Mazinga è meglio del Prozac. Quindicesima puntata

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marzo 7, 2014 di carlovanni

Intermezzo – e adesso, la pubblicità

Anche solo per qualche rapidissima nota, bisognerà per forza che io citi anche la pubblicità – o, come le chiamavamo all’epoca, “le reclàme”; e già la lingua francese tendeva a nobilitare l’intero comparto. Già nobilitato in abbondanza, del resto, dalla simpatica cornice nella quale si svolgeva il tutto: ormai è diventata leggendaria, ma all’epoca, l’intimazione “A letto dopo Carosello!” era una concretissima misura pedagogica.
Il fatto che io sia stato mandato a letto non più tardi delle 9.15 fino ai diciassette anni non credo sia fondamentale nell’economia di questo libro; però, se di tanto in tanto vi sarete chiesti se non sono un poco strano, ecco, questo, a parziale spiegazione.

Non è sicuramente questa la sede per mettersi a parlare di pubblicità in maniera estesa; l’argomento è enorme, e richiederebbe un paio di libri, da solo, solo per introdurre un po’ alcuni concetti.

In realtà, inizialmente avrei voluto osservare quanto si stesse meglio quando si stava meglio, e come erano belle le reclàme di un tempo, e com’erano innocenti, e come erano deliziose, al confronto delle tecniche agguerritissime e malvage sviluppate ai giorni nostri.

Poi, ho avuto l’occasione di andarmi a rivedere molti degli spot dell’epoca, e mi sono reso conto che se me li ricordavo carini e simpatici è solo perché all’epoca ero io, l’ingenuo, l’innocente.

Dietro alle scenette, ai lazzi, ai frizzi, alle canzoncine orecchiabili ed alle animazioni piene di condor, extraterrestri e caffettiere si celavano martellamenti non molto più leggeri di quelli odierni; forse, semmai, meno sottili, più spregiudicati, visto che tante Authority all’epoca non esistevano affatto, la selezione era inferiore e l’idea di base era che quello che non strozza, ingrassa.

Al giorno d’oggi, se uno vi dicesse che il tale dentifricio fa bene ai denti perché dentro c’è il “Gardol”, principio attivo del “Gardene”, immagino che in 3 milioni volerebbero subito su Wikipedia a controllare di cosa cazzo si stia parlando.

O forse, no, visto che da noi i fermenti lattici mutano forma, passano da “Bifidus” (inquietante) ad “Actiregularis” (che fa, alla lettera, cagare come metronomi) e nessuno pare accorgersene.

Eppure, penso che uno spot con tanti bambini che cantano in coro “Mangiate più carne, mangiate più carne!!!”, al giorno d’oggi, incorrerebbe in qualche difficoltà.

Oppure no?

4 thoughts on “Mazinga è meglio del Prozac. Quindicesima puntata

  1. Lisa Miller ha detto:

    Del resto quelli erano i tempi in cui era permesso fumare anche all’interno delle sale cinematografiche ed in cui sui filobus c’era affissa l’insegna: “Vietato sputare”. Gli Squallor direbbero: “Altri tempi altri orgasmi”, ma, appunto… orgasmi per come si viveva allora, in una placida ignoranza ed in paese che nuotava nel falso benessere. Ora che anziché alle 9.15 un bambino/ragazzino va a letto intorno alle 23, la pubblicità promuove “le app per lo store del tuo smartphone”. Forse rimpiango Joe Condor e l’omino dell’olio Sasso che passeggia beato senza pancia sulla musica del Peer Gynt di Grieg…

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