Metti una vita in fast forward

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novembre 18, 2013 di carlovanni

La mia vita lavorativa da sempre oscilla tra tre poli: disoccupato; sottoccupato; sottopagato, con libere combinazioni dei tre stati.

Leggo di enormi preoccupazioni di non arrivare a fine mese, che non di rado nascondono acquisti di ultimi ritrovati tecnologici i-Canchér, vacanze a Pinarella, scarpette di vetro e altre varie. Per quanto mi riguarda, ho scoperto che restando disoccupati per due anni si può non solo sopravvivere, ma anche stare piuttosto bene e accumulare nozioni (prima tra tutte, la coscienza del fatto che il senso del lavoro è lo stipendio) indispensabili nel prosieguo.

Durante questo lungo periodo di riflessione, avevo preso l’abitudine di registrarmi fior di telefilm per poi guardarmeli con calma fino alle ore piccole e piccolissime; ed è qui che ho scoperto la magia del fast forward, il meraviglioso tasto che permette di realizzare l’avanti veloce, o velocissimo.

Sulle prime, mi veniva in soccorso quando c’era l’interruzione pubblicitaria. Cosa sarà successo a Jack? Ma veramente devo aspettare che mi sottoponiate i vostri assorbenti che mangiano i cattivi odori, i bambini terzomondisti che non mangiano neanche quelli e simili rivoltanti per quasi dieci minuti? Eh no; via, avanti veloce, e vedi che Jack è finito sotto un camion.

Ops.

Però almeno non ha dovuto aspettare la pubblicità, come si dice, è successo tutto in un attimo, non ha sofferto. Magari se non c’era l’FF agonizzava mentre vallette discinte gli sventolavano in faccia chiappe tesissime da yogurt bionici, che fine poco dignitosa.

Fatto sta che ci ho preso gusto, e ho cominciato ben presto a farne un uso serrato.

Le scene di sesso? Via via, avanti, nell’economia della storia sono inutili, e poi mi sento un guardone.

Dialoghi interminabili? Pffftt. So già quello che volete dirvi, lo script è banale. Via, avanti.

Jack ci sta mettendo un sacco a morire? Via, via.

Storie di corna? Dolorose, via. Scene melense? Via. Personaggio che non ti piace, inseguimenti in macchina, sparatorie? Via, via, via, via.

Così era tutto molto più semplice. In questo modo potevi condensare i tempi fino a un terzo, e vedere tre telefilm al posto di uno, o avere più tempo per combinare altre cazzate.

E’ fantastico. E io ci ho preso gusto prestissimo, tantissimo gusto.

Forse troppo.

Non passa momento che, di fronte a rompicoglioni, vaniloquisti, logorroici, ignoranti patentati non abbia la tentazione di schiacciare il tasto F/F, sento proprio il dito che si contrae. Poi mi riprendo e capisco di essere, disgraziatamente, nella realtà quotidiana.

Una storia che si trascina? Un esame importante e difficoltosa? Il mal di testa? Domenica pomeriggio? Riunione di lavoro? La vita intera?

Sarebbe un bel dramma. Personalmente, credo che rischierei di non avere affatto la maturità necessaria a sapere dove fermarmi e potrei persino fare sesso col telecomando, avanti veloce come quando si guardano i film porno fino al momento topico.

Ho preso atto del film, successivo, con Adam Sandler (“Clic”) nato evidentemente da uno sceneggiatore con le stesse mie turbe.

E tuttavia, quanto vorrei ogni tanto avere quel telecomando in tasca!

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