Recuperare gli incerti.

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febbraio 24, 2013 di carlovanni

Queste elezioni passeranno alla storia come il trionfo del mix tra la Campagna all’Americana (programmi zero, concentriamoci sullo sputtanare i rivali) e la sana vecchia Campagna all’Italiana (programmi zero, ripetizione costante di slogan ipnotici stile capra, capra, capra”, o “tutti ladri”, o “hum mani padme hum”, pretesa di discesa dal Divino, marcia fisica sulle piazze e negazione del diritto di replica), col risultato ottimale di far lavorare tantissimo i giornalisti e far parlare tantissimo persone che fino a ieri componevano le parole coi dadi.

Leggere dei tentativi di proselitismo su Facebook, dell’incessante lavorìo dei troll, pagati, pagati con una pacca sule spalle o involontari (i più patetici di tutti), vale un aggiornamento del corso di studi.

L’italiano approccia alla politica come approccia all’economia, al tifo calcistico, alla conoscenza scientifica e alla religione: con quella sicurezza classica da Marchese del Grillo per la quale lui è lui, e gli altri non sono un cazzo, priva però del fondamento che muoveva le ragioni del detto Marchese.

D’altronde, sembra certo che anche guardare a Stati altri per imparare come si fa non sia del tutto privo di rischi; se oggi l’America ci bacchetta chiedendo uno “stop ai leader populisti”, voi capite che bisogna comunque essere prudenti nel guardarci attorno.

Nel prenderci per il culo, pur dovendo pensare alle corna loro, tante, variegate e ramificate con una certa complessità, hanno tuttavia ragione: non impariamo mai, assolutamente mai, dall’esperienza.

L’italiano al voto è simile in molti casi a uno che, avvicinato da un tizio mai visto prima che si offra di fargli ottenere dieci stecche di sigarette con dieci euro, glieli dà con gli occhi illuminati dall’entusiasmo, per poi trovarsi di fronte al latore di tanta promessa (evidentemente una truffa basata su ingenua avidità, e quindi colpevole) e dirgli mi hai deluso, veramente tanto!

Poi si presenta un nuovo tizio che gli dice, ma hai dato dieci euro a lui? Ma allora sei fesso. Dammeli a me, vedrai che te le faccio avere io le dieci stecche.

E lui cosa fa? Glie li dà. E poi alla prima si lamenta.

E va avanti così per duecento volte, trovando davanti a sé uno sempr epiù furbo, sempre più casto ed onesto, magari a volte uno che gli dice: noooo, ma hai dato i soldi a loro? Ma sei scemo, sono tutti ladri, sono tutti uguali! Dammeli a me e vedrai!

Lui glie li dà, e lo scenario si ripete.

Finchè il coglione le sigarette non le vuole più, fermo restando che nel corso del tempo si è fatto rubare tanti soldi che le avrebbe potute comprare onestamente sei volte.

Adesso; uno normale di mente avrebbe avuto alcune alternative, a disposizione.

Una: vedendo il tipo che gli aveva fregata la prima banconota, prenderlo per il bavéro e intimargli di restituirla, o restituire quello che manca, e non farsi vedere più. E col restante andare mésto in tabaccheria.

Un’altra: vedendo sparire i soldi, considerarsi fesso, avido e pigro, imparare la lezione mettendo in conto dieci euro come una tassa sulla stupidità; “mai più fidarmi di chi mi offre cose stupefacenti che so benissimo non possono accadere”, e andare in tabaccheria.

Una terza: smettere di fumare, a patto che gli altri poi non gli fumino in faccia.

 

Scenari possibili nel dopo elezioni.

Vince PD con maggioranza schiacciante. Tutti contenti, così possono stare a fare bàccano all’opposizione facendo i virtuosi e inchiodando tutto, che è quello che riesce loro meglio.

Vince PD alleandosi al mondo intero. Andiamo alle prossime elezioni entro l’anno.

Vince Grillo. Anzi, non vince Grillo, ma non si sa mica chi in effetti (uniche elezioni in cui gli italiani siano arrivati a pensare che è ragionevolissimo firmare in bianco). Forse si ammazza. Se non ottiene tutto quello che ha promesso, forse lo ammazzano gli altri. Quasi certamente entro due anni M5S è riassorbito dentro qualche altra compagine in grado di capire come le entrate debbano essere pari alle spese e i principi della termodinamica siano immutabili.

 

Vince Berlusconi.

Ahò, rivince Berlusconi.

Forse è meglio. Ha talmente tanto insaponato la corda che forse potrebbe essere il momento di dargliela.

 

 

 

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