Delirio nell’Arena di Reggio

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settembre 27, 2012 di carlovanni

Che sembra il titolo di una puntata di “Spartacus”, ma è quello che avevo capito, astigmatismo, cispa, scarsa motivazione alla vita in genere, ieri mattina sulla locandina dei giornali.

Poi mentre salivo le scale le lettere, come nel riscatto di un dislessico, sono andate piano al loro posto, e ho compitato:

“Delrio: Reggio come Arena d’Italia”. O qualcosa di perifrastico.

Allora ho avuto come un piccolo ictus, forse per via dell’alimentazione strana dell’ultimo mese, forse no, e mi è venuto in mente che –

– ehm –

ma come?

Mi figuro un ipotetico dialogo con me nei panni di Clint e Delrio in quelli, assenti, di Obama, mentre gli faccio notare che Reggio era già l’Arena d’Italia, e non necessariamente in quanto Campo Volo.

C’è da dire che io sono formidabilmente (esiste? Adesso, sì) ignorante in materia politica, forse ancora di più in materia semipolitica, e sulla civica me la cavo, ma con molto da colmare.

Non sono quindi in grado di dire per quale motivo una città che ha ospitato, vado a memoria, e mi posso sbagliare, Black Sabbath, Police (due sole date italiane, di cui una qui), Clash (una sola data italiana) in pieno centro storico, per non dire di so quanti nomi alla Festa dell’Umidità, tra i quali il giovane Ligabue (fa strano vedere un pittore naif con tanto seguito!), un gruppo irlandese di nicchia chiamato come una compagnia telefonica (TeleTu? YouTu?), due enormi Monsters of Rock, i giovanissimi e già mostruosi Genesis del ’73 e ’74 (che ebbero a dire che Reggio Emilia era la città più bella del mondo, e i reggiani il pubblico migliore in assoluto: PAROLE LORO), King Crimson, Litfiba e tanti altri cazzi, al momento attuale deve far dire di sé una simile cosa sui giornali.

Premetto una cosa: io non mi sento reggiano, come diceva Gaber, ma per fortuna, o purtroppo, lo sono. Non ce la posso fare, la mia testa e il mio sangue anemico pescano da troppe parti d’Italia.

C’è però da dire che questo posto scemo e provinciale, e attorno, come fosse un epicentro, per un raggio di trenta, quaranta chilometri, e con strana limitazione sul confine dell’Enza, come diceva un mio caro amico genera e ha generato un sacco di talento, in tutti campi, non ultimo quello musicale (e, sì, lo dico io, che a me Ligabue non piace in maniera particolare, e a pelle sta anche un po’ sui maroni, e vigliacco se so esattamente il perchè che non mi ha mai fatto niente); e sicuramente, con la musica ha sempre avuto molto, ma molto a che fare.

Quando mi divertivo a suonare (attività che declinata in tal senso sembra si sia persa nella notte dei tempi, ora che gente che suona da due anni spara 300 euro di parcella per fare tre cover nelle distese estive) da queste parti ( la zona suddetta) c’erano un sacco di tane, buchi, localini piccoli e medi e grandi che ti permettevano, palco sempre installato, di venire lì e fare un po’ di casino.

Alle volte andava bene e portavi a casa le diecimila e le cinquantamila lire, altre volte andava benissimo e portavi a casa la birra, due panini e un bel po’ di ghignate; oggi, locali nella provincia che facciano sistematicamente, strutturalmente musica ce ne sono, boh, tre, quattro? Teatro dei Tamburi (come saranno messi ora?), Matterello, Cantina Garibaldi, Salumeria Rock, se dimentico qualcuno, è per smemoratezza o per ignoranza, ma certo anche questo è sintomo di visibilità (scarsa).

Non è di sicuro un buon segno.

Per cui, egregio signor Delrio, ma cosa vogliamo arrivare a dire? Che è una figata avere 150.000 biglietti venduti al Campo Volo?

Ma non è una figata anche venderne trentamila, o diecimila, o mille? Guardi che sono cifre eccellenti, sa.

