Catafratti

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marzo 19, 2014 di carlovanni

Ho sempre avuto il massimo rispetto per chi, una volta messasi in testa un’idea che ritiene di poter pensare sua, a volte persino illudendosi che sia originale, la difende con tutti i mezzi, si arrocca e tiene duro a dispetto di qualsiasi circostanza ed interferenza esterna.

Mi fanno venire in mente, per diretta analogia, i Catafratti.

Anticamente, ci fu chi penso che siccome essere corazzati in battaglia fosse buona cosa, essere ancora più corazzati fosse persino meglio; il che, se devi restare fermo a cuocerti sotto il sole, è inopinabile. Invece il concetto si applicò a cavalieri armati di tutto punto, in modo da costruire fortezze inespugnabili, letali e, udite udite, anche mobili.

I Catafratti si aggirarono pressoché indisturbati per tutto l’Oriente vicino e lontano per un buon migliaio d’anni, cucinati in ogni salsa, sotto ogni cielo e producendo laghi di sangue e, presumibilmente, montagne di sterco, perfettamente proporzionato alla quantità di cibarie che ingerivano per poter anche solo esserci e ruminare.

Inarrestabili. Immutabili. Invincibili.

Fino a quando non arrivarono a maturazione un paio di idee diverse.

Un bel giorno davanti alla falange compatta dei cavalieri Corasmi si presentarono alcuni mucchietti sparsi di cenciosi individui montati su pony rognosi, che presero a girare loro intorno coprendoli di frecce fino a ridurli a dei colabrodi morti in sella – o ancora ben saldi sugli zoccoli.

E per quanto ci fossero in molti a gridare che non era stata una cosa leale, che volevano la rivincita, qualche tempo dopo ci pensarono i Selgiuchidi ad applicare lo stesso principio, dimostrando che funzionava e che, no, non ci sarebbe stato bisogno di giocare lo spareggio.

Chiarendo un importante concetto: per quanto tu resti fermo nella tua posizione, ci sono due cose che non puoi vincere.

La prima: un muro inamovibile. Se ti corazzi all’inverosimile e ti lanci ai 50 all’ora contro un qualcosa più solido di te, ti trasformi in 1500 chili di macinato. A volte, la realtà fa questo effetto: è più solida di te, per quanto tu possa essere un duro.

La seconda: qualcosa magari meno letale, ma più mobile e più veloce, in grado di adattarsi più rapidamente e di girarti attorno mentre tu stai ancora lì a ganassarti.

I Catafratti scomparvero per sempre dalla storia, salvo fare ingloriose puntate in campi di battaglia tipo Agincourt e simili. Perché le idee migliori sono dure a morire, ma in questo sono bravissime.

Appunto parlando di idee, se hai una idea che secondo te è eccezionale, infallibile, fantastica, prova a trattarla come merita. Evitando cioè di blindarla come se fosse un’offesa all’Universo il metterla alla prova; cercane i punti deboli, stuzzicala, braccala, fai l’avvocato del Diavolo, tormentala.

Se alla fine di questa ordalia sarà ancora in piedi, può darsi che tu abbia una qualche chance di non fare una figura di merda quando sui pony con archi e frecce ci saranno altri con idee più rapide e testate della tua, o magari eviterai di schiantarti contro il muro indistruttibile della sgradevole realtà che la tua ferrea convinzione, purtroppo, è stata già bollata mille anni fa come cagata pazzesca.

Certo, se ti dà questa intima soddisfazione puoi sempre restare a marcire nella steppa, per carità.

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