FESTAlibro: storia e prime riflessioni

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giugno 3, 2013 di carlovanni

Il 25 e il 26 maggio, che sembravano così remoti, alla fine sono arrivati, e se ne sono andati. E con essi la prima edizione di FESTAlibro, una idea mia e di Eliselle nata tra un bicchiere di Merlot e l’altro, mentre pocciavamo su di una tovaglia di carta assieme strategie di marketing e albero genealogico degli Attoni di Canossa e qualche spunto dalla fenomenologia di Husserl.

L’idea iniziale era di fare qualcosa per salvare il libro dalle fiere sempre più di settore oggi tanto in voga; tra saloni, salotti e salini, vai alle fiere e rischi di vedere solo editori, autori e aspiranti tali, e l’esercito sempre crescente dei membri dell’ecosistema – copywriters, grafici, profeti della fascetta, veline da copertina, amanti degli scrittori, mogli degli scrittori lì per cogliere in castagna le amanti, albergatori bed&breakfast pronti a offrire discreti scannatoi ai fedifraghi, salumieri, salmieri, paninari, bibitari, porchettari e di tanto in tanto qualche religioso, per benedire copertine con frati incappucciati che tanto vanno per la maggiore.

Non volevamo che fosse una cosa simile. Volevamo invece che il protagonista fosse il lettore, prima che l’industria del libro, e che l’atmosfera non fosse di reciproco sospetto, ma festosa, come quando da piccoli ti regalavano un libro. Ecco, appunto. Da piccoli. E quindi, un festival per giovani lettori, magari proprio alle prime armi: libri, didattica, giochi, palloncini, laboratori per disegnare e ritagliare e incollare e far rotolare biglie, e libri, libri, libri, tra divertenti, educativi o semplicemente belli.

E siccome (me ne prendo la responsabilità) sono un megalomane, l’idea che abbiamo proposto all’assessore, che a più riprese aveva chiesto idee, è stata: facciamo di Sassuolo la Città del Libro per Ragazzi! Ma non una cosa en passant; no, creiamo un appuntamento fisso, rituale, trasformiamo questo paesone carino e un po’ sonnolento nella Copenaghen del distretto ceramico, visto che si vocifera di riaprire la Biblioteca per ragazzi in una sede storica quasi ristrutturata.

E poi, il resto è storia.

La prima bozza del progetto sottoposto al Comune è datata del luglio 2012; FESTAlibro è riconoscibilissima, in tutte le sue parti. Si parla di una struttura flessibile, libera, in cui chiunque può dare il suo contributo, purchè rispetti tre fondamentali regole: assoluta gratuità dell’intervento, salvaguardia dello spirito in cui è stata intesa l’operazione, ed evitare di infastidire gli altri coi propri comportamenti. Da parte nostra, siamo disposti a metterci lavoro, contatti, amici, conoscenze, mezzi, passione e idee; ed è così che si parte.

Tra novembre e dicembre ufficializziamo la cosa con un programma preciso, e i primi inviti; a febbraio, in riunione tra Comune e Associazione Commercianti, otteniamo la benedizione pubblica e le date proposte dall’assessore alla Cultura sono confermate: le sedi saranno il bel Parco Vistarino, con annessa la ricostruendo Villa Giacobazzi, e la centralissima Piazza Garibaldi, con i suoi comodi portici.

Di lì a poco cominceranno le sorprese. Dapprima ci verrà detto che purtroppo Villa Giacobazzi sarà inagibile, poi che forse non riaprirà, poi che il personale della Biblioteca non sarebbe stato disponibile per la domenica e per gli orari prolungati, e ci viene invece data la non così suggestiva Sala Biasin; sopraffatti dalla gratitudine, ringraziamo.

Poi, scopriamo che i gazebo coi quali allestire la piazza dovremo pagarli, o noi o chi per noi. Si fa per fortuna avanti l’Associazione Commercianti, generosamente, in un poutpourri di sorprese che vedono i prezzi salire e repentinamente scendere come quelli dei bulbi di tulipani nell’Olanda del passato; da un Festival nato per portare lustro al Comune e favorire i commercianti, ci troveremo a pagare gazebo, pubblicità, affissioni, diritti e finanche il suolo pubblico, ma fiduciosamente andiamo avanti, tra l’aiuto della Associazione e i soldi raccolti tra amici, conoscenti e parenti, a fronte di una prospettiva di guadagno personale prossima allo zero Fahrenheit. Perché se con una cosa così ti fermi a pensare come potrai guadagnarci, farai come i tanti sedicenti imprenditori oggi sul mercato: non partirai per niente, e aprirai l’ennesimo chiosco di piade, per poi lamentarti che non c’è margine.

