Le cattive ragazze vanno affanculo.

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marzo 28, 2014 di carlovanni

C’è stato un tempo, che io addirittura ricordo per averlo vissuto in prima persona, in cui se una donna non vestiva come una bagascia, non si sbronzava bevendo a collo, non fumava, non faceva le 3 sbracandosi nelle sale da ballo e, in generale, teneva un comportamento ragionevolmente umile e nel complesso non improntato a somigliare ad un gallo cedrone sessuomane strafatto di crack, poteva persino aspirare ad una vita decorosa; magari non perfettamente eccitante – l’eccitazione poteva magari essere bruciarsi gli avambracci sulla padella, o inginocchiarsi sui ceci a Compieta, ecco, però tutto sommato costruttiva e non priva di riconoscimento e di soddisfazioni.

Poi, è arrivato Marlon Brando.

E ci siamo messi tutti quanti a fare i selvaggi, tutti coi jeans strizzacoglioni, il giubbotto di cuoio che puzza, le arie da duro, e quel timido frisson vaginale una volta dedicato al marito che stava fuori casa 13 ore per portarti la cena, rimbambito dalla miniera, dall’ufficio, dalla bottega, è esploso in un Niagara di passione al pensiero di un bruto che ti rapisse e ti portasse in qualche campo con la moto per sbatterti come un tappeto falso persiano vero Mercatone.

Poi è arrivato il ’68, e ci saremo dette: ahò, ma io produci consuma crepa e i pannolini, ma de che? Pure io esprimo la selvaggia che c’è in me! E da lì il cambio attuale, che vede finalmente parificati nella grande voglia di indossare jeans vissuti da qualcun altro (di solito un’operaia cinese con un cutter) e in quella di bere miracolose bevande frizzantine con un filo di alcool con etichette sgargianti uomini e donne, o tali in divenire.

E la brava ragazza si è estinta, sotto la pressione insostenibile delle cattive ragazze.

Che poi, a ben guardare non sono mica così cattive.

Certo, tacco 12 finchè volete, ma poi se l’ennesimo inutile testina di cazzo non manda loro un sms almeno entro 72 ore, frignano.

Se le altre comprano la lavastoviglie nuova e il labrador crema e loro no, a 50 anni sono ancora lì che si stonano di aperitivi sempre più laidi, ci stanno male.

Se non possono stare lì a discutere di quanta pupù ha fatto il bimbo, quanto consuma il loro passeggino – SUV, quanto guadagna il loro maritino incamiciato, ci sformano, si sentono inferiori.

E allora magari si fanno due riflessioni: l’alternativa cos’è, la morte cerebrale dietro agli abiti pre-maman e ai diktat della Famiglia Foppa Pedretti, o lo stonarsi come una triste e mediocre Amy Winehouse senza talento e con molti, molti meno quattrini?

La verità è che la cattiva ragazza va benissimo quando ti vuoi spuppolare sulle sue foto Facebook all’una di notte, ma di persona, nove volte su dieci, ottiene il rispetto e l’attenzione che si presta a qualsiasi altra nullità; vale a dire, il tempo che trova.

Penso che qualsiasi uomo degno di questo nome, a meno che non sia un caso di accanimento del Destino, quando è finito il momento di farsi le pippe abbia piacere di ripiegare con ordine su di una donna niente più che normale; non esaltante, non paurosa, non eccitante come una fucilata in fronte, normalmente affettuosa, tenera, intelligente, affidabile.

Non è che io stia parlando in particolare delle donne. Credo che la stessa, identica cosa, non appena cresce loro il cervello (in un’età compresa tra gli 8 e gli 80 anni, variamente), la desiderino loro: un tipo serio, affidabile, volonteroso, concreto, non una testa di cazzo saltellante col capo pieno di grilli e l’attenzione morale, sessuale e sociale di un babbuino in preda agli spasmi del tetano.

Il punto, se ce n’è uno, è che le persone sono intrinsecamente noiose, e presto o tardi vengono a stufo. Allora, la soluzione è sognare l’amazzone con la passera sempre in fiamme, o come facevano realisticamente i nostri nonni spegnere l’incendio con una mignotta, e poi tornare quieti all’ovile in cui le nostre nonne languivano sulla foto di D’Annunzio col lombrico di fuori e facevano la scappatella col fornaio, per poi tornare a lavare sciacquare cuocere allevare.

E voi direte: che vita di merda, ma la notizia è: qualunque vita, non presa a piccole dosi, è noiosa, quindi fatevene serenamente una ragione.

Poi, quello delle cattive ragazze è un fenomeno con una aggravante decisiva: proprio nel momento in cui le donne prendevano coscienza di una qualche parvenza di autodeterminazione, di una necessità di diritti almeno simile a quella maschile, udite udite! E’ arrivato su di loro come un treno il maglio del marketing, che è riuscito a convincerle che è tosto, bello, desiderabile fare quello che una massa di inutili stronzi prima di loro era già stato dimostrato faceva con estremo piacere e diletto fino all’autodistruzione.

Il Bad Boy, come la Bad Girl, è un prodotto di massa come un’altro, solo una nuova versione di Big Jim e Barbie.

Per cui, adesso vedete una gran messe di libri, gadget, programmi, fumetti, cotillons atti a vendervi gli stessi identici paraphernalia di cui sopra.

Perchè voi valete, eh. Mica perchè vogliono venderveli.

Poi, quando si placa la buriana, i noiosi bravi ragazzi si prendono a braccetto le noiose brave ragazze, e se ne vanno verso casa dove si abbioccheranno sul divano.

Le cattive ragazze, invece, dove se ne vanno?

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2 thoughts on “Le cattive ragazze vanno affanculo.

  1. Le cattive ragazze, di solito, vengono a casa mia.

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