Mazinga è meglio del Prozac. Ventesima puntata

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maggio 15, 2014 di carlovanni

Intermezzo – Vengo dopo il tiggì

Devo dire che gli sviluppi recenti del programma “Telegiornale” mi hanno un po’ spiazzato.

Laddove io ricordavo seriosissime cornici con mezzibusti impomatati, con mappamondi di cartone alle spalle e scrivanie megalomaniache davanti, a contenimento di cotanta scienza, ora ci sono seni rifatti, labbra tonanti, peripatetici in blazer, gesticolatori, modelle e artisti e affini.

Il tiggì di una nota rete semiprivata è stato affidato alla direttrice del programma di gossip che lo precedeva, oserei dire, per risparmiare, visto che format e contenuti sono stati assorbiti dal notiziario; i cazzi di veline, calciatori e semizoccole professioniste la fanno ormai da padroni nella scaletta delle rogne da documentare, assieme, ovviamente, alle onnipresenti emergenze climatiche ed alle intemperanze (da elogiare, e da invidiare) di uno stuolo di politici sempre più ampio, dai presidenti vari giù giù sino ai portaborse, che ormai, se non ce n’è, fanno notizia anche loro.

Anche perché le veline, se non trovano un contratto per mostrare le cosce, dove volete che finiscano, se non in politica? Tra l’altro, ciò assicura loro una certa continuità di mansioni, facendo salva l’esperienza pregressa.

Insomma, ero tentato, sulle prime, di elogiare il giornalismo degli anni di piombo, che non mascherava da notizia la pubblicità dell’auto, la recensione (strapagata) del film libro o disco del momento, o il redazionale su questo e quel politico e/o industriale…

 …quando all’improvviso mi sono ricordato che già allora, in regime di non concorrenza (perché tanto il partito al governo era sempre e solo uno, e la sensazione era che ci sarebbe rimasto per sempre) la spartizione delle tre reti nazionali, e con esse del controllo delle notizie (magari si parlava delle stesse cose, ma con una certa qual diversa enfasi, a seconda di dove si spostava l’accento) era evidente e conclamata, anche agli occhi dei bambini.

In un notiziario si parlava molto bene degli scioperi.

Nell’altro, stai sicuro che l’ultimo viaggio del Papa assorbiva un buon 5 minuti per edizione.

Nell’altro ancora, i festeggiamenti per l’insediamento del CdA della tal fabbrica polarizzavano tutto il caleidoscopio dell’informazione.

Insomma; che si trattasse di giornalismo puro e vero, a quei tempi, a fare un piccolo sforzo di memoria libero da preconcetti, non ne sono più così sicuro. Qualche dubbio mi viene.

E comunque: con tutto quel che di cattivo si può dire sull’Infotainment, ma un grosso vantaggio, ce l’ha, ed è innegabile.

Ci regala un sacco di figa.

Aggiornamento

Mamma mia, com’è invecchiato questo pezzo, da quando l’ho scritto! Sono nati fior di tiggì quasi digitali, è sparito Emilio Fede dalla televisione, e Vespa…beh no, Vespa è ancora lì.

Comunque, per quanto non ci si possa bagnare due volte nello stesso fiume, specie se non lasci passare almeno 3 ore da quando hai mangiato, è sempre la stessa solfa, e sono ben lieto di poter affermare che la mia dieta di televisione degli ultimi 20 anni mi fa un sacco bene.

Ovvero: se volete veramente rovinarvi la giornata, guardatevi i notiziari. Ce ne sono per tutti i gusti, e sono certo che potranno causarvi un gran numero di diverse malattie psicosomatiche, dalla perdita della digestione, del sonno, del tempo, fino alla sterilità e alla pellagra.

Vi raccomando in particolare certi tiggì che arrivano a tarda ora, fascia in cui tolgono i professionisti più seri e più raccomandati e le belle gnocche, e ci infilano quei disgraziati che vogliono farsi notare.

Che se vi capita un meteo condotto da una presentatrice vi va anche bene, posto che non ci siano i vostri figli piccoli ancora alzati. Ma se il mezzobusto è maschile, rischiate di vedere uno con voci, abbigliamento, gestualità che Howard il Papero si suiciderebbe nel riconoscersi, con un tono di voce come chi, aspirando l’elio, non lo abbia ben ingerito e questi nel vendicarsi gli sfuggisse da ogni fessura, e un vano gesticolare come di chi, semiparalitico, dopo anni di alcolismo cercasse di liberarsi da insetti immaginari con braccia che non rispondono ai suoi comandi.

Altro che cinema.

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