La sorpresa migliore deve però ancora arrivare; il Comune, sulla base di un ragionamento che abbiamo qualche difficoltà a comprendere, a sorpresa sfodera la sua carta migliore, sottoforma di un meraviglioso contro-Festival di inaugurazione della Villa Giacobazzi, guarda il caso esattamente il 25 e 26 maggio, guarda il caso negli stessi orari e con attività che, tolto l’immancabile linguaggio istituzionalese, come dire, somiglia un po’ al programma che noi stiamo attuando dall’altra parte; tanto che alcune enormi menti sassolesi, l’evidente filiazione segreta di Pico della Mirandola (che del resto è qui vicino) osserveranno che, sicuramente, noi l’abbiamo copiato. E in effetti; sì, lo abbiamo copiato da noi stessi, abbiamo questa debolezza. In tante copie, tra l’altro; perché il marchio e il nome registrati su Creative Commons li abbiamo poi posti su di un pieghevole stampato in qualche migliaio di copie, da distribuire ovunque tra il reggiano e il modenese.

Poi, la cosa è andata come è andata, e le fotografie (numerose) parlano chiaro: sabato, tempo degno della Finlandia in novembre, che ha un po’ frenato le attività (mi piace usare eufemismi, di tanto in tanto); domenica, col bel tempo, le famiglie, i curiosi, gli appassionati si sono riversati in piazza Garibaldi e hanno sguinzagliato i loro bambini a toccare, sfogliare, colorare e tutto il resto che così bene solo i bambini sanno fare, e abbiamo avuto finalmente i sorrisi da parte di tutti – o quasi tutti, ma francamente, chi non vuole proprio venire alle feste, è tutto sommato bene che non ci venga.

Del bilancio della cosa è prematuro parlare. Tirare le somme di una attività che solo a noi è costata – a cranio – almeno 200 ore di lavoro, inquadrare in un conto costi – ricavi l’aiuto disinteressato di amici e appassionati, il coinvolgimento di tanti sul Web (11 pagine di occorrenze Google forse significano qualcosa, di passaparola in passaparola), i complimenti degli espositori e il loro a volte storto ma inequivocabile sorriso, è cosa che a me non viene particolarmente facile. Forse ne riparleremo una volta smaltita la fatica, forse, addirittura, no, e gli unici due interrogativi che resteranno saranno: lo rifacciamo? E, come mostrare a chi ci aiutato quanto siamo orgogliosi di aver fatto questa cosa, veramente grande, insieme? I dati sono dati, le emozioni, emozioni.

C’è anche il caso che le due domande trovino entrambe risposta nella stessa azione: pensiamo di rifarlo, e di spartire di nuovo con loro questa cosa, che il premio sia sotto forma di benefici che per il momento ci sfuggono, o per la soddisfazione di aver fatto qualcosa che può o no diventare grande, lucrosa, importante domani, ma che già oggi si distingue in mezzo a un mare di nulla rumorosissimo e tenuto in vita a suon di denaro. Il nostro sistema prevede un impegno minimo da parte di tutti, e la spartizione in parti uguali di quello che viene, fermo restando che, di nuovo, per noi non abbiamo previsto un ritorno economico, e non sapremmo nemmeno da dove partire per assegnarcelo.

A me personalmente resta però qualche dubbio tecnico, con il quale dovrò immancabilmente fare i conti. E vi spiego perché.

Elisa, nella persona di Elisa, e non della Libreria Mondadori, come spesso qualche improvvisato genio ha avuto il fegato di dire, nella sua chiarissima e enorme volontà di realizzare sempre qualcosa di bello per le persone che amano i libri mi ha chiesto un aiuto nella primavera 2012, sarà stato marzo o aprile; di qui il progetto, che porta, evidentissime per chi ci conosce, le nostre firme in tutti i suoi pregi e difetti.

Da sola, non sarebbe forse riuscita a fare tutto questo; io, senza di lei, non sarei riuscito a fare nulla, perché la sua volontà e impegno sono finanche esagerati, una capacità di auto annullarsi a fronte del perseguimento di un risultato inseguito così io l’ho vista solo nei film.

Ho avuto il dispiacere di vedere molti dei suoi sforzi, e delle mie idee, vanificati, a fronte della curiosa idea del Comune di allestire una cosa del tutto sua nello stesso identico lasso temporale, cosa che ha richiamato molte persone, come è ovvio e giusto che sia, presso l’altra manifestazione.

