Mazinga è meglio del Prozac – quinta puntata

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gennaio 12, 2014 di carlovanni

Al di là dei robot, alla fine della loro parabola, ci sono state altre storie di combattimenti fantascientifici offerte da serie piuttosto gagliarde; non molte, per la verità, ma una mezza dozzina in tutto va senz’altro ricordata. Sopra tutte, “Star Blazers”, “Blue Noah” e, la migliore in assoluto, “Capitan Harlock” (ancora mi si drizzano i peli sulle braccia a più di trent’anni dalla prima sigla, e dopo il film di animazione…) , che pescavano tutto sommato nel bruciaculo che i giapponesi ancora provano, a distanza di settant’anni, per l’affondamento della loro inaffondabile corazzata Yamato. Il grandissimo Leiji Matsumoto, autore di “Capitan Harlock”, e “Star Blazers” doveva anche regalarci perle quali “Galaxy Express 999”, “La Regina dei Mille Anni” e “Starzinger”, stranamente sottovalutate. Poi, la cicciata dei combattenti del futuro, con gli ineffabili “Hurricane Polymar”, “Tekkaman” (emozionante come poche cose mai prodotte dalla TV), e il tragico “Kyashan, ragazzo androide”, dal quale è stato tratto di recente un film che sono in pochi, purtroppo e molto giustamente,  a non definire semplicemente inguardabile.

Altri cartoni molto belli e ben fatti, di vario genere, sono l’indimenticabile “Lupin III”, l’antidiluviano “Ryu, ragazzo dell’età della pietra”, “Conan, ragazzo del futuro”, realizzato dalla splendida mente (e mano) di Hayao Miyazaki, al quale dobbiamo anche l’eccellente “Heidi” (circa la sigla di testa, che ha rovinato per sempre l’ego di Elisabetta Viviani, Miyazaki, ovviamente, non ha alcuna responsabilità!!!) oltre a capolavori per il cinema tipo “Nausicaa” e “La città incantata”, per citarne solo un paio, e alcuni altri di genere sparso, sempre più sommersi dalla marea dilagante dei cloni e delle follie sempre meno inquadrabili dei tardi anni ’80.

Per dare un’idea del punto in cui si è arrivati in seguito, basta citare un paio di esempi.

Chobin, principe stellare” racconta le peripezie di una sorta di mollusco tetraplegico (in effetti, è un larva spaziale) la cui unica difesa, in questo mondo, consiste nell’esibire un paio di occhioni dolci che farebbero invidia ad un basset hound, e che commuoverebbero una pietra. Si salva solo perché i nemici, anche loro, sono ipodotati, sia sul piano fisico che su quello psicologico (voi, se foste il supercattivone, ci terreste, a farvi chiamare “Brunga”? Anagrammatico?). A distanza di trent’anni, tutte le donne che conosco sono ancora commosse e teneramente affascinate, al ricordo degli occhioni di Chobin. Vigliacco se ne conosco una che si sia mai concessa e/o accompagnata ad un uomo esclusivamente in possesso degli stessi requisiti; piuttosto, per tutta la vita a sbavare dietro a stronzi con un Patek Philippe  al polso, e SUV schiacciabambini a titolo di corredo. Altro che Chobin. Questo cartone ha illuso crudelmente molti teneri virgulti, in seguito sorpassati dall’evoluzione, che hanno pensato per molti anni di potersi trasformare, da timidi ed occhialuti nerds giocatori di Dungeon & Dragons, in straordinari principi stellari beccafiga. Sono tutti ancora lì, che giocano a Dungeon & Dragons, a quarant’anni suonati, penne nel taschino incluse.

Il fantastico mondo di Paul” inizia con scene domestiche di quello che potremmo senz’altro definire un rapporto incestuoso alle sue prime avvisaglie. Tutto d’un tratto, l’orsacchiotto nella stanza prende vita, spara raggi laser dagli occhi e trascina tutti in un mondo fatato nel quale Belsatàn (senza dubbio alcuno un diavolo) vuole concupire la piccola Nina; e per quanto i due tantino di fuggire, sono inseguiti dagli sgherri del cattivone, capitanati da tale Pinotti, che in sostanza è un fungo antropomorfo. Unici loro alleati, Toppe, un cane parlante, e l’orsetto di cui sopra, Pakkun, che oltre a brillargli gli occhi può fermare il tempo e usare lo yo-yo magico, che diventa un’arma micidiale.

In una botta sola, tanto per gradire: incesto, tentato stupro e satanismo.

Senza contare il fatto che il riferimento al fungo è fin troppo chiaro, a mio avviso: quello, se lo sono mangiato fritto, e si sono fatti dei viaggi esagerati.

In compenso, io, come eredità da tutto ciò, non posso più guardare in faccia uno che si chiama Pinotti senza pensare che sotto mentite spoglie non è altro, probabilmente, che un fungo malefico, del quale non vedo – per fortuna – la cappella.

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4 thoughts on “Mazinga è meglio del Prozac – quinta puntata

  1. Giorgio Iannone ha detto:

    In realtà l’orsetto di Paul, se gli schiacciava la pancia, sfoderava una fava di dimensioni fantascientifiche! 😀

  2. Max ha detto:

    sì ma è Kinoppi, non Pinotti! :-))))

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