Non sarebbe nemmeno male avere venti, venticinque persone a sera in ciascun localino che si facesse venire la malsana idea di proporre musica dal vivo, a Reggio e dintorni; ci starebbe stretto, pagherebbe le spese si e no, ma accontentandosi un po’ tutti forse tornerebbe fuori quel giro debellato in 15 anni di assenza di ARCI sul tessuto urbano, di circoli ormai piegati alle logiche del cassetto e impegnati chi a fornire gioco d’azzardo, chi direttamente mignotte, e così via.

Non sarebbe stato male anche dare seguito alla stessa idea meravigliosa (mai concretizzata) del polo degli spettacoli da istituire nel nuovo stadio, costruito con soldi inenarrabile per farci dentro gli allenamenti e le partitelle di serie C, cosicchè gli ultrà reggiani abbiano comunque un posto dove andare a smaltire la sbornia.

Non sarebbe nemmeno malissimo poter avere una qualche spiegazione circa il boicottaggio sistematico fornito dalla sua Giunta al concerto dei Deep Purple di qualche anno fa, nel vecchio stadio (altra struttura che non serve a un cazzo), sulla base di non ricordo bene quale diatriba; certo, non sulla base delle lamentele dei cittadini, che durante e dopo il concerto, rumori compresi (ma io pensavo si chiamasse musica, fa te!) erano entusiasti.

Non sarebbe, ohibò! Neppure del tutto sbagliato ipotizzare qualche improvvisata dentro il meraviglioso Tempio del Baseball Reggiano, altra struttura che non serve a un cazzo (ah, l’ho già detto? Invecchio).

Non sarebbe infine neppure malissimo considerare che se Reggio non è già oggi l’Arena d’Italia per i concerti rock non è dovuto ad altro che all’inerzia, all’inanità, allo scarso interessamento, ai giochi di potere, ai microscopici interessi a danno degli interessi della collettività che hanno portato un’area come quella del Campo Volo a trasformarsi, da area potenzialmente estremamente produttiva quale è sempre stata, per estensione e posizionamento, a méta di auguste scompagnate (leggi: scampagnate dei Compagni) per 50 anni o giù di lì e niente altro, mentre si poteva combinare certamente le due cose e investire che so, veramente sulla musica anzichè sul miliardo di piccoli e piccolissimi paltini e ristorantini che oggi lì sono la sola fonte di entrate.

Ma leggo comunque che sono già pronte due date, per il prossimo anno, che tanto, i disastrati ai quali fare beneficenza ci saranno senz’altro anche nel 2013;

leggo anche che quella del Concertone si sta rivelando (ma va?) una operazione di stampo espressamente commerciale, a tutto beneficio dei soliti noti (ma va?).

Leggo anche che i residenti di via Adua e limitrofe stanno levando alti i forconi per via della sporcizia e del rumore dei concerti, e che poi la pulizia la fa IREN a spese della cittadinanza, e bla bla bla.

Con tutto il rispetto (ma anche meno) –

– vi siete sorbiti con gusto viabilità sputtanate di ogni genere, e non avete alzato un dito;

– avete affittato tre quarti delle case agli immigrati e alle puttane, per poi lamentarvi del degrado del quartiere;

– vi siete sorbiti persino la raccolta porta a porta, invece di dare fuoco ai cassonetti

Non saranno mica quei due mesi di concerti al venerdì o al sabato sera che saranno deleteri per il morale della zona, vero?

Ma no, non sia mai che a Reggio si faccia qualcosa di costruttivo.

Calatrava per tutti, piuttosto, e stadi deserti come i resti dei teatri romani in Cappadocia.

Esimio signor Sindaco, non vorrei che sembrasse una tirata critica verso l’amabile volontà dimostrata di fare qualcosa di entusiasmante, così come non era una critica nei confronti del volontariato, della beneficenza, dell’importanza del concertone, etc etc etc etc.

E’ solo un modo per dire che personalissimamente avrei un po’ piene le palle di sentire discorsi roboanti trasformati, strada facendo, in silenziose e putridissime loffe.

 

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