L’Assioma di Mangiapane

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novembre 27, 2013 di carlovanni

C’è un punto in “Rambo 2”, film tanto visto quanto malinteso (non parliamo poi del primo per carità) in cui lui discende il fiume con la Rambo Girl del momento, una combattente vietnamita ovviamente gnocca, che gli chiede: ma te, non c’hai ‘na vita? Nun c’hai l’amici, ‘na donna, ‘n cane a casa tua? Ma chi te lo fa ffà de venì qua a sparà? (Per un curioso caso di parallelismo evolutivo culturale, in Vietnam si parla il romano de borgata). E lui la guarda con quegli occhi che solo Stallone può avere, “cane bastonato con problemi di prostata ma assieme eroe omerico”, e le risponde: ma sì, io avevo tanti amici, conoscevo tanta gente e tutti mi volevano bbene, però era sempre una sensazione come quando vai a una festa e tutti si divertono e tutti ti conoscono, ma se non ci vai non se ne accorge nessuno”.

 Se anche voi avete mai avuto questa sensazione, complimenti! Siete appena incappati nell’Assioma di Mangiapane, una perla di saggezza imprescindibile che dà la misura di come si possa assieme guardare con lucidità alla vita senza per questo necessariamente togliersela in un impeto di sconforto.

Ho scoperto l’Assioma di Mangiapane una notte in cui io ed il suo autore, come spesso accadeva, ce ne stavamo in macchina a filosofeggiare sulla natura dell’Universo (cosa che viene facile con un paio di bottiglie in corpo ed un cielo stellato sopra, meno facile se sei nelle stesse condizioni con una donna) e la direzione presa era il senso delle cose. Pensiero etilico saggio della serata: esse, non durano, per loro natura. Più o meno da lui espresso così: “Voglio dire, prendi me e te. Siamo amici e usciamo sempre insieme, ma vedrai che a un certo punto ognuno dei due prenderà una direzione diversa e non ci si vede più, e a nessuno viene più in mente di vedersi, ognuno farà la sua vita senza più pensarci e basta. E sai perché?”. E qui si voltò verso di me con sguardo per quanto possibile ieratico, sentenziando :”Perché àl mònd, nisòun t’ha caghé”.

”Perché àl mònd, nisòun t’ha caghé”; traduzione dal longobardo, “Perché al mondo nessuno t’ha cacato”.

Questa perla di visione pessimistica dell’Universo, l’ho trovata al tempo amarissima, ma poi devo dire che aveva ragione lui; difatti, da un certo punto in avanti non ci siamo più sentiti, “Ognuno in fondo perso/dentro ai cazzi suoi”, come canta il Vate. E puntualmente, direi quasi quotidianamente trovo conferme a questo modo di sentire, di vivere la vita.

Gli altri, non t’hanno manco cacato, questa è la verità vera. Per quanti conoscenti, amici, parenti tu possa avere, alla fine ciascuno ha la sua vita da tirare avanti alla meno peggio, ciascuno si arrabatta come può cercando di caricare di significato le cose insignificanti che costituiscono la sua propria esistenza, e a te non ha tempo di pensare; e se ti pensa, è perché in quel momento ha bisogno, oppure perché gli vieni in mente per una coincidenza, oppure perché ha bisogno ancora.

A questa regola, magnifica nella sua rotondità occamiana (questa l’ho coniata io e guai a chi me la tocca), sfuggono – o per meglio dire, si sottraggono – solamente in pochi, e poi, flessibili; sono quei pochi che per un certo periodo nella vita, che a volte può durare una vita intera, ti pensano. Ma non tipo “Eh, chissà che fine ha fatto”, ma “Cosa starà facendo? Aspetta che lo sento”, oppure, “Mi manca qualcosa che non so. Adesso la chiamo perché se non mi sento a disagio”, o anche “Questo sono sicuro gli piacerebbe, lo compro”, una cosa che a volte perdura anche fin dopo la morte.

Come sopravvivere alla consapevolezza che, in fondo, nessuno ci pensa? Che non solo l’Universo ci ignora tanto come tutti gli altri ammassi casuali di atomi, ma anche le persone, e spesso finanche i colleghi di ogni giorno e gli amici più cari di una volta e la moglie e i figli e l’amico carissimo una volta che ti ha restituito i soldi che ti doveva?

