Mettersi a lavorare in casa. Manuale per farsi lasciare.

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giugno 2, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

72. Mettersi a lavorare in casa. 

 C’era una volta, un mondo in cui il marito usciva tutte le mattine per recarsi al lavoro, proprio come faceva da tempi immemorabili;

solo che, anziché affilare la selce e dirigersi verso le colline, dove avrebbe conteso il pasto ai leoni, prendeva con sé la borsa col cambio e con la gavetta del pranzo, e via, per rincasare a sera fatta.

Lei, l’amata moglie, come da tempi immemorabili si prendeva cura del nido e della prole, che cresceva perciò forte e sana.

Poi, pian piano, un po’ perché una entrata ulteriore non faceva di certo male, un po’ perché era questione di emanciparsi, le donne hanno preso anche loro la via dell’ufficio, o delle fabbriche, per ritrovarsi con due fatiche al prezzo di una e con stipendi così inflazionati che adesso ne servirebbero almeno tre, per stare decentemente.

Ci sono poi quelle che, per esigenze puramente logistiche, o pensando di razionalizzare le fatiche (o perchè non ci sono altre possibilità), hanno trasferito l’ufficio o la bottega direttamente in casa;

cosa che da un punto di vista strettamente funzionale potrebbe anche sembrare un colpo di genio, ma che richiede un equilibrio che impressionerebbe un funambolo, perché tutto vada per il meglio.

Quale sia il rischio, è presto detto:

il lavoro è una attività che richiede una costante attenzione, e una notevole dose di energia.

La gestione delle relazioni famigliari, ancora di più.

Mescolando le due cose, si ottiene un mix stranissimo, molto pesante da gestire, perché non si riesce a prestare attenzione alle due cose allo stesso momento.

Questa tecnica parte un po’ come una palla bassa nel baseball:

infida e traditrice, dal momento che se decidete di lavorare in casa lui difficilmente si opporrà;

davanti ai suoi occhi prenderanno immediatamente a scorrere immagini di manicaretti preparati con amore, bagni puliti e figli coi compiti fatti, oltre che i soldi della benzina risparmiata da aggiungere a quelli coi quali comprarsi qualche nuovo ninnolo.

La dura realtà, la scoprirà anche troppo presto.

Prima di tutto, anziché i risparmi, saranno gli investimenti a crescere:

perché bisogna pure attrezzarsi, se si vuole lavorare!

Poi:

lavorare, dove?

E’ a rischio la cameretta che lui aveva attrezzato a piccola palestra;

oppure, un angolo del salotto, da ora in poi perennemente ingombro, o anche la taverna, e fine alle gozzoviglie con gli amici, nel fine settimana.

Poi:

lavorare, quando?

I fornitori, si sa, hanno le loro esigenze, e non ci si può permettere di scontentarli;

si prende quel che c’è, e se del caso, si lavora anche a Natale, Capodanno e Pasqua, giorno e notte, beninteso.

In breve:

lui si era illuso che a voi rimassero più tempo, e più soldi, perché LUI ne traesse godimento.

Invece, si ritrova per le mani una donna che non esce mai dal posto di lavoro, e che è letteralmente capace di portarselo fin nel letto;

col che, non di rado, le sue incombenze domestiche aumentano a dismisura, di pari passo ed in misura inversamente proporzionale al piacere di frequentarvi, dal momento che lui abbandona gli stress del proprio lavoro per trovarsi a sorbire anche i vostri.

Che sono interminabili.

Perché se c’è il lavoro, tutto il tempo casalingo deve essere sacrificato in ragione di questo;

se invece non c’è, non si dorme per la preoccupazione della riduzione delle entrate, e quindi si vive in uno stato di emergenza continua.

Nessuno sano di mente vorrebbe vivere in queste condizioni, a meno che non ci fosse alcuna via di scampo.

Al suo posto, chiunque penserebbe che, dovendo stare con la padrona di una azienda, tanto vale stare con la padrona di una azienda RICCA.

E comincerà a guardarsi attorno.

Buon per voi;

se tutto va bene, e piacendo al cielo, sarete libera di tornare al vostro lavoro dalle 8 alle 17 entro breve tempo.

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