Non metto in dubbio la bontà dell’operazione culturale del rinnovo e inaugurazione della nuova Biblioteca. L’esigenza era evidente e molto sentita; tanto che proprio da quella siamo partiti anche noi con le nostre proposte. Non metto nemmeno in dubbio la bontà delle scelte nell’assegnare ad altri l’organizzazione della cosa. Leggendo le delibere, è chiaro che per nostra natura non saremmo stati con ogni probabilità in grado di soddisfare i requisiti di altissima seriosità, istituzionalità, programmaticità, politicallycorrectabilità richiesti da cotanta occasione. Mai e poi mai infatti a noi sarebbe saltato in mente prima di invitare le autorità e poi, se del caso, gli editori e gli autori dei libri, ma questo in fondo fa parte del gioco delle parti; a ciascuno il suo, e poi tutti a casa.

Tralascio anche volentieri la valanga di piccoli dispettucci, mezze voci, giochini, pettegolezzi e calunniette da pizzicaroli (ma mi scuso con la categoria, che è esente da colpa) in cui siamo stati immersi da un certo punto in avanti; come non fanno onore a chi le ha portate avanti, queste cose non farebbero onore neppure a me, se me ne occupassi.

Quanto invece non riesco a capire, e più mi sforzo, meno ci riesco, è il metodo adottato.

La nostra proposta verteva su di una organizzazione articolata tra centro urbano e parco e Biblioteca, in modo da fornire ai cittadini una scelta il più possibile larga tra differenti attività; perché si sa, c’è il caso che le persone abbiano esigenze diverse, o persino, dio non voglia, caratteri disuguali. Il tutto, in maniera totalmente gratuita, e con una disponibilità a 360°, a fronte di nessuna richiesta; vale a dire, non volevamo prenderci il merito, che avremmo lasciato completamente alle cariche pubbliche.

E’ per me un mistero come mai abbiano pensato, al Comune, di voler ottenere lo stesso risultato spendendo invece qualche migliaio di euro, ottenendo una cosa molto più limitata, rigida e in odor di una competizione che, da parte nostra, non solo non era inteso ci fosse, ma nemmeno poi c’è stata.

Sarebbe stato ad esempio sufficiente, se non avessero voluto farlo con noi, dire, in qualsiasi momento tra luglio e febbraio: no, guardate, grazie. Le idee sono belle, ma lo facciamo noi, oppure, nemmeno, non lo facciamo affatto. In ogni caso: NO, grazie.

Ci saremmo fermati per tempo, certo irritati, ma si sa, con un po’ di pomata l’irritazione passa; cominciare a presentare l’uno dietro l’altro una serie di ostacoli a volta fastidiosi, a volte apparentemente insormontabili, quando avevamo già raccolto i fondi e preso impegni con autori, editori ed espositori, che per questa cosa hanno investito il loro tempo – e quindi il loro mestiere, e quindi denaro, non è stata cosa né gradevole né gradita.

Pubblicizzare a spron battuto il proprio programma ignorando, o facendo finta che non esistesse affatto, o lasciare che venisse mal compreso o denigrato, l’altro, anche questa cosa non ha portato molti vantaggi; tanto più che dall’altra parte non ci siamo mai sognati di denigrare quella che non capiamo perché avremmo dovuto considerare “concorrenza”, dal momento che rientrava nell’ottica della nostra proposta iniziale. Noi consideravamo le due cose molto importanti e molto belle, ma non ci è parso dall’altra parte di vedere altrettanta sensibilità, né premura. E ci chiediamo come mai, visto che non solo ce lo avevano chiesto, ma addirittura autorizzato e benedetto con un Patrocinio.

Chi mi conosce veramente bene sa che io non sono affatto un idealista. Ne ho i modi, ma non l’imprinting. Io sono una persona piuttosto pratica e sbrigativa che va al sodo, dell’idealista ho soltanto la capacità di volare alto.

Essendo persona pratica, quando faccio le cose miro a un guadagno. In questo caso, il guadagno atteso consisteva nell’accumulo di una esperienza di prima grandezza nella realizzazione di una attività; esperienza che un domani può tornare buona per attività lucrative, oppure per realizzare altre cose simili e magari anche più grandi, oppure semplicemente per bearsi della propria bravura, nelle sere in cui proprio non riesci a tracciare un bilancio positivo – e ce ne sono.