Secondo me, ci sono due vie, ammesso che uno non voglia tentare il Grande Salto nel Vuoto.

La prima: andare a recuperare prigionieri di guerra in Vietnam. Fattibile; buon cibo, clima fastidioso ma ci si fa il callo, costo della vita basso, splendide donne che parlano francese e che non vengono uccise se non nel secondo tempo. Contro: caghetto sempre in agguato, bombe al ristorante, molti bambini obesi grazie a Coca-Cola, molto lontano.

La seconda: come insegna il Pensiero Negativo, accetta il marcio che è in te, magari capirai che quando lo fanno gli altri non sono né stronzi, né malvagi, né corrotti, semplicemente sono tanto e quanto. Forse noi pensiamo costantemente agli altri? Ma no. Nemmeno a mogli, mariti, figli, padri, madri. Ci lasciamo dietro dei veri e propri cimiteri di idee, poi cerchiamo di salvarci in corner, ma la verità è che più di tanto agli altri non si riesce a pensare. Si pensa solo ai più cari cari, e non è poi che si pensa, è che ci risuonano dentro come se fossimo posseduti, e dopo un po’ la simbiosi è tale che forse è proprio così, come per le idee, come per i dispiaceri e le passioni che sconfinano nell’ossessione.

Se proprio si vuole rompere l’incantesimo, si possono fare due cose molto semplici:

la prima, essere sinceri. Se telefoni all’amico che non senti da trent’anni perché hai bisogno per il computer, digli: ciao, come stai? Scusa ma ci siamo persi di vista, e mi sono ricordato ora che ho bisogno che eri molto bravo. Lui penserà questa cosa subito, tanto vale non fare la figura degli stronzi. E via di seguito. Con ex amanti quando avete finito il giro della rubrica, non dite “ti penso sempre”. Lo so che funziona, ma di solito vi fate conoscere per quelle teste di cazzo che siete. Con colleghi di lavoro che non volete vedere, parlate di cose d’ufficio, e poi via, nello stambio, non facciamo finta di volerci amare.

La seconda, anche qui semplicissima, è fare finta che gli altri siano persone vere tanto quanto noi. Lo so che a volte non è affatto vero, che molti sono si e no succedanei di vita umana, così come la cicoria col caffè; ma se Dio li ha messi su questa terra (scherzavo, essi sono un caso triste dell’evoluzione) un motivo ci sarà pure (scherzavo anche stavolta).

Voi fate finta. Semplicemente, quando parlate loro, ascoltate anche cosa hanno da dire. Magari è inutile (facile), però non si sa mai. Quando pensate a fare loro un regalo, non regalate la solita cazzo di cintura o la sciarpa, pensate 5 minuti a cosa farebbe loro piacere. Di tanto in tanto, tipo, il loro compleanno, o se scoprite che è morto il padre, o se vostro padre che conoscevano bene è morto, fatevi vivi per condividere qualcosa, anche per finta, anche pro forma. Darete sempre il 99% in più di tanti altri che ci vivono insieme come se fossero dei comodini Ikea, e farete un figurone anche se 15 anni fa avete detto “Dai, ci vediamo” e poi non vi siete più filati.

Come sopravvivere alla delusione di non esserci, nei pensieri altrui?

Facile; pensate che in fondo sono degli stronzi e chi se ne frega. Ok, questo era il Lato Oscuro del Pensiero Negativo. Il Lato Jedi dice: in fondo vivo lo stesso.

Si fa dura quando sono le persone che dovrebbero pensare a voi, a non pensarvi.

Ma anche qui, non è tanto il pensiero che è in difetto; forse dovreste cambiare semplicemente persone.

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2 thoughts on “L’Assioma di Mangiapane

  1. Hello spank...ing ha detto:

    volevo solo aggiungere una cosa importante che secondo me hai tralasciato….aspetta un attimo…stavo dicendo che secondo me dovresti che manca un pezzo importante…aspetta ho il caffè che sta uscendo…ti richiamo 😀

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