Morte ai benestanti!

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gennaio 9, 2013 di carlovanni

Esco dal bar in Corso Garibaldi, nel quale vado spesso con sprezzo del pericolo e della crisi a farmi un caffè (e con gravissimo sprezzo della crisi, pago di tanto in tanto anche un caffè sospeso, che la barista di norma non capisce e me lo sconta la volta successiva) e mi trovo scritto, su di una delle colonne del portico, in piena Tuileries:

“MORTE AI BENESTANTI”.

Straordinario segno dei tempi. Tempi attuali.

morte

Ai miei tempi, quelli suppergiù del Cretaceo, la scritta sarebbe verosimilmente stata “MORTE AI RICCHI”, in quanto le due categorie esistenti erano, senza tanto girarci attorno, poveri (suddivisi in poveri, meno poveri, poverissimi, poveri borghesi) e ricchi (e qui solo i borghesi propriamente detti e i ricchi quelli veri).

Oggi, o meglio, fino ad oggi, la categoria dei “benestanti” pare insomma essersi allargata fino a meritarsi la morte per giusta vendetta sociale.

Mi chiedo cosa sia un benestante, d’altro canto. Uno che possiede una casa? Due? Otto? Una villetta a schiera, un SUV, un labrador crema, due figli e una moglie un po’ figa?

Da quando si è diffuso il Verbo per il quale chiunque – deve – può ambire almeno almeno all’elicottero e al posto in Senato, anche qualcosa che io definirei decisamente roba da ricchi è forse inteso come semplice, modesto benessere.

D’altronde, magari anche io che mi permetto di bere un caffè al bar sono un benestante, quindi, la minaccia di morte è rivolta pure a me.

Mi salvano dall’ansia solo poche considerazioni.

La prima: i poveri poveri non sono manco in grado di scrivere. Sicuramente, non un termine come “benestanti”, pieno di insidie grammaticali. Quindi, chi scrive dev’essere un benestante pure lui, forse uno dei rampolli studiati del benestante labradordotato di cui sopra.

La seconda: sto scivolando rapidamente dalla categoria “poveri borghesi” a quella di “poveri tout court”, altri tre anni di questo andazzo e una visita dal dentista mi rovinerà per quattro o cinque anni, quindi, non c’è problema: fratello, siamo dalla stessa parte della barricata.

La terza: la scritta è lì da almeno sette, otto mesi, davanti a tre Enti e al tempio maggiore della cristianità, e nessuno l’ha tolta. Quindi, o c’è una gran disattenzione, oppure in fondo in fondo c’è un grande accordo sul sentimento espresso.

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