88. Trattarlo come un bebè. Manuale per farsi lasciare

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giugno 19, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

88. Trattarlo come un bebè. Manuale per farsi lasciare

 Non siamo mai contenti.

Veniamo al mondo bisognosi di una quantità indescrivibile di cure, che impariamo a desiderare;

poi, piano piano, ci accorgiamo che le braccia che ci stringono, che le tette che ci allattano non possono mica essere sempre lì…

e allora, impariamo a prendere le distanze.

E’ una cosa che di solito chiamiamo “crescere”, mentre di fatto è spesso solo imparare ad evitare il piacere nel timore che poi qualcuno ce lo tolga, facendoci soffrire.

E questo è un motivo per il quale, da grandi, molti odiano le coccole.

Un altro motivo altrettanto valido è anche il cercare di preservare un minimo di dignità in pubblico, o, per i più formali, anche nel privato.

Inutile dire che noi uomini amiamo moltissimo, le formalità;

più che un carattere, a volte si ha l’impressione che gli uomini studino la faccia da portare come se l’avessero costruita a tavolino, tirando i dadi, come si fa col Dungeons & Dragons, per poi recitare a soggetto vita natural durante.

Quel tale vi sembra fico?

Magari, è solo perché ha tirato un 18 coi dadi in Carisma, e allora si è messo a studiare sodo, tutte le foto e i film di Richard Gere, da American Gigolò a Ufficiale e Gentiluomo;

quando poi il modello invecchia, o rincoglionisce, è un vero dramma esistenziale.

Infatti, molti si scelgono personaggi di fantasia, che sono inossidabili, Tex, Zagor, Batman, cose così.

Poi trovano la donna della loro vita (voi), e suppongono che sia per quanto sono fichi;

invece, molto spesso, è esattamente il contrario:

accade nonostante ciò.

E quando vi stufate di questo bamboccione, perché come si sa, sotto il modello, niente, come fare, per levarselo dai piedi?

Ma è semplice:

soffocarlo di tenerezze, di coccole, di bacini, di gesti carinissimi, che lo fanno sentire non più Dirty Harry quando punta la sua 44 Magnum, ma bensì una sorta di via di mezzo tra Winny the Pooh ed Hello Kitty, se mai riuscite ad immaginarvi un simile, orribile ibrido.

Parafrasando Steve Jobs: siate affamate, siate folli, siate soprattutto enormemente appiccicose.

Trotterellate dietro a lui come agnellini sperduti (se vi riesce di belare, acomodatevi);

non stancatevi mai di accarezzarlo, di rimirarlo, di attendere ansiosamente ogni suo minimo gesto, per accorrere al suo salvataggio.

Togliete i pelucchi dalla sua giacca,

levategli amorevolmente i peletti dal lobo dell’orecchio,

assaggiate il suo caffè prima che lo beva, non sia mai, potrebbe essere avvelenato!

Cucinate per lui sempre i suoi piatti preferiti,

lavategli la macchina,

aspettatelo in casa vestita da sexy cameriera portandogli le pattine coi denti,

massaggiategli i piedi mentre segue la TV, con lo sguardo adorante di un cocker spaniel al quale sia stato diagnosticato un male incurabile.

Lui è il vostro Dio;

voi, le sue supplici, le sue adoranti, le sue cenobite.

Magari, per qualche tempo gli starà anche benone:

si sa, avendo un ego profondamente malato, potrebbe persino pensare di meritarsele, tutte queste attenzioni.

Poi, poco a poco, comincerà a sentire come se il colletto della camicia gli si stringesse un po’ troppo.

Voglio dire:

il sogno di essere rinchiusi in una pasticceria, e di doversi arrangiare per sopravvivere, prima o poi, lo faranno tutti.

Ma poi capiamo rapidamente che, se non arrivano presto i soccorsi, diventerà un incubo terrificante;

dopo un po’, lo zucchero vi esce dalle orecchie, e come i greci avevano capito tanto tempo fa, quando gli dèi vogliono distruggere un mortale, cominciano con l’esaudire i suo desideri.

E voi, perchè dovreste essere da meno?

Dategli tutto lo zucchero che avete, intasatelo, asfissiatelo.

Se la somma del suo istinto di sopravvivenza e del suo senso del decoro personale sono appena appena maggiori del suo ego, scapperà di gran carriera, prima che il diabete lo uccida.

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