Devo dire che gli obbiettivi che mi ero prefisso, li considero raggiunti in pieno. E’ stata una esperienza straordinaria, di cui ringrazio tutti quelli che hanno voluto farne parte, vi ringrazio in maniera incommensurabile.

C’è però un’ombra, su questa soddisfazione; è l’ombra che deriva dalla sensazione di non aver capito una lezione, come quando, a scuola, alla fine dici che, sì, hai capito, perché se tutti mostrano di aver capito, ti vergogni a fare la figura dello scemo, solo tu.

E allora, i dubbi sono i seguenti.

In che modo il Comune pensa che per gli espositori, per i commercianti, per l’Associazione Commercianti, per i cittadini, per noi, per se stesso, pensa che sia stata utile e vantaggiosa l’iniziativa di mettere in piedi un qualcosa di alternativo e contrario nelle stesse giornate, con un programma simile e nelle stesse zone, opportunamente lasciando che quello di maggior respiro e costo venisse boicottato, o lasciando che si considerasse una operazione di concorrenza?

Quale vantaggio è derivato dal farci pagare minutamente ogni addebito, mentre con nessuna fatica poteva metterci a disposizione strutture, spazi e personale, che già rappresentano un costo fisso? Costi che hanno impedito di creare altre attività, altre strutture, altre iniziative per i cittadini di Sassuolo, e per tutti quelli che da tutta la regione sono venuti?

In che modo il Comune ha fatto gli interessi dei tanti commercianti interessati dall’iniziativa, sottraendo loro pubblico e non pubblicizzandoli?

In che modo il Comune ha creato vantaggio per i cittadini, non mettendoli in grado di fruire liberamente delle due cose, con pieno diletto e utilità massima?

Devo dire che io a questi interrogativi non so dare una risposta; e siccome mi piace pensare che il Comune fosse in buona fede, mi sa che la risposta me la dovranno fornire loro, e magari anche agli altri diretti interessati.

E tanto per parlare di vantaggi miei personali: una laurea con 110 e lode, 8 anni di consulenze a decine di ditte, tra le quali Siemens e Marcegaglia, 11 anni di insegnamento di marketing e comunicazione agli imprenditori non mi mettono in grado, a quanto pare, di trovare una soluzione alle domande sopra delineate. Nel momento in cui il Comune mi dovesse fornire una risposta che non ho trovato in tutti questi anni di studi e ricerche, la considererei senz’altro una preziosissima integrazione alle mie conoscenze, e mi riterrei assolutamente e incredibilmente pagato per i miei sforzi; cosa sono qualche centinaio di ore di lavoro per una simile formazione?

Mi dispongo all’attesa con un misto di trepidazione e gioia.

8 thoughts on “FESTAlibro: storia e prime riflessioni

  1. Eliselle ha detto:

    che dire, un gentiluomo

  2. Andrea ha detto:

    Io, la mia ragazza ed una nostra amica vi abbiamo partecipato come espositori e, personalmente, concordiamo in pieno con quanto scritto. La fregatura che il comune ha deciso di tirare è stata grave, rovinando la bella atmosfera che si voleva creare…

    • carlovanni ha detto:

      Soprattutto, quello che non ho capito è stata la strategia; eravamo contenti di fare tutto il lavoro gratis e pubblicizzare anche il resto, continuo a non vedere il motivo per trasformare il tutto in una specie di contesa. Boh!

  3. monica corradini ha detto:

    per fortuna ci sono ancora persone che hanno idee e tanta voglia di fare ,mi dispiace solo che il comune non abbia capitto quale grande risorsa voi siate ciao a tutti non demoralizzatevi.

    • carlovanni ha detto:

      Ciao Monica, grazie! Quanto al Comune, come vedi sono stato molto possibilista; a me basterebbe che fornissero una spiegazione logica per l’accaduto. Non dico nemmeno le scuse, non mi sono offeso: una spiegazione. Perchè da una cosa che poteva fornire utile a tutti è nato qualcosa che per alcuni è stato un costo, e quindi, se fossimo degli azionisti… 😀

  4. serre ha detto:

    Preferivo il post su blogspot 😀 deheheh…
    Alle domande, ovviamente, dal basso dei miei tre anni di ingegneria ambientale, non so rispondere… mi rifugerei in una comoda e buonista “mancanza d’organizzazione” (che comunque è un malessere più generalizzato di quanto prevedessi).
    Dal canto mio, son già contenta di sapere che s’è fatta, e s’è fatta bene 🙂
    Compliments!

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