Quel fermarsi a guardare gli incidenti

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ottobre 25, 2013 di carlovanni

Quando facevo il volontario in Croce Rossa – tirocinio utilissimo per mettere a dura prova l’amore nei confronti del mio prossimo, o per affinare l’idea che sia poi meglio evitarlo il più possibile – ho imparato, tra le altre cose, che una delle cause maggiori nei ritardi del soccorso è la folla di curiosi che si fermano lì a vedere cosa è successo. L’intenzione manifesta è di aiutare, badate bene; in realtà, tra i tanti che stanno lì, raramente c’è qualcuno in grado di fare qualcosa.

E allora, la regola aurea è: c’è una macchina scrociata? C’è già qualcuno fermo? Sei un medico? No? Bene, vai dove dovevi andare senza rallentare.

Mi pare fosse un racconto di Fritz Leiber, oppure al massimo del possente Matheson: quelli che si fermavano agli incidenti non è che arrivassero da qualche parte, in un certo modo sorgevano dal nulla, una specie di razza a sé che si nutriva della sofferenza del momento. E invece no; la razza siamo noi, in effetti. Siamo noi quelli affascinati dalle disgrazie altrui, al punto di sviluppare una intera gamma di emozioni a partire da questo. Basti pensare all’umorismo, che come aveva già osservato genialmente Heinlein nel suo “Straniero in terra straniera” in fondo si basa in larghissima parte sul fatto che qualcosa di spiacevole avvenga a qualcun altro.

Poi guardo la gamma vastissima dei programmi TV e capisco che è una molla addirittura più potente di quello che pensassi.

La maggioranza dei format televisivi attuali si giostrano su due diversi plot:

– Storie di riscatto/creazione (Affari di famiglia, Cerco casa disperatamente, Fratelli in affari, Affari al buio, Ma come ti vesti, Pimp My Ride, Extreme Makeover Home Edition e Diet Edition, insomma, ci siamo capiti)

– Storie di massacro di qualche minus habens wannabe sbolognato come gara (X-Factor, Il Grande Fratello, Hell’s Kitchen, Fat Families, Non sapevo di essere incinta, Malattie demmerda di gente che pensava di avere un futuro etc. etc. etc).

Tutto il resto è poca roba, in fondo.

L’illuminazione è arrivata piano, ma è arrivata: sono tutti “La Corrida”, avventure in cui qualcuno prova a farsi notare e la gente gli tira le cacche, e tutti ridono, in pubblico.

E’ un po’ come quando il Re diceva al vecchio giullare: “Ahò, facce ride. Se Non mi fai ridere, ti impalo”. E questo tentando una capriola si spaccava il femore, e tutti ridevano un sacco.

Io non credo di essere migliore o peggiore di tanti altri. Solo, la testa mi dice che certe persone andrebbero seguite da professionisti bravi, o dai servizi sociali. Non li manderei in diretta TV. E’ un divertimento crudele. Magari sei lì che spari a zero sull’uccisione dei tori nell’arena, che è una cosa barbara, e poi il diciassettenne frocio stonato come una campana che vuole diventare un cantante lo guardi mentre lo coprono di insulti. Oppure, il lavapiatti del kansas o la massaia di Treviso tre volte madre che vengono prese per il culo e trattate da bestia da uno che invece di gestire il suo ristorante fa i soldi a palate offendendo la gente in differita.

Ecco; io sono cattivo, ma queste cose non mi divertono. Proprio per un cazzo.

Non mi sento più meritevole per questo. Forse è solo un cromosoma che funziona in maniera diversa.

Ad esempio, io non riesco a godere quando Gramellini fa una figura di merda perchè si scopre che rubacchia qua e là. Ma cosa, nessuno pensava che non puoi avere un pensiero da prima pagina ogni giorno, tutti i giorni? Oppure, qualcuno pensa davvero che l’idiota stonato non potrebbero fermarlo PRIMA della registrazione?

C’è veramente qualcuno persuaso che il posto di Fabio Volo sia il Festival della Filosofia? Persino lui lo sa. Dio santo, è un fornaio. Un fornaio che ha fatto un paio di cosette altrove. Eppure, lui lo sa bene, e il problema semmai è di chi lo compra, non suo; e allora, cos’è questo linciaggio quando fa la promozione di se stesso? A regola, lo trovo persino più gradevole di Baricco, lo capisco di più; uno scrive roba banale di tutti i giorni, l’altro disperatamente cerca di tradurre in lettere sentimenti dimostrando che è bravo e intelligente. Io tutti i giorni ho una vita banale; sono del primo gruppo. Il secondo, mi fa venire l’ernia solo a pensarci.

Sia chiaro che non voglio fare la morale a nessuno, non sono portato per queste cose. Però; ogni volta che siete lì a guardare certe cose, provate a pensarci un attimo, se ad appassionarvi è veramente e totalmente la gara, o se in fondo non vi stanno comprando con quella specie di irresistibile fascinazione dell’orrido per la quale si formano interminabili file sull’autostrada, e se si vede il sangue, brrrr! C’era persino il sangue! E via.

Poi c’è anche gente come la Kitty Genovese che chiede aiuto per ore mentre la accoltellano e non si ferma nessuno; ecco, una via di mezzo ci starebbe di misura. A trovarla.

Nel dubbio, comunque, e per vostra conoscenza, io sono quello che se fate un incidente, se vede che c’è già qualcuno col telefonino scala la marcia e tira via.

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2 thoughts on “Quel fermarsi a guardare gli incidenti

  1. uncatalin ha detto:

    mi è succeso un’incidente; stavo lì, ho visto gente ridere del fatto che ero uscito fuori strada.
    ho visto un altro incidente, la persona con la quale ero è comminciata a ridere quando ha visto l’incidente.
    per me è penoso e pure inumano.

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