71. Sfatare i suoi miti. Manuale per farsi lasciare

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giugno 1, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

71. Sfatare i suoi miti. Manuale per farsi lasciare

 Che cosa distingue un uomo assolutamente anodino, piatto, dotato dello spirito e delle prospettive di un agnello lento sotto Pasqua, da un uomo brillante, spigliato, davanti alla cui fierezza un leone si sentirebbe messo in soggezione?

Semplicissimo:

il secondo, ha avuto un modello migliore da seguire.

Noi uomini veniamo al mondo privi di punti di riferimento, plastici, insicuri, pronti ad essere orientati come limatura di ferro dalla calamita.

E come accade la limatura di ferro, ci disponiamo un po’ come si riesce, a seconda di chi esercita su di noi il maggior potere di attrazione.

Lo sa bene chi ha un figlio maschio:

lo si mette davanti a “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” e “Una 44 Magnum per l’Ispettore Callaghan” a ripetizione, e si spera che la grinta di Clint Eastwood trasudi fino a lui per empatia, prima che al contrario il piccino sviluppi un indesiderabile interesse omosessuale latente per il divo.

Volete la controprova di quello che vi ho appena rivelato?

Facile;

osservate attentamente un uomo (di qualsiasi età esso sia) che esce dal cinema, dopo avere assistito alla proiezione di un film d’avventura.

Vedete che sguardo fiero, che ha?

Che passo diritto, che portamento fieramente bellicoso?

Sì, lo so che in realtà è soltanto ridicolo;

ma lui, nel suo piccolo, in questo momento crede di essere Batman, o Superman, o Gunny Higway. Non certo Woody Allen, o Billy Cristal;

per carità, niente da obbiettare, ma non smuovono il testosterone più di quanto non possano smuovere la Mole Antonelliana.

Per noi, avere un modello di riferimento è fondamentale;

in tutte le piccole e grandi difficoltà della vita, inconsapevolmente vi faremo sempre ad esso.

Il vigile urbano ti sgrida?

Bene;

cosa risponderebbe, Gene Hackman?

O Gene Simmons?

(Il primo lo citerebbe in giudizio, il secondo gli mostrerebbe la lingua, ovviamente).

Ecco perché gli uomini di oggi sono così mosci: perché i padri erano troppi impegnati a far carriera, per seguirli da piccoli, e li hanno lasciati a voi, che inconsapevoli delle regole minime da adottarsi facevate loro vedere “Dinasty” e “Gabriela”.

Una generazione distrutta.

A maggior ragione, se riuscite a mettere in forse quei pochi modelli ancora validi che oggi resistono, vedrete il vostro uomo collassare come una ricotta.

Come potete fare?

Ma andiamo, è semplicissimo.

Quello del gossip è il vostro regno, dove governate incontrastate;

quanto ci vorrà, per scoprire verità – o mezze verità, va bene lo stesso  – scabrose su chiunque?

David Carradine?

Si è suicidato durante inconfessabili e perversi giochi sessuali.

Charlie Chaplin?

Era ebreo, e non era francese, ma inglese!

Charles Bronson?

Macchè, era un immigrato polacco.

Stallone?

Non arriva a un metro e settanta.

Divertitevi a giocare come il gatto col topo, a seminare incertezza;

dapprima fornirete solamente notizie di comprovata verità, delle quali siano consultabili le fonti.

Tenetelo costantemente d’occhio, e guardate come reagisce.

Se dalla sua videoteca personale la VHS di “Kung Fu” passa dalla prima fila all’angolino più nascosto, allora, è segno che avete fatto centro, e il soggetto è sensibile e pronto per essere cucinato.

Vi accorgerete, man mano che andrete avanti, che lui tenderà ad arrendersi, prendendo per buono quello che gli dite.

E’ il momento di infilare notizie elaborate ad arte.

Burt Reynolds?

Calvo (vero).

Elvis Presley?

Grasso (vero), tossico (vero) E anche gay (falso, che si sappia – ma aspettatevi un crollo).

Ron Howard?

Cheerokeee (incredibile ma vero), malato di gotta (falso).

Fonzie? Calvo (falso).

Di qui in avanti, potete procedere alla distruzione sistematica dei suoi idoli, senza pietà alcuna, e addirittura con uno sberleffo di disprezzo.

Curate che vi sia un terribile crescendo;

fino a quando gli rivelerete che Clint Eastwood, Bruce Willis e Viggo Mortensen sono anch’essi gay, tossici, grassi e calvi.

Lasciatelo pure lì dove è caduto.

Se si rialzerà, sarà per abbandonarvi.

 

2 thoughts on “71. Sfatare i suoi miti. Manuale per farsi lasciare

  1. giorgiorgio ha detto:

    Questa è geniale, sì, sì, sì…sono perfettamente d’accordo!! Avrei aggiunto anche qualche piccola postilla sui miti del calcio e su Bud Spencer (era un fisicatissimo e longilineo campione di nuoto…questo cambia tante cose quando si guarda “Lo chiamavano Trinità”, no??), magari aggiungendo falsamente che era allergico ai fagioli con le cotiche! 😀

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