86. Essere gelosa in maniera compulsiva. Manuale per farsi lasciare

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giugno 16, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

86. Essere gelosa in maniera compulsiva. Manuale per farsi lasciare

Noi umani siamo una razza davvero strana.

Siamo sempre lì che ce la tiriamo tirando in ballo la nostra supposta intelligenza superiore, e grazie ad essa combiniamo cretinaggini autolesionistiche che nessun animale, per quanto stupido possa essere, potrebbe mai neppure concepire,

figuriamoci poi realizzare.

Ci picchiamo di essere dediti all’uso costante della logica, e della ragione, quando poi in ogni nostro comportamento emerge la stura ai più bassi, banali e beceri istinti.

Il senso del possesso, ad esempio, con tutte le sue apparenti contraddizioni, per voi sarà una carta sicura da giocare, meglio e più dell’asso di briscola a carte;

e potrete giocarlo sia diritto, che rovesciato, neanche si trattasse di Tarocchi.

A proposito della gelosia di lui, ormai abbiamo sottolineato più e più volte come sia conveniente curarla e farla maturare, fino a rendergli la vita un inferno;

oltre all’umiliazione, giocherà a vostro favore anche la sua crescente insicurezza, che ha radici profonde ed inestirpabili.

Ma anche mettere in campo la vostra, di gelosia, non crediate nemmeno per un attimo che sia meno efficace!

Parlavamo poco fa di contraddizioni apparenti;

certamente.

Perché il senso del possesso umano, a ben guardare, non segue una logica democratica

– tanto a me, tanto a te, una ripartizione equa e rispettosa;

ma piuttosto è figlio della paura di rimanere all’asciutto riguardo alle cose che desideriamo, e quindi, se ci fosse un contratto al proposito, suonerebbe più o meno così:

quello che è mio, è mio, e quello che è tuo, è mio.

Ed ecco perché l’uomo che è capace di farvi sfuriate di gelosia degne di un pastore arabo educato all’antica, sarà lo stesso che si riterrà offeso, tradito ed indignato di fronte ad una qualsiasi vostra manifestazione di gelosia.

E voi, ovviamente, non farete nulla per rendergli la vita facile.

Torna dal lavoro alle nove di sera, anziché alle sei del pomeriggio?

Lo aspetta, prima ancora del bacio del bentornato, una reprimenda e un broncio di un paio d’ore.

Rientra alle 20?

Litigata.

Rincasa alle sei e un quarto, anziché alle sei, convinto di aver fatto il possibile per non dispiacervi, e dopo aver corrotto un poliziotto perché lo accompagnasse a sirene spiegate a casa, per evitare una coda da esodo biblico?

Lo accoglierà il lancio dell’insalatiera, in un crescendo di violenza tanto più l’infrazione sarà minima.

Le sue obiezioni

– ma stavo lavorando, ti rendi conto?

Cadranno nell’incomprensione e nell’incredulità più totali, e per lui la vita diventerà una continua lotta per assicurarsi

di rispondere immediatamente al telefono quando lo chiamate,

di mandarvi ogni giorno dichiarazioni firmate dei colleghi circa la buona condotta tenuta,

di controlli di biancheria e di colletti delle camicie in cerca di tracce di rossetto, profumo, capelli o peggio ancora.

Il segnale al quale dovrete prestare attenzione è l’apparizione di frasi tipo

“tu non hai fiducia in me”

, oppure

“non sono un bambino”,

“se volessi, potrei tradirti anche sotto il tuo naso, ma non lo farei mai”,

senza contare il top di categoria,

“mi sento soffocare, mi sembra di essere in carcere, ho bisogno dei miei spazi!”.

Questo vi indicherà uno stato di insofferenza ormai  cronicizzato, e che ha raggiunto punte decisamente critiche.

Di qui in avanti, sarà tutta una discesa.

Se volete rendere la china ancora più scivolosa, non è mai una brutta idea quella di improvvisare sceneggiate melodrammatiche estemporanee, tipo farsi trovare col coltello da burro puntato al petto o lanciarsi sul balcone

(lentamente, dibattendosi per farsi acchiappare)

urlando, sei un bastardo, e io sono una cornuta, mi butto, voglio moriiiireeeeee!!!!

Davanti ad un esterrefatto vicinato.

State solo attente a non esagerare, sul balcone.

In questo preciso frangente, volete che lui vi lasci

(cosa che accadrà tra poco),

non che vi lasci andare.

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