Carlo Vanni Vs. la misteriosa manovra delle lobby bancarie europee

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gennaio 21, 2012 di carlovanni

E’ già un po’ che leggo di questa misteriosa e terrificante manovra delle lobby bancarie, il Bilderberg, sticazzi, gente che sembrano un po’ i Vampiri della Camarilla: sono vivi da eoni, non leggono Adam Smith, ma invocano Azatoth prima di andare a letto tutte le sere, mangiano pulcini vivi e telefonano ai gruppi di autoaiuto sbeffeggiandoli, così poi si tolgono la vita.

Personalmente, non credo a queste forme di megacomplotto.

Non si riesce a mettere d’accordo 2 persone senza l’aiuto di un mediatore, figuratevi migliaia di individui cresciuti nella paranoia che il loro prossimo li voglia continuamente inculare.

Adesso queste Forze del Male avrebbero riesumato il Cavaliere Nero, Monti, per sbrigare le pratiche prima dell’Apocalisse, prossima ventura.

Monti, come quei servi umani dei vampiri che dietro la promessa (mendace) di una vita eterna custodiscono le spoglie vulnerabili alla luce del sole dei loro padroni e signori, si è infilato le calzette e il palletò (fa freddo, di questi tempi), ed è venuto qua dopo una breve sosta in ferramenta ad affilare la falce.

Allora.

Io come tutti mi sono appassionato ai romanzi di Ludlum e alle varie teorie del complotto, però mi piace pensare a un mondo in cui le cose più verosimili, probabili e plausibili abbiano una fortissima probabilità di essere vere.

Ho sentito l’analisi di Giulietto Chiesa sulla situazione: sempre efficace, colta, dotta, ma come sempre, nel finale scivola nell’idealismo, proponendo come soluzione alle italiche vicende lo stringersi a coorte e l’assumersi le responsabilità di una sovranità popolare.

Cosa che gli italiani non hanno mai e poi mai fatto, per il semplice motivo che non esistono.

Mi disturba poi il continuo spauracchio della fame, della miseria, delle atrocità del cannibalismo popolare.

Lo confesso, vorrei morire in tarda età circondato dall’affetto dei miei cari, compresi 4 o 5 celebrità internazionali adoranti, undici figli di diversi colori e sedici amanti che la forza pubblica faticherà a tener lontane dalla pira in cui sarò immolato.

Il continuo paragone con i poveri amici argentini e greci, scusate, non regge. Per due motivi.

Primo: sono due paesi che tutti continuano a dire ricchi, ricchissimi, ma a livello di popolo, nessuno vede una cippa, sono messi quando va bene in media come il nostro meridione .E vengono da depauperazioni sociali, economiche e politiche molto peggiori delle nostre; noi abbiamo avuto solo la DC, loro regimi fascisti per 50 anni. E fascismi che al confronto il nostro era all’acqua di rose.

Poi, seconda cosa: erano, e sono, soli. Nessuno ha alzato un dito per loro: anche il Congo è ricchissimo, ma mica i congolesi hanno voce in capitolo. Se proprio vogliono, possono prendere la pala e scavare le risorse per gli altri che se le portano via, e questo è tutto.

Nel momento invece in cui hanno cominciato a cercare di spolparsi l’Italia, tutto il branco si è fatto rodere il culo.

Cioè, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, tutti quei paesucoli ex titini, quei rompicazzo degli inglesi e compagnia bella, facciano la loro strada. Hanno sempre marciato a una musica diversa dalla nostra, e nel migliore dei casi, sono a rimorchio.

Ma l’Italia?

Obtorto collo, persino i francesi e i tedeschi devono ammettere che giù noi, giù tutti. Ci odiano. Siamo la terza economia dell’area, senza risorse, senza colonie, senza governo e senza territorio. E presi in mille campi, siamo i primi al mondo. Roba da nuclearizzarci.

Non ci vogliono, ma non possono fare senza di noi. Lo sanno da tempo. Siamo la loro spina nel culo, il loro pungolo, il loro inconfessabile metro di paragone. E solo perchè sono più grossi giocano in club diversi, altrimenti, siamo della stessa razza. Cioè: non confondiamo i Paesi sfruttabili dagli altri, eh, per favore.

Adesso diciamo che Monti è quello che viene qui a fare i comodi delle banche, per spogliarci di tutto.

Sempre per il discorso della plausibilità, proviamo a immaginare uno scenario.

Diciamo invece che, per esempio, ci fosse già in campo l’esattore, il liquidatore, in Italia. Da venti anni, diciamo che ci fosse già l’individuo, la coalizione di forze, che aveva in programma di lucrare personalmente sulla spartizione del territorio.

Diciamo ad esempio che i ragionamenti espressi da un certo ministro dell’economia circa non tanto la liberalizzazione, quanto la vera e propria svendita di migliaia di immobili, di rami d’azienda, di brani (scrivo brani non a caso, GNAMMMM, come i morsi dei leoni) di litorale come intelligente azione per rimpinguare le casse dello Stato assecondassero proprio questi desideri.

