Uno su mille se la fa; io, non ho l’età.

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febbraio 11, 2013 di carlovanni

Leggo, non senza un certo grado di apprensione, che domani sera inizierà Sanremo, la sagra del bel cantare italico da…non so, a che edizione siamo arrivati? 70? 911? Boh, tener dietro a questa cosa sarebbe un po’ come contare le varianti del ceppo influenzale dell’aviaria, inutile e complicato. 

Confesso in questa sede di aver sempre seguito, più o meno, non dico l’andamento del Festival tutto, ma certo spessissimo l’ultima serata, con quella disposizione d’animo che fa di me il cretino che a 44 anni ancora apprezza le feste comandate per i lustrini e i dolcetti.

Sì, lo so che su 100 persone che piuttosto che confessare di aver guardato il Festival si farebbero crocifiggere, 97 in effetti poi lo hanno fatto, con la scusa “oh beh, la tv era accesa, ma facevo altro”; poi però Twitter e Facebook ormai vi sputtanano come attenti fedelissimi del massacro telecanorovisivo.

 

Io, dal canto mio (è il caso di dirlo) sto già facendo delle ipotesi sulla composizione del bel palcoscenico.

Una cosa abbastanza probabile (non ho letto avidamente il Fantafestival, solo i titoli,  e non ho notizie) è che sarà il Festival della guerra tra i due blocchi: da un lato Amici e Parenti fino al Quarto Grado di Maria de Filippi, dall’altro, la Scuola per Giovani Ipodotati di Mara Maionchi. Questo lo stato dell’arte in Italia, perlomeno.

Poi, alcune comparsate di artisti stranieri strapagati, di solito in mezzo alla settimana a orari improponibili (“Ehi, ma ieri sera c’erano Stevie Ray Vaughan e Domenico Modugno che facevano “O sole mio”, li hanno resuscitati per l’occasione! Eh, che ti sei perso, saranno state le 3 e mezza!”).

 

Due o tre dinosauri con pezzi “orecchiabili” per il popolo del cornetto acustico, tipo, Toto Cutugno e Gianni Morandi con brani di speranza, “La prostata che c’è in noi”.

Il solito leccatone di sedere alla propaggine monarchica e simili esequie politiche; c’è sempre un simpatizzante dei Savoia, è un po’ una tradizione, come l’elefante che rivolge il saluto al Principe Ranieri nel Circo delle Stelle.

 

Ho chiesto se si poteva vedere William Shatner mentre spaccava le tegole col gomito, ma hanno detto che ancora sono fino al collo con l’osteopata di Peter Gabriel per “Shock the Monkey”, e che non era il caso.

 

Poi, il totovallette e il totoconduttori. Fabio Fazio e Luciana Littizzetto sono due giovani, freschi, che non si vedono spesso in TV e  sono contento; lui, spudorato, vivace, al limite della denuncia, sempre caustico con le autorità, lei, misurata, tranquilla, dall’humour britannico, la Franca Valeri dei nostri giorni.

So avevano pensato per le vallette a Marco Predolin e al pupazzo Uan, ma credo che torneranno alla Bionda e alla Mora, ed è un peccato, perchè certi pupazzi mancano molto, in televisione, a fronte dei pupazzi che ci propalano adesso.

 

Comunque, valga su tutto il giudizio degli italiani di fronte alla proposta berlusconiana di spostare il Festival perchè influiva sul suo circo mediatico.

La risposta compatta, da destra e da sinistra, è stata: ma perchè non spostiamo le elezioni, magari subito dopo il Dopofestival, e magari le mettiamo col televoto da casa?

 

 

 

 

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4 thoughts on “Uno su mille se la fa; io, non ho l’età.

  1. serre ha detto:

    Un anno mi hanno selezionato per fare la giuria demoscopica, cordialmente rifiutato 😀

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