Carlo Vanni Vs. la Scoperta del Meteo

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giugno 24, 2013 di carlovanni

Ricordo un tempo non lontano in cui il meteo era relegato al posto che merita, vale a dire, in calce, quasi un ripensamento, al resto delle notizie.

E il Colonnello Bernacca, che dopo aver bombardato metà Laos col napalm, appariva sul piccolissimo schermo in bianco e nero con un sorriso da padre di famiglia che un certo scherzo lo conosceva solo lui, e diceva: masse di aria fredda…anticiclone, beninteso dalle Azzorre…sacche di bassa pressione…

E tu che facevi sì, sì, togliti dalle scatole che poi c’è Sandokan e il Segno del Comando, e qualunque cosa avesse poi detta – illustrata con nuvoline magnetiche, freccine, sciami di goccioline, ondine che insidiavano la Sardegna – papà preparava comunque l’insalata di riso e le uova sode, e il plaid; se pioveva stavamo dentro la Simca, se c’era bello, uscivamo sull’erba, e chi se ne frega.

Oggi, non faccio altro che leggere ovunque e in ogni momento delle previsioni delle condizioni climatiche minute e grossolane di lì a 10, 12, 25 minuti, dal rischio di tornado in Kansas previsto per mercoledì sera alle piogge sparse di Caracas al microclima dell’atrio di Piazza Gioberti.

Previsioni che pioverà, ci sarà vento, verrà aprile e avrà i tuoi occhi.

Di più: di ora in ora, non sono previsioni, sono constatazioni.

Allerta: fra un’ora farà caldo.

Grazie al cazzo, siamo in giugno e sono 15 giorni che tira un solleone porco e non piove.

Allerta, sta facendo freddo. Che uno lì lì per tirare le cuoia come gli alpini in russia si riscuote e sopravvive per il nervoso.

Il meteo si è affrancato dall’angolino prima della pubblicità e ora apre i notiziari, e li chiude, e tra un’ammazzatina e l’altra, tra una crisi e un battibecco, ne costituisce l’ossatura e il piatto forte; perchè c’è sempre un allerta che valga la pena di considerare, se non piove, pioverà, e se piove poi, alluvione, annegamenti, suicidi, e inviati con le galosce gonfi di Libarna che straparlano su fiumi di fango di tre anni fa, tanto poi, vallo a riconoscere, mica c’ha la targa.

Ma naturalmente, dovevamo aspettarcelo quando hanno cominciato a mettere veline a fare il meteo. Come già negli States, hanno scoperto che la gente ha bisogno di essere preoccupata per qualcosa, e se a causarti preoccupazioni c’è una con un bel sedere, ti senti a tuo agio.

La vendetta della storia: abbiamo distrutto la società contadina, li abbiamo prima ridotti in riserve come gli Apaches, poi li abbiamo eliminati pian piano con l’Acqua Velva e i prodotti biologici ecologici biosostenibili biodinamici ecodidattici; e invece i contadini si sono risvegliati in noi, e anche se traiamo il nostro sostentamento da panetti di tofu assemblati in qualche discarica belga o da bistecche di manzi cresciuti su terrazze precolombiane, a cinquemila chilometri di qua, ancora e soprattutto volgiamo gli occhi al cielo, ansiosi di sapere quale nume scatenerà su di noi imprevedibili e stranissime punizioni: pioggia in primavera e autunno, freddo d’inverno, caldo in estate.

E al comodo sul divano col digitale terrestre, se piove sentenzi: fa bene ai campi.

A proposito: sono in calzoni corti, infradito e fruit, e potrebbe piovere. Me lo dice il fatto che c’è nuvolo.

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