non presi) chissà quanti, non ce la possono fare.

E mi chiedo: ma se vi piace tanto San Francesco, per quale motivo in Italia avete sempre votato persone in un range che va dal benestante al miliardario, attraverso il ricco? Perchè sono persone di successo? Perchè sono belli? Per chiedere loro dei favori? Per quale motivo già solo a livello comunale non si vota, o non si candida, l’operaio, la maestra, il bidello, la badante? Garantendo loro uno stipendio tale quale quello che hanno al momento della discesa in campo? BEPPE-GRILLO-VALTUR-PANORAMA-2-770x513

Sorvoliamo sul grande affare che si fa entrando in politica, attività che dà ricetto da molti anni a personaggi così ributtanti e inetti che altrove non troverebbero lavoro neppure proponendosi a costo zero; che ogni volta che parte una compagine nuova e dirompente dei signori Nessuno dalla lingua bene allenata possono finalmente affrancarsi dalle necessità materiali (cosa che non fanno mai, in effetti, ma perchè poi sono sempre e solo degli avidi inetti).

No, quello che mi chiedo io è: ma questa gente, questi sindacalisti da aperitivi, questi ministri miliardari, questi socialisti al caviale, imbolsiti, che leggono Prévert e Marcuse e Hegel e non hanno mai sperimentato la paura di dover lavorare per sempre in lavori alienanti, con cartellini da timbrare, capiufficio esiziali, catene di montaggio, scrivanie ingombre di carte, clienti opportunisti, prepotenti e ignoranti da sopportare apparentemente per l’eternità; ma questa gente qui, con me che faccio la spesa con la calcolatrice e mi vesto male per andare al lavoro perchè tanto tornerei a casa da buttare via, cosa ha in comune? Come potranno mai fare a valutare il mio stato di bisogno, su 1165912_bertinotti-valeria-marini-tuttacronaca_thumb_bigquali basi creeranno dei meccanismi sufficienti al mio benessere, alla mia sicurezza?

In un bel romanzo di Robert Heinlein, “Fanteria dello Spazio” (Starship Trooper)l’autore (un ex militare di carriera) introduceva un concetto interessante: solamente chi ha prestato servizio militare può partecipare alla vita politica, sia votando, che candidandosi.

Naturalmente, si prese subito del fascista.

Interrogato sull’argomento, lui replicava così: chi presta servizio presso le forze armate è costretto a vivere per anni sotto una disciplina ferrea; risponde delle cose e delle persone a lui assegnate, si deve interessare di quello che succede ai suoi sottoposti ed è responsabile per loro, corre in prima persona dei rischi, anche estremi, in nome e per conto e a tutto vantaggio della propria comunità. E’ sottoposto in ciò a privazioni di ogni tipo, sia dei diritti tra i quali la maggior parte di quelli civili, sia, in nome di un bisogno superiore, quelli politici, e finanche quelli più elementari di benessere e sicurezza. In questo periodo impara sulla propria pelle cosa significa essere al completo servizio degli altri, fino all’estremo sacrificio, se richiesto. n-DALEMA-TARTUFO-large570Ecco, questa è una persona che un domani potrà chiedere, con ragione di causa, agli altri qualcosa; è una persona che ha dimostrato di valere qualcosa, che ha patito in prima linea quello che potrebbero patire gli altri, e quindi sa cosa bisogna fare per evitarlo, per guidarli, per trovare soluzioni, per interessarsi. E quindi può candidarsi, e votare. Gli altri, non debbono averne il diritto. Sarebbe un diritto usurpato.

Per quanto estrema, c’è poco da girarci intorno, l’idea ha una sua rotondità concettuale che potete storcere il naso finchè volete, ma poi dovete per forza cacciarla giù.

Al momento, la nostra cosiddetta democrazia si basa su di un sistema che premia persone che o non hanno più contatti con le vere necessità della gente normale da una vita, oppure promette loro di affrancarsi, da tali necessità; e attirerà a sé persone che in ultima analisi o sono corrotte, o sono corruttibili.

Io non ho niente contro i ricchi. Sul serio. Per un qualche difetto mentale, non sento il bisogno di sentirmi inferiore a loro, non vedo la necessità di stare lì a chiedere favori, in maniera più o meno riprovevole; non riesco neppure a invidiarli, seriamente: perchè dovrei invidiare gente che conduce spessissimo una vita infinitamente più triste e vuota della mia? umberto-bossi-2

Ma non trovo, semplicemente, che salvo qualche rarissimo caso di straordinaria preparazione unita ad umanità possano mai avere le doti minime per decidere di una popolazione.

D’altro canto, non mi fido neppure dei poveracci, che di rado hanno come freccia al proprio arco qualcosa che non sia la semplice poveraccità: troppo spesso lo stato di bisogno chiude gli occhi a qualcosa che non sia il bisogno proprio, e diventa un imperativo vita natural durante, anche a condizioni mutate.

Quindi, cosa resta?

Non so bene. Potremmo cominciare forse col prendere qualche miliardario evasore fiscale e ingabbiarlo per 17 anni, dei quali 2 in un profondo pozzo, in isolamento. O magari facendogli pulire il culo di vecchi vaneggianti per un periodo di tempo simile, però senza dirgli che è prevista una fine per questa ordalia, così soffre tanto quanto un normalissimo OSS.

Oppure potremmo prendere gente seria, preparata e responsabile, che sia in grado di non prestarsi a indegne rappresentazioni di Partito, che ami più la propria dignità e i propri cari che non il sogno di vivere senza lavorare davvero, e che sia sempre pronta a tornare al proprio posto dietro il tornio o dietro il bancone, una volta concluso il lavoro al quale era stato chiamato.

Lo so, sono un utopista. Mi salva solo il mio senso del grottesco, per il quale immagino Mujica che al riparo dalle telecamere si abboffi di brioches e di Berlucchi, alla faccia della galera e dei tanti moralisti da salotto che ci ostiniamo a insistere che, sì, pure loro possono esprimere un’opinione, tanto più se è quella di qualcun altro.

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