La spirale del consenso

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aprile 16, 2014 di carlovanni

C’è un concetto io credo semplicissimo, che però da qualche tempo sembra sfuggire ai più.

Quando ti ritrovi ad agire in attesa di un profitto, cerchi di fare le cose utili al conseguimento dello stesso. Fin qui ci siamo, sì?

Bene.

Ne deriva che conformi il tuo operato a quello che ritieni possa risultare gradito a quello che è il tuo bacino di utenza. Siete ancora con me?

Perfetto. Quando fare così mi date soddisfazione.

Allora, se ne deduce che da come agisce – da come parla, da cosa promette, da cosa vende, in che maniera, con quali parole – chi vende, si possa arguire senza fatica cosa pensa possa piacere a chi compra; in ultima analisi, di che stampo pensa siano fatti i suoi acquirenti.

Se uno vende tette, culi e mignotte, alcolici per bambocci viziati, promesse immantenibili di posti di lavoro, di ricchezza senza faticare, di scacciata a scarpe nel culo dei negri, di sicurezza a costo zero, se uno inneggia alla perdita del posto di lavoro altrui, sbeffeggia avversari e amici sostenendo che sono dei leccaculo e degli idioti, vuol dire che pensa che i suoi clienti siano gente di un tale livello da poter apprezzare tutto questo, giusto?

E se poi vede che in effetti vende, io direi che si sente confermato nel suo ragionamento iniziale e persiste, magari anche alzando il tiro, sì?

Perfetto.

Perchè vedete, avrete un gran bel da dire circa la sporcheria che vedete in giro, la schifezza di chi ci governa, di chi scrive i giornali che leggiamo, manda in onda la televisione che guardiamo, vomita la musica che ascoltiamo; però in ultima analisi tutta questa fatica, la fanno per noi e solo per noi, per avere il nostro sorriso, il nostro applauso. Se noi cercassimo e desiderassimo qualcosa di meglio, si sforzerebbero di migliorare. Ma al contrario, si sforzano di fare peggio, o al massimo, visto che ci accontentiamo delle promesse, di confezionare meglio queste.

Viviamo un mondo irreale, costituito solamente da quello che si suppone possa generare consenso. Non c’è la ricerca del meglio, del bello, del giusto, perchè non vendono; il consenso, per definizione, sì. Questo è il problema di base.

Forse dovreste riflettere su questo:

c’è stato un tempo in cui i potenti ti scopavano la moglie, ti mandavano i figli in guerra e ti si piazzavano dentro casa, e tu dovevi ringraziarli sorridente.

Da qualche anno a questa parte, vedete signori già in età di decoro ballare cose riprovevoli su giaguari smacchiati e felicità modaiole con passi degni di un orsa ballerina gravida.

Riflettete: se non desiderassero spasmodicamente la vostra approvazione, si abbasserebbero mai a tanto? Voi lo fareste?

Non è che se pensano che con un balletto di cui un poliomelitico si vergognerebbe gli battiamo tutti le mani, stiamo forse trasmettendo il messaggio che ci accontentiamo veramente di poco?

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