68. Ascoltare musica detestabile, in maniera detestabile. Manuale per farsi lasciare

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Mag 29, 2011 di carlovanni

Manuale per farsi lasciare da un uomo.

68. Ascoltare musica detestabile, in maniera detestabile. Manuale per farsi lasciare

Si dice che la musica abbia il potere di ammansire anche gli animali più feroci.

Nessuno ha mai però sottolineato a sufficienza quanto la stessa, se fornita in dosi adeguate, abbia anche il potere di farli incazzare oltre ogni misura.

Sono sicuro che ascoltare un adagio di Albinoni o un notturno di Chopin, se uno è stanco maciullato al rientro dal lavoro, magari dopo una riunione sindacale successiva a un continuato in officina, sia qualcosa che possa grandemente tranquillizzare.

Ma se il vostro uomo ha i nervi a pezzi, e gli mettete su, per dire, un pezzo di Nina Hagen, di quelli che sembra di assistere alla tortura di una gatta mediante inserimento di ferro rovente, ecco, non può certamente fare altro che fargli l’effetto di una botta di flessibile sui nervi.

La musica, nelle vostre mani che vado a rendere sapienti, può essere un’arma terribile, proprio perché multiforme e poliedrica, con possibilità di influire su molte variabili, e adattabile ad ogni contesto.

Tanto per cominciare:

nessuno mai si sognerebbe di impedirvi di ascoltare la vostra musica preferita.

E’ un diritto sacrosanto, inalienabile; chiunque provasse a ridurvi la musica, fosse anche in chiesa, o sul lavoro, passerebbe certamente per orco insensibile.

E questo è un comodo scudo per farvi i cavoli vostri quasi del tutto impunemente, purchè usiate un po’ di giudizio e preferiate una tattica di  logorio costante ad un assalto frontale stile carro armato.

Cosa vi serve:

quasi nulla.

Uno stereo, una televisione, sono l’ideale;

ma in mancanza di meglio, andrà benissimo anche una radio, oppure, in caso di bisogno, potrete persino ridurvi a cantare voi, o persino a battere semplicemente il ritmo con posate, biro, piedi e mani.

Potete agire con grande efficacia sui gusti:

un amante della classica, o della musica rock, o indie, se deve ascoltare più di un minuto al giorno una moderna disco da impasticcati può trovarsi a desiderare la morte.

O a desiderare di farla sperimentare ad altri.

Anche il momento dell’ascolto, è strategico:

lui cerca di leggere?

O sta mangiando, o parlando al telefono, o risolvendo un problema informatico?

Vai con la disco dance, magari accompagnatela con gioiosi passi di danza per l’appartamento, e se vi dovesse ammiccare come a dire:

ma ti pare…?

Voi fate strambi cenni con la testa, come se foste presa dal vortice incontenibile delle note e non riusciste a smettere.

Il volume, poi, è un fattore di importanza cruciale:

quello che in sottofondo può essere tollerato, e persino piacevole, sparato ad alzo zero verso i timpani come fosse una salva di obice non mancherà di sortire un effetto eccellente, come se qualcuno avesse improvvisamente arroventato le mutande della vittima.

A proposito della musica che sarà meglio andare ad ascoltare;

la nuova musica tecno, ipnotica, priva di melodia, potrebbe piacere a chi si fosse appena fatto di ecstay;

per tutti gli altri, l’utilizzo casalingo apparirà sconcertante.

Molto fastidiose anche le rassegne di musica etnica, che possono andare da compilation di balcanica a 100 anni di canzone napoletana;

specie se l’ascoltatore nutre sentimenti di sciovinismo politico, o territoriale, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.

Se riuscite ad immaginare un leghista legato davanti a Nino D’Angelo, Roberto Murolo e Gigi D’Alessio che si sfidano a duello, dovreste poter capire di cosa sto parlando.

Anche la New Age nasconde chicche irripetibili, tipo ore ed ore di tamburelli e sonagli, o di acqua che scorre provocante diuresi irresistibili;

ma ripeto, è questione di gusti, anche se certamente la ripetitività dà sempre buoni frutti.

Due ore giornaliere di canto gregoriano trasformeranno l’appartamento più solare in una cripta bizantina, e anche il più brioso dei pezzi di Lady Gaga, se messo su 50 volte al giorno, arriva dapprima a stufare, poi induce al suicidio.

E non trascurate, come dicevo sopra, la musica autoprodotta:

battere il ritmo di un pesso noto solo a voi sul tavolo col cucchiaino, dopo la prima ora manda ai pazzi chiunque;

se siete stonate, cantate a squarciagola, in continuazione, o meglio ancora, cantate sempre le prime dieci parole di un brano, e poi mugolate il resto a mezza bocca.

Insopportabile.

 

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