Il grillo fascista, la formica socialdemocratica, il bacarozzo radicale.

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marzo 8, 2013 di carlovanni

Come diceva mio nonno buonanima, portatore sano del cognome (cosa rara, siamo spesso un po’ bislacchi), “L’attimo der cojone passa a tutti”; e io, fedele alla saggezza di famiglia, mi sono conformato e ho condiviso con levità un post dalla bacheca di un’amica virtuale, senza preoccuparmi se fosse vero o meno.

Entrando, cioè, in quel flusso di condivisione virale di cazzate che tanto bene fa alle tasche degli speculatori, e tanto acqua porta ai mulini di chi paga certe campagne di sputtanamento.

Nella fattispecie, si trattava del post in cui si confrontavano i discorsi del Grillo elettorale e di Hitler nel 1932, elettorale pure lui e pure lui ugualmente con troppo e troppo poco successo alle elezioni.

Perchè l’ho fatto?

Prima di tutto, per un fattore di pelle: mi sta sui coglioni il Beppe Grillo elettorale e tutto il circo che si svolge attorno a lui.

Poi perchè era un esercizio non indifferente dal punto di vista della comunicazione, uno dei miei campi di interesse principali. Il parallelo tra un discorso elettorale e un altro era semplicemente troppo bello per poter essere vero, ma se fosse stato vero, e lo desideravo tanto, avrebbe dimostrato la tesi che semplicemente di discorsi elettorali, si tratta, sempre uguali, sempre fatti con l’unico scopo di attrarre voti; passano le epoche e le persone, le tecniche, non mutano mai.

Poi, un po’ redarguito, un po’ autoredarguito, sono voluto tornare all’argomento per vedere quanta parte di vero ci fosse.

Unica fonte che sono stato in grado di trovare sul web è quella di un discorso sottotitolato in inglese, ad esempio qui:  http://www.mondoinformazione.com/notizie-italia/beppe-grillo-citazione-falsa-hitler/89243/

 

Ora, qualche premessa.

E’ ovvio che parlare di Fascismo e Nazismo in sede attuale è da considerarsi fuori luogo. E’ anche vero che dopo aver giocato allo sputtanamento sul web, ora ne sta pagando le conseguenze, perchè possono giocare anche gli altri, e con risultati molto più incisivi dei suoi, se ci si mettono, e pure a ragione.

E’ altrettanto vero che fino a quando si fa un discorso di stile comunicativo, di tecniche retoriche, invece, il ragionamento fila ancora, e anzi non fa una grinza; quindi, mi autoassolvo dalla stronzata, che è andata a buon fine. Per puro caso, s’intende, oppure perchè forse in 30 anni qualcosa l’ho imparato.

I parallelismi tra i due discorsi sono numerosi e plateali. Dopo alcune buone premesse, il blogger che ha realizzato in questo articolo si perde.

Fa bene a incitare all’obbiettività e ad avvisare che è in atto una campagna (o controcampagna) mediatica, il fatto che sia di parte non rende quanto dice meno vero. Altrettanta ragione ha nel momento in cui avvisa che estrapolando frasi da un contesto generale del discorso, si può far dire a chiunque quel che si vuole; io aggiungo, non solo frasi, basta cambiare un termine mettendo un apparente sinonimo e il gioco è fatto.

Si perde invece nel momento in cui vuole dimostrare il laschissimo collegamento tra le due cose. Il collegamento c’è, e come invita lui, arrivando ad una conclusione opposta, basta leggere i sottotitoli in inglese per coglierlo.

Addirittura, parla di intere frasi di Hitler incitanti alla violenza espunte dal discorso; in realtà, il discorso di Baffetto nel suo complesso è molto più colloquiale e tranquillo di quelli sentiti di recente.

Di cosa stiamo parlando? Di una deriva del Nazismo che rialza la testa?

Ovviamente no, non siate offensivi.

Parliamo dell’universale valenza di alcune tecniche comunicative e retoriche che con ogni probabilità erano già vetuste ed abusate ai tempi dei Gracchi; luoghi comuni, frasi ad effetto, metafore, minacce, pretese di alterità, illuminazione circa le irresponsabilità altrui e tante altre.

Il fatto che mi stupisce in quanto studioso, persona, italiano è che ancora, con tanta cultura a disposizione, ci siamo milioni di persone che non si rendono conto istantaneamente che è una manipolazione ai fini del risultato elettorale.

Un altro simpatico giochino, tanto per chiarire, è indicato qui:

http://www.qualcosadisinistra.it/2012/06/12/fascista-a-sua-insaputa/

E spulciando un vecchio manuale di giornalismo:

“Date un <<calcio di protesta>> ai partiti al governo. Fateli <<tremare>>, votate <<contro la corruzione, la mafia, lo scialacquamento del denaro pubblico>>. Scendete in campo contro i <<partiti tradizionali>>, sconfiggeteli in modo che essi stessi <<potrebbero decidere di destituire i loro leader>>. E se proprio volete un consiglio, bene: sappiate che noi voteremmo <<il Partito repubblicano o uno dei gruppi della Lega Nord>> (La Stampa, 28/3/1992, citando l’Economist).

Possiamo osservare come anche questo discorso possa essere rovesciato; cioè, che anche allora fosse molto sentita questa esigenza diffusa oggi tra le persone.

Ma per essere meno coglioni del solito, ci conviene stare attenti e pensare che fondamentalmente, nonostante continuino tutti a dirci che votare non serve, se si sbattono così tanto per ottenere il nostro voto una ragione ci deve pur essere.

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