La proctovendola

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giugno 16, 2011 di carlovanni

Questa l’ho scritta più di 10 anni fa, e a parte alcuni valori numerici da cambiare, è ancora orrendamente attuale.

Segno che non ci voleva poi questo gran genio per capire che marciavamo compatti verso un futuro lavorativo di merda.

Per questo, le parole  di Brunetta di ieri mi scandalizzano meno di quello che potrebbe sembrare. In fondo, non è che dice una cosa tanto assurda: lo sa bene.

LA situazione attuale l’hanno creata lui e i suoi compari di destra e sinistra, con la compiacenza di molti neoassunti e con la complicità interessata di un intero mondo datoriale incapace di guardare oltre il fine settimana e cieco, menefreghista, di fronte all’idea di costruire professionalità, avido e stronzo.

LA PROCTOVENDOLA

 

Visto che con Ciao Report il giornalista sono io,e senza nemmeno bisogno di vendere il didietro per vari anni al fine di ottenere la tanto sospirata iscrizione all’albo (che poi non ha neanche ragione di essere,se vogliamo essere onesti,perché dei professionisti subordinati sono dei dipendenti tout-court,e quindi, ancora con questa fregnaccia?);
allora,oggi partiamo con un piccolo e stringatissimo,assolutamente incompleto reportage su quello che è un diffusissimo fenomeno di malcostume dei nostri tempi,del quale i colpevoli sono moltissimi,ma molti più i complici,consenzienti o meno.
Se proprio dobbiamo trovare un titolo,proviamo con questo :

VENDERE IL CULO PER POCO,SPESSO GRATIS

E sono in attesa di suggerimenti nel caso offendesse la sensibilità di qualcuno.

Ricordo comunque che CULO è una parola italiana,contenuta anche dal dizionario Devoto Oli,molto pudico.

Il succo del discorso è questo :

in molti CREDONO di aver bisogno di denaro.

Alcuni,per la verità una parte molta esigua,ne hanno bisogno davvero;

i più in realtà desiderano semplicemente mantenere un tenore di vita pari a quello dell’Aga Khan,senza rendersi conto che in realtà sono figli di bottegai,senza offesa per i bottegai,mestiere utile e interessante,e che non possono sciogliere una perla nel vino tutte le sere come i grandi del passato senza risentirne (e comunque,fa venire i calcoli).
Ad esempio:

se credi di avere bisogno di molti soldi e tuo papà ti ha comprato la casa e quando tua nonna muore te ne lascia due e spendi tutte le settimane 400 carte di vestiti e hai pagato in contanti un’auto da 40 pali che peraltro usi solo per il tragitto lavorocasa/casalavoro e per andare al cinema,allora,no,non hai bisogno di soldi, ma di un’illuminazione.

Pensa un po’ io tutte queste cose non le ho e riesco persino,udite udite,ad andare al cinema una volta al mese (non sempre,vabbè…).

E ancora:se pensi di non essere ben messo e poi ti regali una volta l’anno due settimane alle Maldive,ti consiglio di non venire a raccontarmelo,per il tuo bene,l’impatto con la realtà sarebbe brutale,io vado a casa di mia suocera da dieci anni.
Ma non è di questo che voglio parlare;il confronto con me stesso non mi serve per piangermi addosso,è solo un espediente esplicativo per chiarirvi alcuni punti.

Ora, da molti anni purtroppo pare che il modo principe per ottenere denaro sia LAVORARE.
Vi giuro che questa non l’ho inventata io, se dipendesse da me ci sarebbe un’attribuzione di buoni in base ad un criterio strettamente meritocratico

(il sottoscritto alla distribuzione.Strisciate.).
A me,lavorare fa schifo.

Si fa fatica.

E’ umiliante,noioso,vano e stolto,si perde troppo tempo prezioso che difficilmente potremo chiedere in restituzione per mancata fornitura di servizio;

io non ero nato per questo squallore,avrei dovuto essere un principe saraceno,sotto ad un albero con due ancelle a sollazzarmi mentre componevo poesie e mi spremevo il grappolo di raffinate uve in bocca.

Ho sbagliato secolo e famiglia;

pazienza.

Mi tocca faticare.

Arrivato alla comprensione di questo semplice fatto,come molti nelle mie condizioni (censo,cultura,ceto sociale) ho cominciato a lambiccarmi il cervello per trovare una astutissima via d’uscita, ovvero,lavorare senza far fatica e prendendo un mucchio di soldi,magari divertendomi .

A tutt’oggi, dopo aver cambiato 13 lavori in regola ed altrettanti in nero,dopo aver militato in cento diversi generi di mansioni,dall’impiegato al facchino al commerciale, ritengo di essere riuscito se non altro a schiarirmi le idee quel tanto che basta per evitare di danneggiarmi irrimediabilmente.

Insomma,non c’è pezza.

Bisogna fare fatica,in un modo o nell’altro;

se non avete le spalle coperte,tipo la ditta è di vostro babbo o ve la fate colla titolare e così via,non vi rimane altra strada che rimboccarvi le maniche.