Diciamo che a un certo punto i cugini francesi e tedeschi, dopo evidentissime prove del fatto che siamo un popolo di assoluti babbei quando si tratta di cose di livello politico e finanziario nazionale, si siano guardati in faccia ed abbiano detto: oh, cazzo! Ma questi mandano a puttana pure noi!

Non mi pare così campato per aria. Dopotutto, è già un po’ che siamo uniti nel bene e nel male. Tipo, dall’inizio. Dal ’58.

http://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_europea

Poi, certo, c’è il problema che quei deficienti degli italiani sostengono di avere non già una dittatura, in casa, ma un governo votato per volontà popolare.

E qui si fa dura.

Bisogna portare pazienza.

Alla fine, dai e dai e dai, una spallatina qui ed una là, si riesce a fargli fare un passettino indietro. Mica tanto: proprio un pelo, e ancora sta lì come un avvoltoio.

E allora, occorre essere velocissimi, e avere la fortuna di un Presidente della Repubblica addestrato alla scuola della politica VERA, da gente che bene o male ne sapeva, del sale. E guarda, culo vuole che ci sia Napolitano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Napolitano

Per cui, sempre ottemperando al massimo livello di prudenza alla lettera e allo spirito delle leggi, Costituzione, Europa, Dio, quel che volete, e tutto insieme, non potendo rischiare di mettere una situazione così esplosiva in mano ai poveri mentecatti dell’opposizione (AHAHAHAH), hanno pensato tutti insieme a un Governo assieme tecnico, preparato e credibile.

E’ un colpo di stato? No, in nessun caso e per nessun motivo e particolare. Benchè forse ce ne sarebbe stato bisogno, e magari si sarebbe dovuto chiamare non già colpo di stato, ma rovesciamento di un Regime. E allora, se fosse così, chi parla oggi di colpo di stato magari era ed è colluso. Ma dico: è tutta una ipotesi, sia chiaro.

Siamo in amministrazione controllata? Certamente sì. E speriamo duri. Chi ha paura dell’amministrazione controllata quando i titolari erano dei cretini o è paranoico, o è semplicemente sfiduciato a livello cronico e insanabile, oppure, di nuovo, è colluso e quindi teme di non aver più favori dalla mangiatoia, se mai punizioni.

Se fosse così, non sarebbe proprio il momento di mostrare l’italico orgoglio di nazione nel volersi prendere la responsabilità della sovranità popolare.

Lo si doveva fare PRIMA, per venti lunghissimi anni in cui alle urne si è scelto il panem et circenses, culi nudi e cotillons.

Di nuovo per la plausibilità: è plausibile che si tratti di un grande inciucio in cui i governanti delle nazioni coinvolte se la ridano e intaschino grassi utili, mettendosi d’accordo affinchè i loro paesi rispettivi vengano spogliati?

Di nuovo: No.

Perchè i tedeschi, per dirne una, non sono come noi. Dopo vogliono il rendiconto. E i belgi pure. E i francesi pure. E non solo: non sono paesi disuniti, ormai tutti sputtanano tutti. E a questa carnevalata non ci credo. Sanno bene che se cede l’Italia cede l’Euro, e con esso cedono completamente TUTTE le economie. Compresa quella statunitense, che ormai investe in euro, dopo che da 60 anni il dollaro non vale neanche la carta straccia sulla quale è stampato.

E così come per queste cose, credo sia anche plausibile che moderne rivolte siciliane o simili potrebbero essere considerate vagamente strumentali.

Dopo decenni di condizioni economiche pietose di simili zone, il fatto che una forza politica sconfitta si desse alla guerriglia fomentando il malcontento, specialmente in zone in cui l’appartenenza è da sempre forte e il potere diffuso e facile, non mi sorprenderebbe più di tanto. Se così non fosse, sarebbe più facile vedere simili rivolte in zone in cui le mutate condizioni di costi e di fisco incidono di più: in Emilia, ad esempio, ma se guardo dalla finestra non mi pare di cogliere tracce di significativi moti di ribellione.

 

Ribadisco: la mia è tutta semplice speculazione intellettuale. Sono cresciuto alla scuola di Dashiell Hammett e Giulio Verne, passatemela.

Certo è che non ho alcuna fiducia in un Paese nel quale, a livello collettivo, e non già individuale (dove invece operiamo miracoli inarrivabili al resto del mondo, nessuna latitudine esclusa), niente è mai stato realizzato senza che qualcuno dal di fuori non ci costringesse, per interesse privato, pubblico, gusto per l’impossibile o semplice amore di patria non sua. Che esiste pure questo.

 

P.S. – Questo è un blog per normodotati in materia di comprensione dell’ironia e capacità di prendersi sul serio. Se vi sentite offesi per qualcosa, non è per colpa mia.

 

 

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