Un’idiozia conquistata a fatica

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Mag 21, 2013 di carlovanni

Spulcio tra i cd per combattere la noia della strada, da quando persino Caterpillar è diventato un po’ una palla – e sono le 7 meno 10, un orario che il legislatore dovrebbe considerare presto o tardi per quel che è, e cioè, illecito – e pescando nel cofanetto Gaber leggo questo titolo meraviglioso: “Un’idiozia conquistata a fatica”.

Da un po’ di tempo ascoltare musica a volte quasi mi infastidisce. Non sempre ho la disposizione d’animo corretta per ascoltare il rock, o la risacca del jazz, o le distensioni della classica, o il salterello del pop. E allora mi chiudo sui cantautori, sul quasi parlato, qualcosa che mi lascia uno spazio per pensare, tra parola e parola.

I dibattiti alla radio, vanno bene lo stesso, purchè non siano cretini – non dico “comici”, dico proprio “cretini”,  si può ben essere comici e intelligenti al tempo stesso; allora, meglio il pensiero di persone che sai che non ti lasciano mai a piedi, non tanto perchè hanno sempre ragione, quanto perchè ne hanno sempre una. Che non danno fiato alla bocca a seconda di quel che impone loro la moda, l’audience, i loro fans, ma mettono a voce quello che pensano, quello di cui non sono certi e quindi ne parlano con tono sicuro, e poi se mai si sforzano di fartelo digerire.

Non ho quasi bisogno di ascoltarlo; i titoli dei brani dicono già quasi tutto, per non dire del micidiale titolo del disco stesso.

“Una nuova coscienza”, “Il potere dei più buoni”, “Il filosofo overground”, “il conformista”, so già che saranno tutta una serie di stoccate ferocissime del duo Gaber -Luporini contro quel modo di stare al mondo che consiste nel seguire furbescamente la corrente, senza chiedersi troppe cose, contemporaneamente ganassandosi di avere un pensiero tanto proprio quanto lo si può rendere presente in faccia agli altri, cosa oggi quanto mai facile.

Personalmente, a volte rimpiango il tempo in cui c’erano meno mezzi di espressione del proprio pensiero, e auspico un ridimensionamento, a costo di sentire affievolirsi pure la voce mia, di certo non libera dalla tentazione di sparare inutili cazzate a caso, di farsi belli, di mostrarsi presenti, intelligenti, saggi, comprensivi, cosa che da Wikipedia in poi è più o meno alla portata di tutti.

Il che non vuol dire che ciascuno non debba essere libero di esprimere il proprio pensiero. Significa solo che nove volte su dieci sento il bisogno di abbassare il volume del chiacchiericcio frastornante, per poter conversare meglio – intendersi, parlare, anche litigare al limite – con chi ha da dire veramente qualcosa che ha pensato lui, e non qualcun altro per lui. Il che mi porta, quando sono da solo, a stare spesso zitto, per paura di ascoltare l’ennesimo cretino che inquina l’aria.

Poi c’è questa cosa che mi chiedo, e cioè come mai tra tanti cantautori mi trovo così spesso a lasciare spazio a Gaber e De Andrè, e non per moda, perchè li ho scoperti, come tutte le cose o quasi, tardi. Mi fa specie che fossero tutti e due anarchici, e mi chiedo perchè proprio a me, che non credo nella capacità dell’uomo, salvo alcuni rari, sporadici casi di giusto equilibrio tra razionalità ed equità, di autoregolarsi.

Forse mi dovrò dare agli chansonniers francesi, diventerò depresso e finirò imbottito di Prozac sotto un ciliegio, ecco.

 

2 thoughts on “Un’idiozia conquistata a fatica

  1. Hello spank...ing ha detto:

    Capisco la noia derivata dal chiacchiericcio, che come nei film porno ti lascia in ‘mano’ la conclusione, sempre prevedibile.
    Personalmente Mi piace la musica pop, perchè mi rilassa, mi distrae e non mi fa pensare.
    Rilancio con una cosa buttata li, perchè i monaci buddisti nella meditazione ricercano il vuoto ?
    Perchè si ha l’esigenza incessante di riflettere? Che si vince qualcosa?
    Fa figo? Si acchiappa?

    • carlovanni ha detto:

      No, direi che fa più figo seguire la corrente, e quanto ad acchiappare, è sufficiente far finta, di riflettere. Quello è facile, basta tacere e aggrottare la fronte. Cosa che a me viene male perchè non ho rughe. Quello che fanno i monaci è il passo successivo: vogliono staccarsi anche dal loro personale chiacchiericcio, non c’è niente di così letale come le robe che ci raccontiamo da soli 🙂 Anche a me piace il pop, e ancora di più il rock, ma sempre più spesso cerco di non pensare mentre ho le orecchie vote, o semivuote. Mi piace d ipiù.

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