Sul lavoro, a parte la qualità dello stesso che vi consiglio di perseguir,è una politica che paga sempre (anche se a quanto pare solo nel lungo periodo), contano due cose fondamentalmente:

la busta paga

e la vostra dignità personale,

e ambedue le cose debbono tendere all’alto.

Ci possono essere scorciatoie,opportunità, acccomodamenti;

ma questa è la base.

Detto questo,e insinuato in molti il dubbio che tutto sommato non tutti hanno davvero bisogno di lavorare per vivere

(nel qual caso potrebbero anche fare a noi disgraziati la cortesia di togliersi di mezzo ed impiegare il loro tempo,che so,in opere di bene,per migliorare le nostre opportunità di carriera)

bisogna trovarselo ,il lavoro.

E qui comincia il bello.

Già,perché in molti hanno capito che qui sta un discreto collo di bottiglia,troppa gente in giro,assolutamente impreparata dal mondo dell’istruzione e coartata dai media solo ed esclusivamente in certe lesive forme mentis che ritagliano il target delle occupazioni desiderabili ad un effettivo 10% del mercato reale, vuoi per disinformazione,vuoi per disprezzo et similia.
Certa gente sta sveglia la notte per pensare come inchiappettarvi di giorno,loro sì creandoselo il lavoro,costruendo il proprio esclusivo futuro economico sulla pelle altrui.

Il loro potere si basa sul fatto che la cultura lavorativa più diffusa al momento attuale è improntata al più esclusivo e cieco ondividualismo opportunista,la stessa fertile base che ci fa vivere una vita da operai sfigati sperando tutte le domeniche in una ricca vincita al totip/totocalcio/enalotto e chi più ne ha più ne metta.

A proposito, le probabilità di azzeccare una cinquina o un 6 all’enalotto sono le stesse che lo Sceicco del Bahrein decida,puntando a caso l’indice sul mappamondo,di donarvi mille miliardi.

Al contrario,è più facile,molto più facile che vi mettiate a fare gli spazzini in proprio e dal niente costruiate un Impero economico dall’oggi al domani.
Ma naturalmente,il punto è che in realtà non si vuole DIVENTARE ricchi,si vuole RITROVARSI tali,senza far fatica e senza soffrire nel percorso ;

ed ecco, molte organizzazioni specializzate hanno già studiato al corretta soluzione al vostro problema.

Cioè,al loro.

L’importante è riuscire a far digerire agli altri che si può diventare imprenditori di se stessi facendo un lavoro facile,comodo ed altamente remunerativo ;

e qui si scatena tutto il sottobosco di iniziative,scuole corsi lezioni training motivazionali che vi basta aprire un giornale per farvene un’idea;

semprechè,beninteso,abbiate già una bussola per orientarvi o io,nella mia straordinaria presunzione,riesca a far breccia nella mente di qualcuno (difficile,ma proviamoci lo stesso).

C’è un vecchio adagio che dice:

“ Fare il giornalista è duro,ma è sempre meglio che lavorare”.
Attualmente, possiamo allargare la frase sostituendo (o aggiungendo) tante interessanti categorie di sicura presa nell’immaginario collettivo: il WebMaster,l’Analista Finanziario, il Commerciale….attenti,questa è pesante..l’Ingegnere…
A quanto pare,alle Università basta cambiare il nome ad un corso di studi del cazzo che più del cazzo non si può,non so, “colombofilia”,trasformandolo in “Ingegneria dell’Implementazione Colombofila” per veder magicamente levitare le iscrizioni dei futuri disoccupati.

Al momento attuale,nemmeno tutti i dentisti,odontotecnici ed ingegneri più tradizionali trovano lavoro schioccando le dita;

il mercato E’ SATURO.

E no bisogna nemmeno prendere troppo sul serio quelli che dicono che il lavoro ce lo dobbiamo inventare;

i corsi li pagate e dopo dovete arrangiarvi?

Ma scusate,questa è una porcata bella e buona.Allora,si può cominciare ad arrangiarsi da subito !
Oh,attenzione :

non è che voglio sminuire le categorie di cui sopra.

Sto solo dicendo che lì,come in tutti gli altri campi, chi vale ottiene i risultati,gli altri no.

E per VALORE non è da intendersi un talento personale ai limiti dell’aura magica,una sorta di superpotere acquisito alla nascita,ma al 70% almeno l’IMPEGNO SERIO.

Grazie al quale qualsiasi attività,supportata da un po’ di culo,riesce almeno dignitosamente.
Tutti quelli che vi promettono di fare la pilla senza faticare sono degli emeriti straccioni truffatori;nella migliore delle ipotesi, farete poca fatica ma i soldi li faranno loro.

Arriviamo qui a bastonare tutto un folto sottobosco di iniziative che possiamo accorpare sotto l’etichetta “MULTILEVEL MARKETING” .

