Conn Iggulden, chi era costui?

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luglio 22, 2012 di carlovanni

La mia circospezione nei confronti degli autori di romanzi storici, specie se con molti sequel, data dai tempi della terrificante serie di Christian Jacq, “Ramses”, che a suo tempo fece sfracelli incalcolabili e che con tutta la buona volontà non sono mai riuscito a considerare niente più che una specie di bignamino digesto da spiaggia.

Poi sono venuti altri autori che mi hanno fatto grandemente ricredere, e una volta ogni dieci anni concedo a qualcuno l’onore della prova.

Stavolta è stata l’occasione di Conn Iggulden, che da un bel pezzo mi occhieggiava da tanti scaffali con uno dei tanti cicli su Roma (che naturalmente, da “Il Gladiatore” in avanti sono esplosi, ecco).

Il La me l’ha dato il recente ciclo su Gengis Khan, da sempre una delle mie storie preferite (nonchè mia ispirazione come personaggio politico).

Ho ovviamente divorato i quattro libri di cui è composto, trovandoli come al solito emozionanti; credo soprattutto che quello che mi piace di questa storia è l’idea di costruire qualcosa dal niente grazie a un ideale, e credo anche che in fondo in fondo sua una bufala né più né meno del Sogno Americano, ma pazienza.

Come scrive?

Ok; bene, non c’è che dire. Semplice, scorrevole, buon senso del ritmo. Si prende un sacco di libertà storiche, che a mio giudizio è una cosa scusable solo fino a un certo punto, e solo con una grandissima competenza alle spalle (vedi Bernard Cornwell, ad esempio), e tende di tanto in tanto ad inventarsi storielle d’amore per strizzare l’occhio al pubblico femminile. Cosa da farsi, visto che ormai leggono quasi solo le donne.

Sulla scia di questo giudizio positivo, mi sono allora messo a leggere il ciclo di Roma.

Non l’avessi mai fatto.

A un certo punto della postfazione de “Cesare, padrone di Roma” scrive una cosa tipo “Gli storici potrebbero storcere un po’ il naso di fronte ad alcune mie interpretazioni“. Credo sia una delle frasi più ottimistiche mai scritte da un autore.

Gli storici degni di questo nome probabilmente vorrebberto crocifiggerti e bersagliarti di palline di carta insalivata mentre agonizzi, caro il mio ragazzo.

Alcuni personaggi minori la cui vita Iggulden stravolge completamente al fine di creare il suo Harmony storico:

Mario, Silla, Catone (padre e figlio), Cicerone, Bruto, Servilia, Cesare, la famiglia di Cesare tutta, Catilina, Cornelia, Cinna, Pompeo, Crasso.

Io capisco che si tratti in fondo di un’opera di fantasia, però alcuni limiti ci dovrebbero essere. Voglio dire: se costruisci una storia a partire da fatti storici, o dichiari esplicitamente che si tratta di un’opera di fantasia (e allora crei qualcosa tipo i mondi di Tim Powers, storie fantastiche in cui l’accaduto si insinua parla di una realtà che avrebbe potuto anche succedere, “What If…?”; oppure, devi muoverti nel solco di cose comprovate, documentate, esplicite, e semmai dare vita ai personaggi: è questo che ti è richiesto.  Cosa nella quale sono maestri Jennings, ad esempio, o la McCullough (ecco, quella è una Roma che vale la pena di leggere); non certo questo ragazzotto inglese.

Ingiustificabile, va bene giusto per chi non ama leggere, in fondo.

 

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