Detta fenomenologia nasce da un complesso corpo di studi sviluppati negli Stati Uniti già molti anni fa,e che lì,data la natura del territorio e l’immenso bacino di utenza,riscuote un certo successo (come anche,ad esempio,le vendite per corrispondenza).
Il meccanismo di base è semplice:

il livello 1 parte e coinvolge i sottolivelli 2,3 e 4,i quali,a loro volta,coinvolgono sottolivelli in una crescita logaritmica di coinvolgimenti.

Parte dei guadagni dei sottolivelli va a loro,parte al livello superiore (mai all’inferiore);

questo stimola la volontà di crearsi sottolivelli sempre più numerosi dai quali trarre un guadagno.

Possiamo dire con certezza che,a patto che esista una sia pur minima base di concretezza,spesso labile,il livello 1 vedrà i soldi,i livelli immediatamente inferiori forse,gli altri ….

NO.

Un no secco.

A meno che,naturalmente,non si profonda nell’attività una straordinaria dose di impegno e di capacità personali,ma scusate, a questo punto la carriera sarebbe spianata davanti a voi anche se faceste le pulizie negli uffici.

O no?
In Italia,il Multilevel assomiglia più che altro ad una degradante Catena di Sant’Antonio che vi costringe a rompere i maroni a tutti i vostri cari,agli amici,ai colleghgi di lavoro,rendendovi rapidamente frustrati e detestati da chiunque,non di rado oggetto di ridicolo.
Scenario tipico:suona il telefono.
-Pronto.
-Ciao Carlo,sono Alfredo!
-…scusa, non ho presente…
-Massì,Alfredo Rotti, ti ricordi,siamo stati insieme al campeggio estivo,mi pare che fosse nell’81,da martedì a giovedì della prima di Agosto!
-…ah,ecco…qual buon vento…?
-Guarda,ho un’opportunità strepitosa tra le mani,ma non posso parlartene per telefono,bisogna che ci incontriamo…. (clic)
-Pronto..?Carlo,pronto…..?

Riconoscete voi stessi in questa scenetta?

E in quale posizione?
C’è gente che non ha altra scelta se non lavorare per Amway,per Avon,per Assicurazioni Bayerische o,al limite,per Worwerk Folletto;

e riesce a farne una professione seria e dignitosa.

Pochi,bravi e seri,che meriterebbero una ditta che li seguisse e premiasse maggiormente,i loro redditi e soddisfazioni personali crescerebbero.

Questo per dire che la gente in gamba c’è ovunque,così nessuno si offende.
Il problema è che questo cazzo di Multilevel ormai non è più un modo (assurdo)di lavorare,è diventato una cultura.

Come quando vi trovate un commento nella posta pubblica di Ciao.com che fa così :

” Benvenuto nella grande comunità di Ciao.com complimenti per l’opinione che hai scritto, leggi le mie e se ti piacciono fidati di me già l’hanno fatto in molti.

“ Ma che cazzo siete,persone o messaggi registrati?

Io porto a casa anche 4 milioni al mese,ma non mi sognerei mai di ridurmi così.

Certe volte,l’unica cosa tra me e il baratro è la dignità personale,quando proprio non mi resta nient’altro:

si può sapere qual è il limite economico sul quale scatta l’opzione “vendiamo il culo”?
Le cinquantamila lire di Ciao.com? O le 100.000 di MlM.it,e mille altre iniziative simili ?
Ma qui veramente si sta dando fuori di cervello,siamo prossimi al punto di non ritorno.

Siamo diventati la società della Catena via E-Mail,ogni giorno sono colpevole di criminale disinteresse nei confronti di migliaia di bambini che hanno bisogno di costose operazioni e profughi invendibili in cerca di solidarietà ;

piuttosto di considerare seriamente un lavoro di magazziniere,migliaia di persone son disposte a farsi un culo così in attività miserevoli ed immiserenti che pagheranno poche lire per la loro verginità morale,che al contrario di quella fisiologica dell’imene si può anche riguadagnare,ma non se se ne abusa in mille modi ogni giorno.
Io ho paura.
Sono circondato da simili proctovendoli,e non posso nemmeno tentare un’eroica resistenza,sono come un magma,inattaccabile ed asfissiante.

Che futuro lavorativo ci stiamo costruendo?
Mi fa brutto parlare di vecchie e nuove generazioni,quando ho poco più di trent’anni e molti di questi poverini hanno la mia età o sono anche più anziani.
Di sicuro,stiamo spianando la strada a quella vendita degli schiavi che si sta rivelando il lavoro interinale,che se sulla carta poteva essere interessante sta assumendo sempre più le inquietanti fattezze del caporalato,fornendo sempre maggiori strumenti a datori di lavoro senza scrupoli e danneggiando sempre più quelli che invece meritano di essere considerati,mettendoli di fronte ad un gregge di falsi lavoratori senza prospettive,senza cultura,morale,preparazione,esperienza,pronti a mollarti per 10.000 in più o in meno.
E poi ci ostiniamo a fare la morale alle puttane.

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One thought on “La proctovendola

  1. giorgiorgio ha detto:

    Massima stima!! 🙂

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